Inizia dal 2010 il nostro recupero delle annate dei personaggi Bonelli… e si inizia con Dampyr.
Rispetto ad oggi, nel 2010 Harlan, Tesla e Kurjiak avevano da poco festeggiato i 100 numeri e si apprestavano a compiere dieci anni di vita editoriale con svolte importanti e un nuovo percorso narrativo ad attenderli: i personaggi, i dubbi, i misteri e i Maestri della Notte avevano un altro peso, con dinamiche in piena evoluzione. Lord Marsden e Thorke erano tra i nemici più pericolosi, la storia con Lisa era ancora in divenire e la Dimensione Nera ancora tutta da esplorare. Vediamo quindi, albo per albo, cosa ci ha raccontato la serie quell’anno.
Buon viaggio.
Dampyr 118 “Prigionieri dei sogni”
di Luigi Mignacco, Alessandro Baggi
Gennaio 2010
L’annata dampyriana comincia con una storia di Dylan Dog. Quest’avventura fatta di incubi, visioni, mostri e un condominio infestato ha solo incidentalmente in sé il personaggio di Harlan a indagare, perché le dinamiche e gli orrori, così come sono narrati, sono perfettamente in linea con le atmosfere dylaniate.
Lo sono meno, o comunque forzatamente, con le atmosfere care a Dampyr. Luigi Mignacco riesce ugualmente ad infilarci l’amesha Anyel Zant e la Dott.ssa Stacy Keach (Dampyr n.36, Gli ammazzavampiri) e il multiverso ma, a conti fatti, il tutto rimane distante dal personaggio.
È questa un’avventura che vuole giocare tanto e soprattutto con le atmosfere. Da qui la scelta di Alessandro Baggi che si diverte ed esalta la narrativa degli incubi messa in scena da Mignacco, ma la prosa eccessivamente prolissa e la penuria di colpi di scena (forzato quello sul finale) – oltre alla necessità di una chiosa esplicativa – riducono al minimo il coinvolgimento del lettore.
Una storia comunque scorrevole che si lascia sfogliare, pur risultando dimenticabile.
Dampyr 119 “L’amante del vampiro”
di Mauro Boselli, Michele Cropera
Febbraio 2010
Con toni da romanzo gotico, ambientato però nel presente, assistiamo a un “cautionary tale” con protagonista una giovane ragazza rimasta orfana e costretta a cercare un lavoro da governante per poter pagare i debiti lasciati dal padre. Un personaggio, questa Joan, uscito dai romanzi delle sorelle Brontë a cui Mauro Boselli rende omaggio.
La vicenda di Joan serve a darci un punto di vista diverso sul tema portante della serie, giacché la malcapitata viene assunta come governante da un Maestro della Notte in riposo, un’altra figura romantica e tormentata sulla falsariga dell’Akhar Nun visto nel Dampyr n.113 La nave fantasma, un mostro che ha deciso di non combattere più gli umani.
In un rovesciamento di fronte non inaspettato ma comunque d’effetto, le presenze misteriose si rivelano essere Dean Barrymore e Tesla, accompagnati da Harlan e Kurjak. Il Maestro della Notte si rivela avversario più ostico di quanto non apparisse, anche se la sua ricerca di catarsi per la passata vigliaccheria finisce per fare il gioco dei nostri eroi.
La particolare forma narrativa di questo albo non è un esercizio di stile fine a sé stesso, ma un modo per introdurre più efficacemente il pezzo forte che va ad aggiungersi al mosaico della mitologia della serie, ovvero il Dampyr del passato (Taliesin).
Perfetti i disegni di un Michele Cropera che interpreta in modo magistrale l’atmosfera della storia con uno stile estremamente pulito e leggibile, eppure comunicando il senso di angoscia e mistero che si nasconde nelle ombre e nelle espressioni.
[Leggi anche la scheda di Guido Del Duca sul nostro sito storico]
Dampyr 120 “L’ombra del drago”
di Diego Cajelli, Marco Santucci
Marzo 2010
Torna Diego Cajelli, che però non riesce a replicare l’ottimo lavoro svolto nel Dampyr n.113 La nave fantasma. Ann Juring è tormentata da nefaste visioni di efferati omicidi. Harlan accorre a Berlino in suo soccorso e assieme, dopo un po’ di fortuna e una – tanto puntuale quanto perentoria – consulenza di Hans Milus, corrono alla ricerca della ghilan responsabile delle brutali morti.
Un’avventura che ha le sue parti migliori nei sogni e nelle visioni di Ann, ma che rallenta un po’ troppo nella parte dell’indagine. Si riprende bene sul finale per una conclusione prevedibile ma ugualmente ben costruita.
Eccellente il lavoro di Marco Santucci, che riesce a creare situazioni e scenari perfetti nella resa e nella costruzione. Ottima anche la sua Ann, meno riuscito il volto di Harlan.
Nota a margine: impossibile non notare nelle fattezze di Nettsheim un omaggio al Mosè di Joe Kubert.
Dampyr 121 “La casa di Faust”
di Mauro Boselli, Fabiano Ambu
Aprile 2010
La storia inizia con Tesla perseguitata dalle visioni inviate da Samael, il principe dei seduttori che sembra volerla trarre a sé. Nel frattempo, al Teatro dei passi perduti, Caleb racconta ad Harlan la storia dei due alchimisti inglesi d’epoca elisabettiana Dee e Kelly in trasferta a Praga: la stessa storia che Nick racconta a una Tesla ancora sconvolta dalle visioni avute.
Ovviamente non può trattarsi di una coincidenza. In un continuo intersecarsi di piani temporali, i due ex rivali Nick e Caleb si incontrano nel passato (nella Praga a cavallo tra il XVI e il XVII secolo) e nel presente, fino ad accorgersi che in uno dei loro scontri trascorsi hanno perso per strada uno specchio magico, un oggetto alchemico in grado di fare da tramite con la Dimensione Nera, per intenderci quella di Thorke e Kyazar. È proprio questo l’oggetto che Samael vuole conquistare, e per il quale minaccia di rapire Tesla.
Inizia quindi una frenetica ricerca dello specchio, tra Praga, Londra e la Dimensione Nera. Ritrovare lo “speculum” non basta, perchè un oggetto simile non può essere lasciato a cuor leggero nelle mani di Samael, e bisogna quindi trovare un nuovo accordo tra poteri ultraterreni…
Questo riassunto schematico basta a rendere l’idea di quanto ricco sia il soggetto di questo albo, che comprende due piani temporali più una dimensione parallela, che schiera la “squadra praghese” più Samael, più le macchinazioni di Nergal, con inoltre la partecipazione di Dean Barrymore e Maud Nightingale, la comparsa di un nuovo alleato (proveniente dalla Dimensione Nera) e un nuovo oggetto magico.
Nel soggetto c’era materiale per una storia doppia, eppure Mauro Boselli è riuscito a contenere tutto nelle canoniche 94 pagine mantenendo un ritmo sostenuto e concentrando tutte le caratteristiche salienti della serie, nel bene e nel male: gli approfondimenti storici, la ricchezza di tematiche, la coerenza interna ma anche la scarsa centralità di Harlan, una certa autoreferenzialità e una preminenza degli intrecci sulle psicologie.
Fabiano Ambu, al suo esordio, si cala alla perfezione nelle atmosfere praghesi. Ottima la cura delle atmosfere e delle architetture, buona l’espressività dei volti e la cura dei dettagli, mentre si nota qualche imperfezione nella resa dei tratti dei protagonisti. In ogni caso un esordio davvero convincente.
[Leggi anche la recensione di Guido Del Duca sul nostro sito storico]
Dampyr 122 “Il penitenziario”
di Diego Cajelli, Giuliano Piccininno
Maggio 2010
Seconda prova dell’anno per Diego Cajelli, che con quest’avventura omaggia tutti i classici topoi del filone della narrativa carceraria. Lo fa con una messa in scena efficace che non rinuncia a nessuno dei consueti cliché del genere, pur riuscendo a valorizzare il tutto con un’ottima gestione del ritmo e del fantastico.
Torna Delroy Washington (per salutarci) per un’avventura slegata dalla continuity ma che si impone come un buon prodotto a sé stante, nonostante alcune semplificazioni un po’ grossolane che lasciano intuire alcune svolte narrative e stilizzano eccessivamente i personaggi.
La scrittura è comunque avvincente, semplice ma non banale e l’albo, pur non imponendosi tra i più importanti dell’annata, si lascia leggere con gusto.
Ottimo il lavoro di Giuliano Piccininno, che valorizza bene per immagini le atmosfere pensate da Cajelli rendendo godibile ed accettabili anche le incursioni Maya.
Un buon esempio di collaborazione fra autore e disegnatore che amplifica i punti di forza del racconto e ne lenisce le pecche.
Dampyr n.123 “I senza morte”
Dampyr n.124 “Nel covo del Maestro”
di Claudio Falco, Maurizio Dotti
Giugno – Luglio 2010
Una zona di guerra, un esercito di non-morti, un Maestro della Notte che approfitta degli scenari di guerra per perseguire i suoi nefasti scopi, un manipolo di guerriglieri che sembrano inevitabilmente destinati a soccombere senza un aiuto dall’alto.
Ingredienti che non possono non risvegliare ricordi piacevoli nei lettori dampyriani della prima ora, dal momento che gli esordi della testata hanno visto la presenza di molti di questi scenari, dalla ex Jugoslavia all’ex Urss per arrivare all’Africa.
Per la sua seconda prova dopo il n.117, Claudio Falco ha pensato bene di andare a pescare a piene mani nel Dampyr delle origini. Ma anche questa seconda storia di Falco si caratterizza per un’estrema convenzionalità e per la mancanza di guizzi e tocchi d’autore, pur in una indubbia coerenza narrativa e linearità nello sviluppo della storia.
Falco costruisce nella prima parte della storia doppia uno scenario che, seppur già visto nei presupposti, è affascinante e ben documentato come nella migliore tradizione della testata. Il territorio di guerra (in questo caso il Kurdistan), il Maestro della Notte nell’ombra, l’esercito di non-morti richiamano – con un effetto nostalgia – analoghe storie di quando la testata muoveva i primi passi, anche per quanto riguarda l’accuratezza della ricostruzione storico-geografica; poi ci sono i comprimari del caso, come l’ex combattente Dal e gli altri guerriglieri tra cui la bella Sirwa, personaggi non proprio a tutto tondo ma non per questo privi di un loro fascino. Lo sceneggiatore mette anche in campo la squadra di Dampyr al completo, con l’aggiunta del “medical team”, per una storia corale in cui riesce a gestire i vari rapporti tra personaggi pur con un certo manierismo.
Dopo la preparazione durata un intero albo, la storia si risolve però con un’intera seconda parte estremamente prevedibile, piena di scontri a fuoco e scene d’azioni ripetitive, con pochissimo intreccio e scarso sviluppo di quanto visto nella preparazione, e un finale che sembra fotocopiato dal più scontato degli epiloghi.
Insomma, da una storia in due albi con alle spalle una buona ricerca e una valida costruzione di personaggi e rapporti era lecito attendere di più, sebbene con tutte le attenuanti che si possono dare ad un semi-esordiente.
Anche Maurizio Dotti sembra piuttosto sottotono, regalando una prova di grande mestiere, ma un gradino sotto i suoi standard. La bravura del disegnatore nel rendere vivide ed efficaci le storie d’azioni riesce però a salvare tutta la seconda parte della storia dalla noia e dalla ripetitività.
[Leggi anche la scheda di Guido Del Duca sul nostro sito storico]
Dampyr n.125 “Stagione di caccia”
di Diego Cajelli, Luca Raimondo
Agosto 2010
Diego Cajelli lancia la sua personale Maestra della Notte, Zarema, sorella del defunto Grigor Vurdalak. Lo fa in una storia di caccia all’uomo, con un Harlan solitario che deve vedersela con cacciatori umani e non-morti.
Un plot ben costruito nelle premesse ed interessante nello svolgimento, pur sciorinando ovviamente i classici topoi del genere già visti tante volte da Predator in poi.
Nonostante la prevedibilità del plot di base, la costruzione della caccia è ben ritmata e scorre con gusto e piacevolezza per un divertissement piacevole da leggere, grazie anche all’ottimo lavoro di Luca Raimondo ai disegni.
Discorso a parte per l’affascinante e capricciosa Zarema, che si presenta glaciale e spietata nella sua sete di vendetta. È qui l’unico cortocircuito narrativo dell’albo: se Zarema vuole eliminare Harlan per vendicare la morte del fratello, perché giocare al gatto col topo e rischiare di lasciarselo sfuggire anziché ammazzarlo quando è ormai inerme ad inizio albo? Un scelta un po’ forzata quella della Maestra della Notte, che le dona una sfumatura alquanto capricciosa.
Di buono c’è che comunque Zarema sopravvive e si prospetta quindi un nuovo incontro / scontro con il Dampyr.
Dampyr. n.126 “La stanza perduta”
di Mauro Boselli, Nicola Genzianella
Settembre 2010
Dampyr. n.127 “American Museum”
di Mauro Boselli, Maurizio Dotti
Ottobre 2010
Seconda storia doppia dell’anno per Mauro Boselli che continua a raccontare il suo Dampyr in maniera eccellente. La stanza perduta è un virtuosismo di sceneggiatura, con Harlan e Fitz-James O’Brien chiusi per tutto il tempo in una stanza. La narrazione prosegue attraverso i reciproci racconti e il lettore finisce per essere dimentico che il tutto avvenga in un non luogo, attorno ad un tavolo. Il viaggio nella bohème newyorkese, tra sogni di successi infranti, poeti falliti (escluso Walt Whitman) e omaggi letterari è la cornice (se non il cuore) di un racconto che vede Harlan rapito da Varkendal, deciso a fuggire dalla Dimensione Nera. Ma la trama in sé avrà tempo di esplodere ed evolversi: in questa prima parte vi è una profonda e intensa allegoria del sogno e del desiderio come motore dell’essere umano. Una tragica mise en place delle passioni umane e delle sue sofferenze.
Una prima parte che, per quanto lenta e colma di soli racconti, cattura alla perfezione grazie anche all’ottimo e impeccabile lavoro di Nicola Genzianella che, con il suo tratto graffiato, accentua l’oscurità del racconto e dell’animo umano.
Dopo una breve ma significativa escursione sul palco di Phineas Taylor Barnum arriva, finalmente, l’azione. A metà di American Museum abbiamo quindi l’entrata in scena teatrale (sia per l’effetto che per la location) di Caleb, Kurjak, Tesla, Samael, Ann, Nikolaus, Ryakar e Draka, in una melodrammatica unione delle forze per un’accelerata finale utile a tirare le somme e risolvere, temporaneamente, la situazione.
Una storia doppia che si collega e rafforza il senso di continuity della testata visti i riferimenti al recentissimo Dampyr 121 La casa di Faust (lo speculum) e al prosieguo dell’approfondimento, come anticipato, sulla Dimensione Nera. Ci sono poi le svastike, i viaggi nel multiverso e, soprattutto, Fitz-James O’Brien, carismatico cicerone di quest’avventura.
Ad essere pignoli, qui Maurizio Dotti non riesce, negli sguardi e nelle scene più statiche, a rendere quanto Genzianella. Ma questa è un’opinione di gusto, in quanto anche il suo lavoro è eccellente, attento, intenso e misurato.
Dampyr n.128 “La locanda delle ultime feste”
di Samuel Marolla, Arturo Lozzi
Novembre 2010
Per il suo esordio su Dampyr, Samuel Marolla sceglie le atmosfere care a Rob Zombie in un’avventura che esplora i classici dell’horror a cominciare da quelle più fiabesche e folkloristiche. L’idea di base, la locanda infestata sperduta nel bosco, è infatti un topos abbastanza inflazionato. Come lo sono anche le atmosfere inquietanti e i finali adrenalinici: eppure, soprattutto nella prima parte, il gioco messo su da Marolla e perfezionato dall’eccellente lavoro di Arturo Lozzi finisce per creare un’avventura che lascia in secondo piano la sua prevedibilità grazie ad una costruzione avvincente delle atmosfere e ad un’ottima gestione di Harlan.
Nella seconda metà della storia i dialoghi diventano talvolta anche superflui, soffocando il ritmo del racconto. Con una maggiore leggerezza e una più concisa efficacia nella sceneggiatura, anche il climax finale avrebbe avuto il suo buon effetto.
Rimane comunque un albo piacevole e interessante, disegnato alla perfezione, che si legge con gusto ed interesse e si infila perfettamente nella routine del personaggio. Non ci sono vampiri, non ci sono ripercussioni sulla continuity ma Harlan è centrale. Non ci sono forzature di sorta che fanno storcere il naso, perché la sceneggiatura – fortemente evocativa – valorizza i cliché con intelligenza. Come esordio, non lo si può che promuovere.
Dampyr n.129 “Il tempio sull’Himalaya”
di Luigi Mignacco, Alessandro Bocci
Dicembe 2010
Protagonista della vicenda è il pilota Godwin Brumowski, asso dell’aviazione austroungarica. Personaggio storico realmente esistito, nella finzione dampyriana è un non-morto al servizio di Draka. Apparso per la prima volta nel n.21 Transylvanian Express, è presente in quasi tutte le avventure riguardanti il SOE di Edward Foster e Vera Bendix.
L’anziana Vera appare brevemente nell’albo, e lascia intendere di avere i giorni contati, tanto da non pensare di poter vedere di nuovo Harlan.
Nell’epilogo, è Draka a salvare i nostri eroi dalle grinfie di Lord Marsden, aprendo un provvidenziale tunnel spazio-temporale.
Una storia che non incide particolarmente né per ritmo né per verve, nonostante i comprimari qualitativamente interessanti a disposizione. Appesantita da dialoghi leggermente forzati la narrazione quasi spreca il potenziale che aveva a disposizione, concludendosi in maniera forse anche un po’ troppo affrettata.
