Seguo Sergio Vanello da diverso tempo e lo faccio perché, oltre ad interessarmi degli autori e delle autrici per via del Magazine, mi piace molto il suo tratto grafico.
Così, come ogni due mesi, ogniqualvolta il numero cartaceo di Artribune arriva nel luogo in cui lavoro, ne approfitto per leggere e scrivere delle short novel presenti nella omonima rubrica a cura di Alex Urso.
Questo bimestre, nel n.84 appunto, troviamo My house… di Vanello.
La particolarità di questi brevi racconti a fumetti non sta tanto nella visione estetica dei fumettisti, quanto nel rispettare i “paletti” dello spazio fisico che la rivista mette a disposizione, ovvero quattro pagine.
Ben sapete, se siete lettori o lettrici di fumetti, che raccontare in sole quattro tavole una storia non è sempre cosa semplice: soprattutto, non tutti possono riuscire ad avere questa sintesi.
Sergio Vanello non solo ci riesce, ma il suo racconto risulta così convincente da restituire un forte senso macabro, tanto da imprimere un’identità non scontata nel personaggio di Spyro.
Una casa (come lo stesso titolo ci ricorda), baluardo di classicità e oggettualità nell’universo culturale e visivo dell’horror, rappresenta una meta d’oltre, ove all’interno talvolta si nasconde qualcosa che potrebbe portare a visioni lontane o, forse, a destini non scritti.
Lo stesso autore, nell’intervista a corredo di questa storia (conversazione che trovate solo in digitale, a questo link), ben descrive le sue influenze per i temi del macabro e della fantascienza, con un linguaggio grafico da “paura”.
Ed è proprio questo che caratterizza la professionalità dell’autore: il suo disegno, il tratto, l’uso del colore che si porta dietro dalla formazione in Pittura in Accademia di Belle Arti e come pittore.
In conclusione, My house… è uno short novel che tutti gli amanti del genere dovrebbero leggere, anche solo per il gusto di provare quel senso di suspense in sole quattro grandi tavole.
Alla domanda che Alex Urso porge sul concetto del fumetto realizzato per Artribune, Vanello risponde: <<Parla del fascino del male espresso attraverso un processo ineluttabile di vita e morte: l’eterno ritorno e l’impossibilità di cambiare, nel bene e nel male, il proprio destino>>.
