Webtoon: il fumetto nell’era dello scrolling

Una riflessione aperta sul mondo dei webtoon nell'era dei social media

//
4 mins read

L’era digitale nel mondo dell’arte è già parte della storia! Sembra una sorta di anacronismo, ma è la realtà dei fatti. Fin dagli anni ‘50 del Novecento i sistemi tecnologici hanno iniziato a costruire e modificare il sistema della produzione artistica. Ma chiaramente i riferimenti alla tecnologia possono anche essere più anteriori nel tempo, fin dalle avanguardie artistiche e non solo.
Il fumetto, invece, riceve la sua dose di digitale con l’avvento dei primi PC (tendenzialmente a metà degli anni ‘80) e dei cosiddetti computer comics: il primo fumetto interamente disegnato al computer è considerato Shatter, pubblicato nel 1985 sulla rivista Big K e successivamente da First Comics, utilizzando i primi sistemi Macintosh. Pian piano, gli autori e i professionisti del settore si avvicinavano ai mezzi tecnologici con fare critico e distaccato.
Nell’era di internet, invece, il fumetto si avventa attraverso le autoproduzioni e opere indipendenti che venivano pubblicate su spazi come i blog o i siti web collettivi, dando così spazio a tutti e tutte, senza l’ausilio di una distribuzione capillare.

La copertina del n.1 di "Shatter"

Questa premessa ci è utile (ma non esaustiva) per introdurvi in quel mondo che oggi sta avvolgendo il web con il suo scrolling infinito, ovvero il webtoon.
L’etimologia ci aiuta a definire (per chi non dovesse conoscerlo) il senso funzionale di tale mezzo: “webtoon” è un neologismo formato dalla fusione di due parole inglesi – web e cartoon – e venne introdotto in Corea del Sud intorno al 2003. Da allora la sua evoluzione è stata sostanziale.

Il fumetto contemporaneo si trova, così, immerso in una trasformazione che non riguarda soltanto i supporti tecnologici, ma il modo stesso in cui percepiamo, leggiamo e costruiamo il senso. L’affermazione del webtoon, formato pensato per la fruizione verticale su smartphone, rappresenta uno dei segnali più evidenti di questo cambiamento. La tavola tradizionale, con la sua architettura chiusa e la sua organizzazione spaziale, lascia spazio a una sequenza potenzialmente infinita che accompagna il gesto ripetitivo dello scrolling. Non è solo una modifica tecnica: è una mutazione percettiva.

In questo contesto risuona con forza l’intuizione di Marshall McLuhan (1911-1980, sociologo e teorico dei mass media), secondo cui “il medium è il messaggio”.
Il webtoon non è semplicemente un fumetto letto su uno schermo, ma un linguaggio modellato dal dispositivo che lo ospita. Lo smartphone, con la sua verticalità, la sua intimità tattile e la sua connessione permanente, condiziona la forma del racconto. La narrazione si adatta al flusso continuo del feed come nei social media (dove il nostro interagire implica un riscontro in termini di comunicazione e marketing), alla competizione per l’attenzione, alla necessità di catturare il lettore nei primi secondi. Il mezzo non si limita a trasmettere il contenuto: lo plasma, lo orienta, lo rende coerente con la logica della rete.

Il webtoon nasce e si sviluppa dentro un ecosistema governato dagli algoritmi, dalla serialità costante e dalla misurazione immediata del successo attraverso visualizzazioni e interazioni.
Questo contesto incentiva strutture narrative basate su colpi di scena frequenti, cliffhanger ripetuti, forte enfatizzazione emotiva. Ogni episodio deve trattenere il lettore e invitarlo al successivo con la stessa logica che regola la permanenza sulle piattaforme social. La lettura diventa un flusso continuo che rischia di avvicinarsi più al consumo compulsivo che all’esperienza riflessiva, e la sua serialità sconfina in situazioni che affondano le radici nella macchinazione maniacale, più che nella diffusione razionale. Ne parlai in questo articolo dal titolo Il fumetto nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

Jundo - Piattaforma italiana di webtoon
Webtoon - Piattaforma coreana che presenta titoli "originals" e tradotti in italiano

Personalmente ho letto diversi webtoon e di differenti generi – più che per passione per curiosità – per capire il mezzo e restare aggiornato sui continui cambiamenti dei sistemi artistici (e anche per lavoro, chiaramente). 

Uno dei fattori che si possono applicare a tale fruizione è la dispersione dell’attenzione, caratteristica centrale della società digitale, che incide profondamente anche su questo tipo di fumetto.
Se la lettura tradizionale presuppone un tempo separato e relativamente protetto, la fruizione su smartphone convive con notifiche, interruzioni e possibilità infinite di deviazione. Anche quando l’opera è complessa e stratificata, il contesto di ricezione tende a frammentarsi. L’attenzione si fa intermittente, mobile, spesso superficiale.
Il rischio è che la sequenza venga attraversata più che abitata, scorsa più che letta.

Eppure il webtoon non è soltanto il sintomo di una crisi: può diventare anche uno spazio di sperimentazione consapevole. Alcuni autori utilizzano la verticalità per costruire attese dilatate, vuoti significativi, cadute improvvise che sfruttano la lunghezza dello schermo come elemento narrativo. In questi casi lo scrolling non è solo gesto automatico, ma parte integrante della regia del racconto. La tecnologia, anziché impoverire, offre nuove possibilità espressive, purché venga usata con consapevolezza critica.
Il fumetto contemporaneo si muove quindi in una tensione costante tra adattamento e resistenza. Da un lato assimila la logica del digitale, dall’altro può interrogare quella stessa logica, mettendo in scena la frammentazione, l’ansia di connessione, la fluidità identitaria che caratterizzano il presente. Seguendo la lezione di McLuhan, comprendere il webtoon significa comprendere l’ambiente che lo genera.

"Tower of God" di SIU è stato uno dei webtoon più diffusi al mondo con circa 4,5 miliardi di visualizzazioni a livello mondiale

Il modo in cui leggiamo oggi non è indipendente dagli strumenti che utilizziamo, e il fumetto – forse più di altri linguaggi – rende visibile questa trasformazione, oscillando tra profondità narrativa e consumo rapido, tra immersione e distrazione.
Che ci piaccia o meno – come l’AI, come tutti i sistemi che man mano prenderanno sempre più piede nella nostra quotidianità – la realtà dei fatti è questa. Prendere o lasciare. 
Io prendo, consapevole dei metodi e della moralità che m’appartiene.

Ultimi Articoli Blog

0 0,00 €