Seppur profondamente diversi come statura morale e intellettuale, Tony Stark (alias Iron Man) e Norman Osborn (Goblin) condividevano l’idea che i supereroi fossero pericolosi per la società e che fosse necessario porli sotto il controllo dello Stato. Steve Rogers, il primo Capitan America, non era mai stato d’accordo. Secondo Cap, quello che veramente distingueva un eroe non erano i poteri o il costume, ma gli ideali. Un eroe stava, per definizione, dalla parte giusta, e non poteva essere pericoloso; anzi, al contrario, rappresentava un bene per la società.
Ma domandiamoci: per quali ideali si battono gli eroi? Innanzitutto uno, il più importante: la libertà. Sacrificando la libertà in nome della sicurezza si sarebbe tolta agli eroi la ragion d’essere, si sarebbe cancellata di fatto la differenza fra supereroi e supercriminali. E questo era puntualmente avvenuto. L’idea su cui si basava l’Atto di Registrazione dei Superumani si era dimostrata inadeguata. Stark e Osborn avevano fallito e ora toccava a Steve Rogers prendere in mano la situazione.
L’evento del 2010 denominato l’Età degli Eroi (in originale The Heroic Age), il cui logo comparve sulle copertine di tutti gli albi, non fu un crossover nel senso classico, perché non esisteva nessuna serie portante a scandire le tappe principali della storia. Tutte le collane influenzavano una “macro-trama” globale che partiva da uno spunto cruciale: toccava agli eroi ricostruire una nuova era di fiducia all’interno della loro comunità e tra i cittadini e gli eroi stessi.
La Marvel intese, così, ricostruire quanto Civil War e il “regno oscuro di Osborn” avevano distrutto: l’idea stessa di supereroe.
L’Atto di Registrazione aveva minato le basi dell’Universo Marvel: l’importanza della lotta fra il bene e il male, quella che a volte veniva chiamata la “buona battaglia” o la “giusta battaglia”, era stata soppiantata dalla concezione “securitaria” che vedeva i superumani o come una minaccia pubblica o come un’arma a disposizione del Governo. Un concetto, questo, che prima d’allora era sempre stato estraneo all’idea di supereroe di Stan Lee e dei suoi collaboratori. Non fu quindi un caso che la ricostruzione, la nuova Età degli Eroi nella quale furono coinvolte praticamente tutte le testate della Casa Editrice (ma soprattutto quelle dei Vendicatori), fosse incentrata sulla figura di Steve Rogers, colui che più di tutti si era opposto all’Atto di Registrazione.
Con l’incarico di Responsabile della Sicurezza Nazionale conferitogli dal Presidente Obama e il nuovo nome da battaglia di Capitano Steve Rogers, privo di scudo e con un nuovo costume, egli fu protagonista di una miniserie di quattro numeri, uscita tra i mesi di settembre e dicembre 2010 – intitolata Super Soldato – e fondò il gruppo dei Vendicatori Segreti (di cui fece parte, tra gli altri, anche Sharon Carter), ai quali venne dedicata l’omonima testata. Entrambe le serie furono sceneggiate da Ed Brubaker e disegnate, rispettivamente, da Dale Eaglesham e Mike Deodato.
Su Captain America Vol. 1 nn. 606/610 (agosto-novembre 2010), invece, con Luke Ross che passò definitivamente il testimone dei disegni a Jackson “Butch” Guice, sempre sotto le sceneggiature di Brubaker, il nuovo Capitan America venne coinvolto nella saga Senza scampo, le conseguenze della quale andarono a ridefinire nuovamente i ruoli di Steve Rogers e Bucky Barnes nel mondo degli eroi.
Questa la storia: il barone Helmut Zemo, il figlio squilibrato del criminale di guerra nazista che in passato si era attribuito il merito di aver ucciso Capitan America e il suo giovane partner, scopre che il padre aveva fallito nel tentativo non solo di eliminare il Capitano ma anche James “Bucky” Barnes, che ora ha addirittura assunto il ruolo del nuovo Capitan America. Decide, quindi, di riparare all’errore del padre e di screditare Bucky agli occhi del mondo intero.
Per prima cosa Zemo lo fa drogare di nascosto, provocandogli allucinazioni e spingendolo ad attaccare degli agenti di polizia. Poi riesce ad ottenere il materiale segreto relativo al progetto “Soldato d’Inverno”, dandolo in pasto ai media che, in tal modo, rivelano al mondo che lo spietato assassino all’ordine dei sovietici e il nuovo Capitan America sono la stessa persona! Quindi, riesce con l’inganno a fare prigioniero l’oggetto del suo odio, portandolo sull’isola del padre – il barone Zemo originale – nello stretto della Manica, il luogo dove Bucky e Steve erano stati dati per morti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Lì l’eroe si ritrova a combattere con i ricordi di ciò che è successo su quell’isola anni prima. Zemo gli rinfaccia i crimini commessi come Soldato d’Inverno, affermando che non merita di essere Capitan America. Bucky lo affronta ma, sul punto di assestargli il colpo finale, si ferma rendendosi conto che Zemo dice la verità: lui non merita di impugnare lo scudo di Capitan America, soprattutto ora che Steve Rogers è tornato! Zemo approfitta della sua esitazione per stenderlo con una scarica elettrica. Al suo risveglio, Bucky si ritrova legato a un piccolo aereo-bomba che decolla subito dopo, riproponendo il drammatico evento del passato.
Bucky per un istante pensa di arrendersi, pensando che forse avrebbe già dovuto morire tanto tempo fa: ma poi, all’ultimo secondo, rinsavisce e si salva, gettandosi in mare. Più tardi, il Capitano Steve Rogers (che ha intuito il piano di Zemo), la Vedova Nera e Falcon recuperano Bucky per riportarlo negli Stati Uniti. Zemo è fuggito ma ora il nuovo Capitan America si ritroverà a dover affrontare un’altra, pesantissima prova: il suo processo.
Infatti, su Captain America Vol. 1 nn. 611/615 (dicembre 2010/aprile 2011) si svolge Il processo di Capitan America. Con i media scatenati a seguito della notizia che l’attuale Capitan America era stato in passato il Soldato d’Inverno (il killer addestrato e manipolato dal K.G.B. per combattere gli Stati Uniti all’epoca della Guerra Fredda), Bucky decide di affrontare le conseguenze del suo passato e si consegna alle autorità, mentre Steve Rogers e la sua ex fiamma Bernie Rosenthal, diventata avvocato, preparano una strategia processuale per cercare di difenderlo in tribunale. Falcon e la Vedova Nera riescono a rintracciare ed arrestare il dottor Faustus, lo psichiatra manipolatore mentale alleato del Teschio Rosso e lo conducono da Rogers. Questi lo convince a testimoniare al processo di Bucky per dimostrare che quando quest’ultimo agiva come Soldato d’Inverno era condizionato mentalmente.
Nel frattempo, il supercriminale nazista Master Man e i suoi uomini liberano la sfigurata Sin dall’istituto psichiatrico in cui era rinchiusa, proclamandola come il nuovo Teschio Rosso. Costei fa pervenire all’accusa del processo di Bucky un video in cui dichiara, falsamente, che James Barnes – fin dall’inizio, ancora prima di essere stato catturato dai russi – lavorava per il Teschio Rosso. Il video fa il giro di tutte le televisioni, contribuendo a intaccare l’immagine già precaria dell’imputato, fatto passare per un traditore del Paese.
Bernie Rosenthal, dal canto suo, chiama a testimoniare il dottor Faustus, il quale per dare una dimostrazione di come agisce il controllo mentale, usa le sue capacità per ipnotizzare l’avvocato dell’accusa e spingerlo ad aggredire il giudice! Il processo subisce poi un’ulteriore interruzione quando in aula si presenta un agente di Sin – subito neutralizzato da Bucky e Steve – che riferisce loro che la figlia del Teschio Rosso ha rapito Falcon e la Vedova Nera e che minaccia di ucciderli e distruggere la Statua della Libertà se Bucky non prenderà il loro posto. Ovviamente, il giudice non permette a Bucky di andare, poiché è ancora in stato di arresto; Bucky, però, si libera e – indossato il costume di Capitan America – si precipita alla Statua della Libertà per salvare i suoi amici. In suo aiuto giungono il Capitano Steve Rogers e Sharon Carter che si uniscono alla battaglia contro Sin, Master Man e i loro accoliti.
Liberati Falcon e la Vedova Nera e messi in fuga gli avversari, Bucky torna nell’aula del tribunale e, dopo aver ascoltato l’arringa della pubblica accusa, si dichiara colpevole, prendendosi la responsabilità delle sue azioni. Quindi, il giudice emette la sentenza pronunciando queste parole: “Giudicando questo caso, ho dovuto tener presente un quadro più ampio… non solo le accuse a suo carico… ma il contesto delle sue azioni… e le cose che ha fatto come Capitan America.
L’esibizione di controllo mentale del dottor Faustus mi ha messo molti dubbi sulla sua colpevolezza. E ora lei ha fatto qualcosa che pochi uomini al suo posto avrebbero fatto. La condanno quindi a vent’anni… ma… considero la condanna già scontata. Non so se lei merita di indossare l’uniforme di Capitan America… ma di certo il suo posto non è una prigione!”.
Tuttavia, la gioia della vittoria si spegne subito quando arriva in aula un ambasciatore russo con un mandato di estradizione per il Soldato d’Inverno, già processato e condannato per i crimini contro la Russia!
Su Captain America Vol. 1 n. 616, albo di lunghezza extra che celebrò i 70 anni della Leggenda Vivente della Seconda Guerra Mondiale, venne pubblicato – insieme ad altri episodi brevi commemorativi – il primo capitolo (di quattro) della mini-saga dal titolo Gulag.
Al termine del suo processo negli Stati Uniti, Bucky è stato arrestato dai russi perché ritenuto colpevole dei crimini compiuti nei panni del Soldato d’Inverno e incarcerato in una prigione in Siberia che si rivela essere un vero e proprio “gulag”.
Il Capitano Steve Rogers non può fare nulla per impedire l’arresto ed è costretto ad arrendersi alla diplomazia. In realtà, si tratta di un complotto ordito dal colonnello Rostov per avere a disposizione l’ex Soldato d’Inverno ed estorcergli dalla memoria i codici per attivare tre super-agenti sovietici dormienti dagli anni ’80 negli Stati Uniti.
Durante la terribile detenzione, Bucky viene costretto ai lavori forzati e ad affrontare una serie di combattimenti contro i peggiori ospiti del gulag. Fortunatamente, la Vedova Nera – grazie ai suoi ex contatti del K.G.B. – riesce a liberarlo prima che Rostov ottenga i codici desiderati. A séguito di questa fuga, Steve Rogers ha un colloquio con il Presidente Obama che gli annuncia che James “Bucky” Barnes è ora considerato un fuggitivo internazionale e non potrà più essere Capitan America, invitando Steve a riconsiderare di riprendere il suo ruolo. L’originale Cap riflette sul da farsi, lieto comunque che il suo amico sia sano e salvo.
Con questi numeri (Captain America Vol. 1 nn. 616/619, pubblicati da maggio ad agosto del 2011) si chiuse così un’altra “fase” del nostro personaggio. Nel prossimo articolo andremo a scoprire quali novità la Casa delle Idee escogitò a quel punto sia per Capitan America come character che per la sua linea editoriale.
