Dopo aver parlato qui dei primi 5 Maxi Dampyr, concludiamo il nostro percorso attraverso il suo mondo con l’analisi degli ultimi quattro Maxi pubblicati, a cadenza annuale, dal 2014 al 2017. Il decimo ed ultimo albo, del 2020, è invece una raccolta di tutte le storie speciali e brevi pubblicate negli anni.
Attenzione: benché misurati, i commenti che seguono contengono, inevitabilmente, alcuni importanti spoiler.
Buon viaggio.
Maxi Dampyr n.6
Luglio 2014
Gli orrori di Khara Khoto
Samuel Marolla, Fabiano Ambu
Nonostante l’ambientazione suggestiva e le location evocative l’avventura ideata da Samuel Marolla non riesce a trasformare il tutto in qualcosa di davvero efficace. Il ritmo è troppo veloce e a tratti confuso, la sceneggiatura chiede al lettore una sospensione dell’incredulità eccessiva — dal Maestro della Notte Bai Gu Jing che compare quasi dal nulla alla gestione degli scontri. Il tutto, troppo frenetico, non riesce a donare neppure il giusto peso alla vicenda di Sung Ming che manca del pathos che meriterebbe. Tanta azione, poca coerenza, poca sostanza. Salva il tutto Fabiano Ambu, eccellente nella resa delle ambientazioni e nella cura dei dettagli, capace di restituire l’atmosfera e la forza che la sceneggiatura non riesce ad imprimere.
La palude
Luigi Mignacco, Francesco Gallo
Nonostante un plot di base essenzialmente esile — il terzetto in una palude degli Stati Uniti, alle prese con un’ammucchiata di non morti da abbattere — Luigi Mignacco è bravo a guidare e spaesare il lettore e a imprimere un mood al racconto che gioca bene con i topoi classici dell’avventura ponendo però al centro della storia Roscoe, protagonista ambiguo e dall’identità scissa, quasi dylandoghiano nella sua vacillante sociopatia.
Il personaggio – e con lui il racconto – funziona tanto per la sua ambiguità quanto per la capacità della sceneggiatura di tenere il tutto su di un livello di percezione intelligente e ben gestito. Il tratto di Francesco Gallo, essenziale, non eccellente e al limite del machismo, è straniante ma paradossalmente, anch’esso, funzionale al racconto.
Il labirinto del negromante
Claudio Falco, Alessandro Baggi
La premessa ideata da Claudio Falco è suggestiva— un padiglione di caccia maledetto che riappare nel cuore di un labirinto seicentesco, inghiottendo chiunque vi si avventuri — ma la storia fatica a risultare vivace. Lunghe digressioni appesantiscono il ritmo per una verbosità che raramente allenta la presa e finisce per soffocare il racconto invece di arricchirlo. A salvare il tutto è Alessandro Baggi, che trova spazio soprattutto nelle sequenze più oniriche e visionarie per dare forza e respiro a un’avventura che non convince come vorrebbe.
Maxi Dampyr n.7
Luglio 2015
La fiamma di ghiaccio
Diego Cajelli, Fabrizio Russo
Diego Cajelli costruisce il racconto attorno a un ribaltamento di prospettiva piuttosto classico, con la vittima che si rivela rapidamente carnefice. L’idea alla base è interessante ma lo sviluppo è troppo rapido per generare una reale tensione. Tutto procede in modo prevedibile, senza evoluzioni o svolte capaci di coinvolgere in toto il lettore. Rimane una lettura scorrevole, anche piacevole, che però resta in superficie. Fabrizio Russo accompagna con solidità il tutto, gestendo bene ambientazioni e sequenze dinamiche, realizzando ottime fisicità per un risultato a tratti ottimo.
La nebbia
Luigi Mignacco, Marcello Mangiantini
Luigi Mignacco rielabora suggestioni evidenti, tra King e Lovecraft, riprendendo il n.37 Il fiume dell’orrore. L’impianto però si disperde presto in un racconto troppo affollato e poco focalizzato, dove i Grandi Antichi non riescono ad imporsi con la forza necessaria a conquistare la lettura.
La componente più inquieta e psicologica resta sullo sfondo, sacrificata a favore di un accumulo di eventi e personaggi – troppi – che finisce per generare confusione – troppa. La nebbia funziona bene come effetto visivo per l’ottimo lavoro di Marcello Mangiantini ma non basta a tenere insieme una storia che procede senza un vero centro e senza costruire un coinvolgimento reale.
Mogadiscio
Antonio Zamberletti, Luca Raimondo
Antonio Zamberletti punta tutto sull’azione, con una sequenza quasi continua di scontri a fuoco e situazioni ad alta tensione. Il contesto, però, resta poco più che uno sfondo generico, privo di una reale caratterizzazione: la Somalia potrebbe essere qualsiasi altro teatro di guerra. Il Maestro della Notte Askar e i comprimari – tra cui Bresson – risultano piuttosto stereotipati e poco incisivi, limitando il peso complessivo del racconto. Resta il ritmo – sostenuto e immediato – e il lavoro di Luca Raimondo, che nelle scene action trova il suo terreno ideale, dando energia a una storia che vive soprattutto di questo.
Maxi Dampyr n.8
Luglio 2016
Caccia alla volpe
Claudio Falco, Arturo Lozzi
Claudio Falco riporta Kurjak nella sua terra costringendolo a fare i conti con la perdita della sua famiglia. Echi e fantasmi della guerra nei Balcani rivivono nei luoghi della memoria, tra rovine, ricordi e dolore. Il problema è che il tutto è, a conti fatti, abbastanza pretestuoso e si risolve in una sequenza di sparatorie senza che il peso emotivo della vicenda riesca a far vibrare il racconto in maniera impattante. Il confronto con Krasic resta superficiale, così come poco chiaro è il suo ruolo e le sue motivazioni, il cameo di Lord Marsden rimane abbastanza innocuo e la vicenda scorre su binari sostanzialmente lineari. Ne viene fuori una storia che non riesce a colpire fino in fondo sul piano emotivo nonostante il buon lavoro di Arturo Lozzi, che riesce bene a dare forza ai momenti più intimi così come alle scene più concitate.
Valle di Tenebra
Luigi Mignacco, Andrea Del Campo
Luigi Mignacco costruisce un impianto particolarmente stratificato, lavorando su una dimensione storica e locale che diventa il vero punto di forza del racconto.
La ricostruzione delle vicende partigiane, filtrata attraverso un episodio circoscritto e locale, restituisce bene la complessità e l’ambiguità del periodo, evitando semplificazioni. La componente soprannaturale resta più sullo sfondo, quasi accessoria, mentre il racconto si muove più come un giallo storico dal ritmo lento. Alcuni dialoghi mostrano la corda, con un Harlan non sempre incisivo, ma ugualmente l’atmosfera regge grazie ad Andrea Del Campo che lavora molto bene su volti ed espressioni, dando peso a ricordi, dubbi e silenzi, contribuendo in modo decisivo alla riuscita complessiva del racconto che vive sostanzialmente di ambientazione e atmosfera.
Il Klan dei dannati
Nicola Venanzetti, Daniele Statella
Nicola Venanzetti imposta una storia che si rifà alle suggestioni della Guerra di Secessione e al tema del razzismo. L’idea di una divisione di confederati resa immortale ha un suo fascino, così come il contesto, ma il tutto resta abbozzato. Il Maestro della Notte Konrad è poco incisivo e il racconto procede in modo piuttosto lineare tra esplorazione, scontro e risoluzione finale. Daniele Statella spinge sull’azione e sulla fisicità delle scene, sostenendo il ritmo e movimentando il giusto una storia sostanzialmente piatta nel suo sviluppo.
Maxi Dampyr n.9
Giugno 2017
Il testamento
Diego Cajelli, Marco Santucci
Diego Cajelli, partendo dal classico lascito familiare legato a presenze demoniache e sacrifici, riesce a costruire una storia che sorprende piacevolmente. L’intreccio funziona, scorre bene e mantiene un ritmo solido, senza particolari appesantimenti. Pur non reinventando nulla l’avventura si lascia leggere con piacere con Harlan Draka e Dean Barrymore centrali e perfettamente funzionali al racconto. Marco Santucci valorizza il tutto con estremo talento offrendo un lavoro preciso e dinamico, sempre coerente con il tono del racconto e capace di valorizzare scene, ambienti e derive psichedeliche.
Il mostro nel Billabong
Francesco Matteuzzi, Andrea Del Campo
Francesco Matteuzzi prova a inserire la vicenda in un contesto più complesso, lavorando — almeno nelle intenzioni — sul rapporto tra uomo, territorio e mito, ma il risultato resta piuttosto superficiale.
L’ambientazione australiana e il richiamo alla cultura aborigena rimangono appena accennati – quasi banalizzati – senza un reale approfondimento, mentre il conflitto tra sfruttamento e difesa della terra si traduce in uno schema fin troppo semplificato. A pesare è soprattutto la gestione dei protagonisti, che si muovono in modo quasi indifferente rispetto al contesto, riducendo tutto a una caccia al mostro priva di sfumature. Anche la componente gialla è debole e prevedibile. Andrea Del Campo, però, sostiene il racconto con tavole molto efficaci, valorizzando tanto le ambientazioni quanto la versione femminile di Kagyr, riuscendo in parte a compensare una sceneggiatura traballante.
Nel paese degli uomini blu
Giulio Antonio Gualtieri, Stefano Marsiglia, Fabrizio Russo
Giulio Antonio Gualtieri costruisce una storia estremamente lineare, giocata su uno scontro nel deserto che richiama un immaginario romantico d’antan. Il contesto resta generico, poco caratterizzato, e il Maestro della Notte Amanar si inserisce senza particolare peso, limitandosi al ruolo di antagonista funzionale. La narrazione procede senza particolari scossoni tra ricerca, scontro e risoluzione, senza creare mai tensione o coinvolgimento. Anche i momenti che sarebbero potuti essere più intensi — come la cattura di Arno, l’incontro con i Tuareg — scorrono senza lasciare traccia. Stefano Marsiglia e Fabrizio Russo lavorano con precisione, soprattutto nelle scene più dinamiche, ma senza riuscire a dare profondità a una storia che resta ancorata a una struttura fin troppo prevedibile.
Speciale Dampyr n.10
Aprile 2020
Volume antologico che raccoglie tutte le storie brevi pubblicate a partire dal Numero Zero realizzato per la Comic Convention Milano 1999. Un esordio corale firmato da Mauro Boselli, Maurizio Colombo, Mario Rossi, Maurizio Dotti, Nicola Genzianella, Luca Rossi e Alessandro Baggi, che si presenta come una storia semplice, quasi onirica, ma capace di condensare temi, atmosfere e direzioni del personaggio. Un racconto che, oltre a dare un assaggio dell’universo dampyriano, colpisce per la forza del comparto grafico.
Il volume prosegue con una serie di storie brevi ambientate a Rimini: Vampiri di sabbia (Mauro Boselli, Maurizio Dotti), Il cimitero delle giostre (Diego Cajelli, Antonio Fuso), Ballo di fine estate (Claudio Falco, Daniele Statella, Marco Fara), In riva all’ignoto (Giorgio Giusfredi, Maurizio Rosenzweig), L’emblema del drago (Giorgio Giusfredi, Gianmarco Villa) legate tra loro dalla presenza del tenente Poldark.
È lui il filo conduttore che, di volta in volta, si ritrova coinvolto in situazioni problematiche durante le sue vacanze in riviera, costringendo Harlan e compagni a intervenire.
Chiudono il volume Notte a Narni di Mauro Boselli e Stefano Andreucci (omaggio all’omonima città umbra) e Lucrezia di Andrea Scibilia e Michele Cropera, ambientata a Dolceacqua, che si distingue per un tono più raccolto e una certa delicatezza nella costruzione del racconto.








