Dampyr 2012

Dampyr: 2012

Le recensioni degli albi di Dampyr del 2012

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Prosegue il nostro percorso attraverso le annate Bonelli con il 2012 di Dampyr. Dodici albi che mescolano vecchi avversari e nuovi Maestri della Notte, avventure autoconclusive e tasselli di una continuity sempre più articolata. È l’anno in cui trovano compimento alcune delle sottotrame più importanti della serie, mentre altre si aprono, preparando il terreno a sviluppi futuri.

Attenzione: benché misurati, i commenti che seguono contengono, inevitabilmente, alcuni importanti spoiler.

Buon viaggio.

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Dampyr n.142 “I fantasmi di Distretto 6”
di Claudio Falco, Michele Benevento
Gennaio 2012

Claudio Falco porta Harlan e compagni a Città del Capo, nel cuore del Distretto 6. L’ambientazione non è un semplice sfondo: la storia reale di quel quartiere – dichiarato “territorio bianco” nel 1966, con oltre 60.000 persone deportate negli anni successivi in nome dell’apartheid – diventa tessuto narrativo e memoria viva, rendendo l’albo toccante e intimamente curato.

In questo scenario Falco introduce Laforge, nuovo Maestro della Notte intenzionato a raccogliere l’eredità di Vathek nel territorio africano. Il nuovo villain è spietato e calcolatore, ma al di là della sua ferocia resta una figura piuttosto monolitica, priva di quelle sfumature che ne avrebbero accresciuto l’interesse.

La vicenda è ben bilanciata tra azione e contesto storico-sociale, con momenti anche intensi, ma risente di dialoghi troppo abbondanti e talvolta ridondanti, che finiscono per appesantire lo scorrere della lettura. Il risultato è una trama solida, corretta e anche toccante, ma troppo lineare e incagliata in meccanismi prevedibili, senza quel guizzo che la renderebbe memorabile.

Alla sua unica prova su Dampyr, Michele Benevento offre tavole di grande qualità: ricchissime di dettagli, capaci di rendere credibili ambientazioni e personaggi, efficaci nelle scene d’azione e nei primi piani. Un segno nervoso e dinamico che dà carattere all’albo e contribuisce a nobilitare una storia discreta, ben costruita ma senza slanci.

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Dampyr n.143 “La bambola veneziana”
di Samuel Marolla, Mauro Boselli, Alessio Fortunato
Febbraio 2012

L’incendio di Palazzo Navager, in una Venezia al tempo stesso magica e reale, riporta alla luce la leggenda di Barbarina: la bambola meccanica vivente creata nel Settecento dal mago Jerome Sombre, specchio delle passioni proibite della Duchessa Navager. È lo spok di Giacomo Casanova a introdurre la vicenda ad Harlan e compagni, imprimendo subito un tono avventuroso e decadente che Mauro Boselli riprende con gusto, filtrando il soggetto di Samuel Marolla attraverso una lente fatta di romanticismo, fetish e horror.

Barbarina diventa il vero perno del racconto: automa muta e glaciale, inquietante creatura al centro del rapporto morboso con la Duchessa e i suoi amanti, in un gioco perverso di eros e feticismo che costituisce il cuore della storia, relegando Harlan, Kurjak e Tesla a ruoli marginali. Il ritmo è lento, compassato e colmo di spiegazioni, ma funzionale a costruire un’atmosfera rarefatta, sospesa tra sogno e incubo, che si scioglie solo con la rapida accelerata finale – pur con il limite di un colpevole intuibile sin dalla sua prima apparizione.

Alessio Fortunato firma un’ottima prova: il suo segno spigoloso e glaciale, unito a un sapiente uso delle ombre, amplifica la dimensione notturna e magica della vicenda. La sua Venezia, reale e onirica allo stesso tempo, diventa cornice perfetta per un racconto che vive di suggestioni più che di azione, e che trova nella bambola veneziana un simbolo perturbante e disturbante.

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Dampyr n.144 “La corona di ferro”
Dampyr n.145 “Il demone delle cose perdute”

di Mauro Boselli, Majo
Marzo – Aprile 2012

Una storia in due albi ambiziosa e stratificata, che porta Harlan e Kurjiak a Milano da Edgardo Zani per un’avventura che inizia sulle Dolomiti, si sposta alla Torre di Palazzo Gorani-Crivelli e rincorre, passando per numerosi flashback, la storia di Milano attraverso i frammenti perduti della corona ferrea che, leggenda vuole, sia stata in parte realizzata con uno dei chiodi della crocifissione di Gesù.

Mauro Boselli costruisce un racconto complesso, densissimo di erudizione e riferimenti, che assume i tratti di un lungo trattato storiografico: affascinante sul piano culturale, ma verboso fino a soffocare ritmo e azione. Non bastano i pur suggestivi flashback – tra inquisizione, banditi della Merlata, le Cinque Giornate di Milano e la città bombardata nella Seconda Guerra Mondiale – a risollevare una narrazione che procede lenta e sbilanciata verso la parola scritta, con le immagini costrette a seguire. 

Man mano che i nodi iniziano a sciogliersi, con l’entrata in scena di Rakoczy-Saint Germain, nuovo Maestro della Notte, il racconto acquista finalmente dinamismo e fascino. Anche la figura di Vassago – il “demone delle cose perdute” – che accompagna i cicli di vittima e carnefice incarnati nelle mille vite di Barelli/Beherel costituisce uno degli elementi più interessanti di questa storia in due parti. Quando la tensione cresce, i colpi di scena arrivano e il racconto trova respiro, recuperando pathos e ritmo.

Majo accompagna l’intera vicenda con il suo tratto angosciante e suggestivo: la nebbia milanese, le atmosfere cupe, le ricostruzioni storiche minuziose e i volti segnati di inquietudine restituiscono pienamente l’anima del racconto. Non è forse il suo lavoro più alto, ma resta una prova intensa, capace di affascinare e disturbare allo stesso tempo.

In definitiva, una storia in due albi imponente e ambiziosa, che paga in parte il prezzo di un avvio troppo erudito e sbilanciato, ma che si riscatta con la presentazione di personaggi importanti e atmosfere potenti.

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Dampyr n.146 “Il signore verde”
di Mauro Boselli, Michele Cropera
Maggio 2012

Ashwood, ridente villaggio immerso nell’Inghilterra campestre, nasconde dietro la sua facciata idilliaca un segreto oscuro. Quando Maud Nightingale e Nicole Simmons scompaiono insieme al cane Thor e al nuovo pastore del villaggio, tocca a Harlan e a Stuart Morison – qui al suo ritorno dopo il n.140 La ballata di Re Orpheus – indagare in una ghost story che affonda le radici nel folklore pagano.

Mauro Boselli recupera il mito del Green Man, volto vegetale legato a culti antichi di natura e fertilità, e lo cala in una trama che gioca bene con le atmosfere cupe e le suggestioni di fanatismo religioso, ma che resta lineare e prevedibile. Piacevole e scorrevole, certo, ma anche un episodio di passaggio che non riesce a incidere davvero.

A rendere più solida la lettura sono l’ambientazione e i disegni di Michele Cropera che offre tavole eccellenti, capaci di restituire le atmosfere gotiche e il fascino inquietante delle figure pagane. Le ombre, i volti, i dettagli delle architetture esaltano il senso di mistero, anche se il tratto perde un po’ di forza nelle sequenze più action.

In definitiva, una storia classica, ben confezionata e utile alla continuity, che convince più per suggestioni e ambientazioni che per sviluppo narrativo.

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Dampyr n.147  “Tributo di sangue”
di Giovanni Eccher, Maurizio Dotti
Giugno 2012

Seconda prova su Dampyr per Giovanni Eccher. L’autore invia Harlan a Porto, in Portogallo, dove Maud Nightingale e Dean Barrymore, in vacanza tra vigneti e cantine, finiscono coinvolti in un incubo. Il dono medianico di Maud attira infatti uno spettro inquieto che riporta a galla una tragedia rimossa, tra antichi orrori e il ritorno, seppur marginale, di Thorke.

La trama è solida e scorrevole, costruita con equilibrio tra folklore locale, leggende e azione. Rispetto al debutto di Eccher, qui lo svolgimento è più canonico e forse meno coinvolgente, ma resta una lettura piacevole, ben ritmata e con un’ambientazione suggestiva. Interessante l’intreccio che parte da atmosfere leggere per scivolare progressivamente verso toni cupi.

Determinante il lavoro di Maurizio Dotti, che garantisce grande chiarezza visiva e intensità tanto nelle scene d’azione quanto nei momenti più statici. La sua cura per i dettagli valorizza l’ambientazione portoghese e accentua il contrasto fra la solarità dei vigneti e le ombre della vicenda.

Un albo leggermente inferiore all’esordio di Eccher, ma ugualmente ben realizzato: una storia classica, godibile e senza sbavature, che conferma la buona intesa tra scrittura e disegni.

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Dampyr n.148 “Nella fortezza dei Naphidim”
di Mauro Boselli, Fabiano Ambu
Luglio 2012

Mauro Boselli riporta in scena Alina e Nicu, i due fratelli salvati da Harlan nell’orfanotrofio transilvano del n.20 Il castello nei Carpazi. Ora cresciuti e apparentemente al sicuro nella campagna moldava, finiscono nuovamente nel mirino dell’Altra Parte: Lady Nahema seduce Nico e li consegna ai Naphidim

La storia è complessa e stratificata, a metà tra horror e fantascienza, e vive interamente della ricchissima continuity dampyriana: torna Araxe, seppur in sogno, e Caleb invoca l’aiuto di Sariel e Kasdaeth (n.65, L’angelo ribelle) con la legge dell’equilibrio fortemente in bilico. Un intreccio che sarebbe stato impensabile senza l’enorme background costruito negli anni, e che qui trova un punto di svolta significativo: Harlan infligge infatti un colpo durissimo all’Altra Parte, mettendo fuori gioco, almeno per un po’, Lady Nahema.

Fabiano Ambu, alla sua seconda prova sulla serie dopo il n.121 La casa di Faust, regala tavole potenti: il suo tratto marcato e cupo costruisce atmosfere claustrofobiche, con scenari che richiamano Giger senza mai scadere nell’imitazione. Le architetture aliene, le ombre, i mostri sono resi con intensità visiva e contribuiscono a rendere l’albo disturbante e affascinante al tempo stesso.

Forse c’è troppa carne al fuoco e il finale risulta un po’ affrettato, ma resta un episodio avvincente, incalzante e decisivo per l’evoluzione della saga.

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Dampyr n.149 “La loggia del crepuscolo”
di Samuel Marolla, Maurizio Dotti
Agosto 2012

Samuel Marolla imbastisce una vicenda veloce e dinamica, che alterna l’eco emotivo del passato alla frenesia dell’azione presente. Nei sotterranei della “Loggia del crepuscolo”, il non-morto Zaldivar Mundo, imprigionato secoli prima dal Maestro Vathek, riemerge come protagonista malinconico e affascinante di uno scontro orchestrato dal cinico Mr. Raffer, imprenditore del crimine che trasforma tutto in spettacolo per i suoi ricchi clienti. A fare da gladiatrice è Tesla, mentre Harlan e Kurjak corrono contro il tempo per salvarla.

Il punto di forza dell’albo sta proprio nell’alternanza tra atmosfere e ritmo: i flashback donano profondità e fascino, le sequenze d’azione scorrono rapide e ben orchestrate. Zaldivar è una figura riuscita, mentre l’ombra di Vathek contribuisce a dare peso alla continuity. Dove la storia mostra il fianco è nella prevedibilità: lo sviluppo procede senza sorprese e il finale, pur poetico, non stupisce davvero. Ancor più debole la rappresentazione dei ricconi convocati da Raffer, ridotti a macchiette caricaturali che smorzano l’impatto complessivo.

A nobilitare il racconto ci pensa Maurizio Dotti, che firma tavole eleganti e precise, capaci di rendere architetture, muqarnas, ambienti e scontri con grande intensità. Il suo tratto dona atmosfera e solidità anche ai passaggi più telefonati, rendendo la lettura comunque piacevole e scorrevole.

Un albo godibile, ben confezionato, che intrattiene con ritmo e atmosfera ma lascia il retrogusto del “già visto”.

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Dampyr. n.150 “La scelta di Lisa”
di Mauro Boselli, Arturo Lozzi
Settembre 2012

Mauro Boselli porta a compimento una delle sottotrame più tormentate di Dampyr: il destino di Lisa. Attorno a lei si muovono Kurjak, Tesla e Jeff Carter, decisi a trovarla prima che gli adepti di Thorke – guidati da Arne Kellerman – riescano a farlo. Ne nasce una caccia tra i laghi svizzeri e le foreste tedesche che intreccia azione, tensione e momenti di forte intimità.

Il cuore della storia è l’epilogo struggente del rapporto tra Harlan e Lisa: un finale durissimo e doloroso, che chiude la parabola della ragazza ma lascia volutamente sospese molte sfumature, a cominciare dalle motivazioni che guidano le sue scelte e dal ruolo che Jack gioca nella vicenda. Scelte narrative che lasciano il lettore spiazzato, desideroso di approfondire, ma allo stesso tempo consapevole di trovarsi davanti a una conclusione necessaria.

Boselli costruisce un racconto che cambia più volte ritmo e direzione, alternando momenti di azione adrenalinica, altri di cameratismo (i dialoghi tra Kurjak e Tesla), fragilità (Harlan con le sue ferite ancora aperte) e determinazione (Jeff Carter, sempre più personaggio solido e affascinante).

Una miscela che mette in luce il lato più umano e vulnerabile dei protagonisti e permette all’avventura di accentuare il pathos ed il coinvolgimento del lettore.

I disegni di Arturo Lozzi accompagnano perfettamente la sceneggiatura, con inquadrature intense e suggestive che impreziosiscono i passaggi più drammatici.

La scelta di Lisa è un albo emozionante e spiazzante, capace di mescolare horror, azione e dolore e che rinuncia a spiegazioni immediate per accrescere il senso di sospensione. Non solo la chiusura di un capitolo importante, ma anche un punto di svolta destinato ad avere ripercussioni profonde nel mondo di Harlan.

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Dampyr n.151 “La Strega Regina”
di Mauro Boselli, Fabio Celoni
Ottobre 2012

Dopo l’addio straziante a Lisa nel numero scorso, Dampyr riparte con una storia che lavora proprio sul dolore e sulla fragilità dei suoi protagonisti. Harlan arriva provato, segnato nel volto e nello spirito, mentre Ann Jurging viene chiamata a fronteggiare il ritorno di Madame Bobasch e l’ombra del potere oscuro che minaccia di riemergere dal suo inconscio.

Mauro Boselli costruisce un racconto che mescola horror e introspezione, con un’ambientazione suggestiva nell’isola di Thira, tra rovine vulcaniche e atmosfere sospese. Ma la vera forza sta nella caratterizzazione: Harlan e Ann si muovono con esitazione, cercando sostegno l’uno nell’altra, accomunati da un dolore che li rende più umani. I dialoghi sono calibrati per far emergere tensioni interiori e legami emotivi, senza appesantire la narrazione.

Il contributo grafico di Fabio Celoni, qui alla sua unica prova sulla serie, si rivela fondamentale. Il suo segno ricco e drammatico accentua il tormento dei protagonisti e la dimensione onirica dell’orrore, con soluzioni potenti e a volte volutamente barocche. Qualche sequenza risulta meno chiara, ma l’impatto visivo resta elevato.

Un albo che segna un passaggio importante: Ann Jurging guadagna spessore e centralità, mentre Harlan continua a mostrarsi vulnerabile. La trama non è solo un horror efficace, ma un tassello cruciale della continuity.

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Dampyr n.152 “Ritorno a Sheffield”
di Mauro Boselli, Fabio Bertolini
Novembre 2012

Dopo l’addio a Lisa, Mauro Boselli porta a compimento anche l’arco narrativo di Jeff Carter, riportandolo a Sheffield, sua città d’origine, là dove tutto era cominciato. È un ritorno – e un addio – carico di rancori, di vecchi conti da chiudere, di chiarimenti. Jeff viene qui ritratto nella sua complessità: fragile e romantico, ma al tempo stesso inesorabile nella sua corsa verso l’inevitabile.

La costruzione dell’albo gioca su due registri. A Praga, tra Nikolaus, Caleb, Tesla, Kurjak e le apparizioni di Ljuba, si respira un tono più leggero, quasi da commedia, che ribadisce il valore dell’amicizia e il ruolo del gruppo che ruota attorno ad Harlan. A Sheffield, invece, si consuma una cupa caccia all’uomo, scandita da vendetta, dolore e rimorsi. È in questo contrasto che la narrazione trova equilibrio e respiro, alternando sorrisi amari a momenti di tensione.

I rapporti tra i personaggi sono gestiti con grande cura. L’intreccio emotivo tra Jeff e Ann Spade è credibile, sfaccettato, mai ridotto a cliché. E lo stesso vale per quello tra Harlan e Jeff, trascinati in una vicenda che li costringe a fare i conti con la loro vulnerabilità

Il finale, tragico e inevitabile, è narrato con tempismo perfetto e concede a Jeff Carter un’uscita di scena all’altezza del personaggio, suggellando un albo di chiusura amaro e intenso che non cerca scorciatoie ma accompagna i suoi protagonisti fino all’ultima conseguenza. Le motivazioni di Lisa vengono finalmente svelate, il ruolo di Jeff Carter chiarito: e, per quanto duro sia l’epilogo, tra bromance e la comparsa di Ljuba c’è spazio anche per un sorriso che guarda al futuro.
I disegni di Fabio Bartolini, essenziali ma sempre funzionali, sostengono il racconto senza mai forzarlo, rendendo umani i volti e palpabili le emozioni esaltando inquadrature cinematografiche, eppure mancano di imprimere al tutto quel valore aggiunto che avrebbe permesso alla storia di raggiungere altre vette.

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Dampyr n.153 “Terra di nessuno”
di Mauro Boselli, Alessandro Bocci
Dicembre 2012

Il 2012 di Dampyr si chiude con un’avventura dedicata a Nikolaus, raccontato da Mauro Boselli con sfumature più intime, che ne rivelano la vulnerabilità. L’agente praghese dell’Altra Parte, di solito cinico e sornione, è costretto a fare i conti con una promessa lasciata in sospeso alla donna forse più importante della sua vita, la chiromante Madame de Thèbe, al secolo Matylda Prusova: scoprire la sorte del figlio Zdenek, scomparso durante la Prima Guerra Mondiale.

Il racconto si muove tra Praga e le trincee del fronte occidentale, trasformando la guerra in teatro di orrori non solo umani ma anche soprannaturali. Qui prendono corpo le vicende di Zdenek e dell’amico Mordecai, due giovani artisti che, partiti pieni di aspirazioni, si ritrovano a condividere dolore e paura travolti dagli orrori del conflitto. È ricostruendo la loro storia che Nikolaus può finalmente chiudere un cerchio rimasto aperto, alleviando un dolore mai sopito.

La narrazione, pur densa e ricca di digressioni, mantiene un buon ritmo grazie ai continui cambi di scenario e ai numerosi flashback, che offrono respiro e varietà al racconto. La presenza di un Maestro della Notte non rivelato aggiunge ulteriore tensione, lasciando la storia sospesa tra memoria, horror e azione.

I disegni di Alessandro Bocci, intensi e ricchi di atmosfera, restituiscono con pari efficacia la Praga evocativa e le trincee spettrali, oltre a dare vita con forza visionaria alle opere di Mordecai. Un albo solido, intenso e suggestivo, che mette in luce il lato più umano – e più vulnerabile – di Nikolaus.

LE ANNATE DI DAMPYR

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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