“Cartoline da Gorgonzola” di Squaz

Il tema dell'inclusione e del pregiudizio contemporaneo con uno stile grafico distintivo

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Gorgonzola è un comune della Città Metropolitana di Milano, in Lombardia. Ma è anche la città  prescelta per ambientare questo piccolo ma intenso short novel.

Da anni la rivista Internazionale dedica, sulle pagine del suo settimanale, un piccolo spazio al fumetto contemporaneo. Il titolo di questa rubrica è Graphic Journalism (sul nostro Magazine potete trovare una rubrica omonima) e ogni settimana diversi autori e autrici sperimentano e approfondiscono tematiche sociali, culturali, politiche.
Nel n.1634 viene presentata la storia di Squaz, Cartoline da Gorgonzola, che ci porta nel quotidiano della città per trattare il tema dell’inclusione attraverso lo sguardo della denigrazione. <<Non so se ve ne siete accorti, ma le nostra città sono diventate invivibili, anche Gorgonzola>>, afferma nella prima vignetta uno dei personaggi.

Il tema in questione è vecchio ma, purtroppo, ancora presente e costante, soprattutto perché siamo pedissequamente bombardati da notiziari che rilanciano notizie non basate su fatti concreti, bensì su luoghi comuni, come se non avessimo già abbastanza problemi di razzismo in epoca contemporanea, incluso nel nostro “Bel Paese”. 

Una delle tavole di Squaz per Internazionale n.1634

Ecco, questo brevissimo racconto si incasella in quella nicchia di storie che cercano di dare uno sguardo alternativo, a far riflettere, laddove – ovviamente – si tratta solo di pregiudizio e non altro. Squaz descrive una realtà dei fatti che ognuno di noi conosce e che in parte ha anche vissuto, dove un gruppo di giovani ragazzi deve scontrarsi con la senilità razzista (?) – o forse meglio definirla come retrograda – di un gruppo di anziani e la chiara incompetenza delle forze dell’ordine (chiaramente, e oggi mi preme precisare, senza mai generalizzare).
Il comparto grafico di Squaz è ben definito e strutturato, con una grande manualità nel gestire il layout e lo spazio colore che viene alternato a momenti in cui la linea di contorno scompare per far emergere una “macchia” che definisce un particolare piuttosto che un oggetto di scena.
Dietro il lavoro del fumettista di origini pugliesi (nato a Taranto, classe 1970) c’è una chiara esperienza iconografica figlia degli anni ‘70-’80 che si evince dall’impostazione cromatica ma, chiaramente, traslata al tempo d’oggi, con dettagli dal sapore più pop.

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