Il più grande

"Sataniche e incantate" di Giuseppe Peruzzo

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Dopo l’articolo su un saggio inesistente che parlava di un fumetto inesistente che ha costituito il nostro pesce d’aprile 2026, torniamo a parlare di testi critici (apparsi anche anni fa) sul fumetto e/o su autori di fumetti, come da presentazione di questa rubrica. Buona lettura.

“In nessun numero deve mancare una donna”. Non so se Magnus & Bunker si siano davvero dati questa regola stringendo il loro sodalizio destinato a dar vita a Kriminal, ma Giuseppe Peruzzo la dà per scontata iniziando a parlare del Re del Delitto nel primo capitolo del suo saggio Sataniche e incantate. Da parte mia darò per scontato che chi mi legge sappia tutto di Magnus (Roberto Raviola), di Max Bunker (Luciano Secchi), di Kriminal (Anthony Logan) e dei fumetti neri italiani degli anni Sessanta. Del resto, non posso certo spiegarvi tutto io. Non, almeno, nel breve spazio della recensione di un libro altrui. C’è però una citazione che serve, e forse basta, a tratteggiare un contesto. Racconta Magnus, in un’intervista apparsa su “Orient Express”: «Diabolik era ancora fermo alle ballerine per far vedere le gambe. Io non lo sopportavo. Così, alla prima fanciulla di una storia che perdeva una gonna, disegnai le mutandine ricamate che nessuno aveva mai fatto vedere con una tale accuratezza che Bunker stesso ne restò impressionato».

Con Magnus & Bunker il fumetto italiano acquistò spessore nell’introspezione psicologica dei personaggi, nel realismo e nella crudezza delle avventure, nella valenza politica dei contenuti, ma fu squarciato il velo delle alcove. Il numero 5 di Kriminal, Omicidio al riformatorio (1964) è forse il punto di svolta: lì, per la prima volta, nel fumetto italiano fa irruzione il sesso. Scrive a questo proposito Luigi Bernardi, che di “Orient Express” fu il direttore: «I fumetti neri non fecero altro che rubarci l’innocenza, a noi giovani lettori cresciuti immersi nello sdolcinato miele Disney e nell’appiccicaticcia melassa EsseGesse. Ce la rubarono, l’innocenza, dandoci in cambio una certa idea della vita che alla fine si rivelò quella giusta. Una vita fatta di scontri, di idee da difendere, di tesori da conquistare, di donne da amare, di giustizia da temere, di furbastri da evitare, di sogni da rincorrere, di barriere da infrangere, di dolori da subire».

Sembra che Magnus (non ho mai sentito sostenere una versione diversa) sia stato il primo a mostrare in un fumetto italiano un membro maschile in erezione, in un’avventura de Lo Sconosciuto datata 1975 (in questo caso, Bunker non c’entra). Niente di pornografico, nella produzione magnusiana, fino a questa data. Ma se ripenso a me stesso giovane lettore, devo ammettere che i primi brividi di un certo tipo li provai leggendo gli albi di Gesebel (1966) illustrati da Raviola su testi di Secchi. Luigi Bernardi, di nuovo lui, conferma: «Noi, inquieti adolescenti di altri tempi, avremmo affidato a Gesebel, tanto volentieri quanto incautamente, la nostra educazione sentimentale». Magnus è palesemente complice del lettore adulto o adolescente evidenziando in ogni vignetta gli elementi erotici che la vicenda suggerisce. Gli atteggiamenti, gli sguardi, le posizioni, le inquadrature stesse delle Corsare dello Spazio tendono sempre a stuzzicare la fantasia con un’impostazione indiscutibilmente maliziosa. Tutto concorre a creare un’atmosfera di intrigante erotismo: le tute che sembrano coprire il corpo per intero ma che in realtà lasciano immaginare ogni più eccitante dettaglio, gli altri abiti sempre incredibilmente mozzafiato, addirittura le ombre sulle pareti, che evidenziano seni e curve spettacolari. Neppure Pantera Bionda, che pure in passato aveva dato scandalo per il proprio succinto abbigliamento tarzanide, aveva osato tanto. Prima, però, era arrivata Satanik. Proseguiamo il gioco delle citazioni? Proseguiamo con Graziano Frediani, che di Marny Bannister dice: «Satanik invece era sangue, sudore e lacrime, ed è per questo che tutti la ricordiamo ancora con emozione». Prototipo di donna che vive liberamente la propria sessualità, è protagonista di vicende in cui l’eros, pulsione di vita, diviene chiave di lettura delle storie anche quando si lega indissolubilmente con thanatos, pulsione di morte. Il fumetto erotico italiano nasce da lì.

Magnus (bolognese, classe 1939) si dimostra maestro e precursore, sempre ineguagliabile e inconfondibile anche nell’evoluzione del suo stile messo al servizio di generi e target diversi, anche dopo il “divorzio” da Max Bunker, chiudendo la lunga collaborazione con lo sceneggiatore milanese (suo coetaneo) con il settantacinquesimo albo di Alan Ford. Le sue prime prove da solista sono quattro sexy storie per adulti – più un lungo racconto horror, Vendetta macumba – illustrate per l’editore Renzo Barbieri. Nel luglio del 1975 appare il primo episodio de Lo Sconosciuto, un personaggio che vive storie molto crude negli scenari borderline della contemporaneità e che, in vari formati e in diverse collocazioni, viene proseguito fino al 1996. Tra il 1977 e il 1979 l’artista realizza la miniserie medievale de La Compagnia della Forca. Quindi, pubblica la prima parte della saga fantasy-fantascientifica (ispirata da un’opera letteraria orientale) I Briganti, ripresa poi in seguito ma rimasta incompiuta. Tra il 1981 e il 1983 Magnus firma la serie erotico-horror-umoristica di Necron, su testi di Ilaria Volpe, e tra il 1980 e il 1984 porta avanti la sofisticata avventura di fantascienza Milady. La letteratura cinese ispira a Magnus i racconti erotici Le 110 pillole (1985) e Le femmine incantate (1987). Nel 1989 Raviola inizia a lavorare a una lunga storia di Tex, intitolata La valle del terrore e destinata a uscire dopo sette anni di lavoro. La morte lo coglie prematuramente a Castel del Rio (Bologna) il 5 febbraio 1996.

Facendo bene i conti, è una leggenda urbana quella di un Magnus che, dopo Alan Ford, avrebbe disegnato poco in quanto passato dal fumetto popolare a quello d’autore: la sua produzione tra il 1976 e il 1996 è quantitativamente esuberante. Ben lo dimostra la pur essenziale disamina di Giuseppe Peruzzo, il quale racconta di aver incontrato Roberto Raviola per la prima (e ultima) volta durante l’edizione 1980 di Lucca Comics. “Lei è il più grande disegnatore del mondo”, gli disse il giovane (men che ventenne) Giuseppe. Il sottotitolo del saggio, “Femmine, censure e viandanze nell’opera di Magnus” potrebbe lasciare erroneamente intendere dedicato che il libro sia dedicato all’erotismo nelle tavole del grande disegnatore bolognese, mentre in realtà è un perfetto e compiuto vademecum su tutti gli aspetti della sua produzione. Le “viandanze” a cui si allude sono le peregrinazioni tra i generi e le esperienze che caratterizzano i fumetti di Magnus, che nella seconda parte della sua vita si firmava anche con il simbolo orientale del Viandante, appunto. Fa piacere veder considerare degne di uguale stima e attenzione sia le pubblicazioni dell’Editoriale Corno, quelle con i testi rivoluzionari e dirompenti di Max Bunker, sia quelle successive che portarono Magnus a percorrere in solitaria strade complicate e tortuose. La distinzione fra fumetto popolare e d’autore è astrusa, dato che se c’è un fumetto c’è anche un autore. Peruzzo riconosce gli straordinari meriti di Bunker come autore di sceneggiature che Magnus seppe interpretare in modo altrettanto straordinario, e individua nel racconto breve Il soldatino impiombato (apparso su “Eureka”) la summa e il top della loro produzione: sono perfettamente d’accordo. Poi segue il Maestro nelle sue peregrinazioni e nei suoi contorcimenti esistenziali e artistici in grado di dar vita a lavori mozzafiato spremuti da travagli e passioni, senza che mai Raviola abbia rinnegato la sua vita precedente.

Peccato soltanto (parere mio) per lo strambo formato dell’aureo saggio, tascabile e orizzontale. Per il resto, è da avere, leggere, tenere a portata di mano rileggendo l’opera omnia di Roberto Raviola.

Giuseppe Peruzzo
SATANICHE E INCANTATE
Femmine, censure e viandanze nell’opera di Magnus
Q Press
2017, brossurato
130 pagine, 12,90 €

 

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