Tex Magazine 2026 “Vudu Dolls”

De profundis, Tex

/
2 mins read

Vudu Dolls è la miglior storia texiana di Mauro Boselli da anni e anni a questa parte: abbastanza da non ricordare esattamente quanti; ben rappresenta anche la definitiva pietra tombale del Tex boselliano: è un racconto texiano, infatti, ma non di Tex.

Questa breve storia si iscrive nell’universo narrativo del ranger bonelliano in quanto ne è protagonista uno degli amici storici di Tex, lo sceriffo di New Orleans Nat McKennet; qui finisce però anche la sua texianità, essendo Aquila della Notte del tutto assente dalle sue pagine. Decenni or sono la presenza una tantum di storie come questa avrebbe rappresentato una festa per ogni lettore, ma oggidì è la regola che sulle testate di Tex appaiano storie delle quali il nostro ranger non è il protagonista; nelle quali, anzi, se va bene, è un supporting actor quando non uno che passava di lì per caso.

Tanto premesso, e come accennato in apertura, è un piacere constatare che, se un argomento, una situazione o un racconto sono nelle sue corde e ha interesse a scriverne, Mauro Boselli è ancora capace di piazzare una zampata di classe: il corollario è appunto come sia oramai del tutto chiaro che egli non nutre più il menomo interesse per il personaggio classico di Tex, al punto che da lunghissimo tempo la qualità delle sue storie canoniche è precipitata a livelli imbarazzanti.

Per Boselli New Orleans è uno scenario privilegiato e innervato da eco dampyriane che sicuramente lo stimolano a dare il meglio. Supportato dai disegni di un Massimo Carnevale efficacissimo nell’intercettare e interpretare suggestioni, umori e fascinazioni del racconto, l’ex curatore di Tex si immerge nelle atmosfere inquietanti e “magiche” della città e ve ne immerge il lettore, coinvolgendolo in una vicenda tutta condotta sul filo dell’ansia, di un’angoscia sottile; a giocare in maschera con le malìe al tempo stesso orrorifiche, malate e metafisiche che la presenza pervasiva del Vudu e della comunità africana di New Orleans, gli scenari notturni e macabri e l’ambientazione nei sottoboschi criminali rendono presenze tangibili e non semplici dettagli di seduzione affabulatoria.

Fondamentale il lavoro di Carnevale nel visualizzare concretamente le tonalità emotive e narrative sfumate, a volte sfuggenti, quasi sempre equivoche del racconto. Ne sortisce un disegno di calligrafica sinteticità e forte coloritura impressionista che mira – cogliendo nel segno – a mettere il lettore in consonanza con la tessitura psicologica perturbante della storia.

Non tutto tutto funziona a puntino, e senza dubbio nello spazio di un breve racconto non si sentiva il bisogno dell’apparentemente ormai obbligatorio spiegoncino bonelliano – fortunatamente abbastanza succinto; va aggiunto a ogni modo che Mauro Boselli si fa perdonare chiudendo la vicenda con una diversione sardonica forse ordinaria e prevedibile, ma realizzata con eleganza e ironia; e soprattutto con una costruzione e gestione perfetta di tutti i personaggi coinvolti (non pochi per il ridotto numero di pagine).

Ecco, vorremmo altre storie come questa: vorremmo le storie come questa. Però con Tex.

Ultimi Articoli Blog

0 0,00