Alessandro Russo costruisce una vicenda lineare che evita svolte rivoluzionarie, affrontando con consapevolezza il tema dell’invisibilità – sociale prima ancora che fisica – che diviene quindi fil rouge ma che evita di trasformarsi in proclama. Non c’è retorica insistita né la volontà di attualizzare a tutti i costi, semmai una malinconia sommessa che accompagna la lettura e prepara il terreno a un epilogo quasi inevitabile.
L’assassino invisibile diviene narratore e guida il racconto tra i diversi omicidi splatter tenendo bene fino all’incontro con Dylan Dog e Nina. È lei, con la sua interessante caratterizzazione, a catalizzare la seconda parte del racconto grazie a dialoghi brillanti e ad una capacità di reggere la scena e di misurarsi con Dylan senza scivolare nel ruolo di semplice spalla. La loro dinamica funziona, trova un equilibrio credibile e dona alla storia una tensione emotiva che va oltre il meccanismo thriller, di per sé piuttosto prevedibile. Meno incisivi, invece, Bloch e Groucho, qui relegati a presenze funzionali ma non determinanti.
Il ritmo è buono, la lettura scorre senza inciampi con la scrittura che evita accelerazioni improvvise o svolte eclatanti, preferendo una progressione pacata che lascia sedimentare le atmosfere.
Anche i disegni di Alessandro Nespolino seguono questa linea: solidi, chiari, mai sopra le righe, a tratti essenziali. Non cercano l’effetto né indulgono nello splatter, ma accompagnano con coerenza una storia che sembra scegliere la misura come cifra espressiva.
Ne viene fuori un albo complessivamente godibile, che non pretende di riscrivere coordinate o di stupire a ogni pagina. Si limita, con onestà, a raccontare una vicenda coerente, a tratti anche intima, poco spettacolare, crepuscolare.
