Dampyr: 2020

Le recensioni degli albi di Dampyr del 2020

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Prosegue il nostro percorso attraverso le annate Bonelli con il 2020 di Dampyr.

Attenzione: benché misurati, i commenti che seguono contengono, inevitabilmente, alcuni importanti spoiler.

Tre episodi ambientati in Italia, echi dei Grandi Antichi, la Scuola Nera, un omaggio a Robert Howard e, soprattutto, la resa dei conti con Sho-Huan caratterizzano l’annata del ventennale, come indicato dal logo che appare su tutti gli albi del 2020. Nel mezzo nuovi Maestri della Notte (Roxana e Ningirsu) e Maestri ben più complessi che continuano ad incrociare la strada di Harlan, Tesla e Kurjak (Vrana, Saint-Germain).

Buon viaggio.

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Dampyr n.238 “Roxana”
di Giovanni Di Gregorio, Giorgio Gualandris
Gennaio 2020

Giovanni Di Gregorio costruisce questa storia attorno all’Hotel Imperial, un relitto di Belle Époque rimasto chiuso dalla Grande Guerra, oggi ridotto a stanze polverose, tappezzerie soffocate dalle ragnatele e oscure presenze.

È un’ambientazione splendida, forse la cosa più riuscita dell’albo, perché Giorgio Gualandris la restituisce con eleganza esaltando gli spazi e le architetture Art Nouveau.

La trama, però, resta lineare – forse troppo – con Maud Nightingale e i suoi Ghost Hunters che scoprono la presenza della Maestra della Notte Roxana e chiamano in loro soccorso Harlan… che arriva, si scontra con la Maestra e i suoi vampiri e tutto si chiude, secondo uno schema solidissimo ma un po’ prevedibile.

Una vicenda ben strutturata quindi, godibile ma non sempre capace di far sedimentare davvero la tensione.

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Dampyr n.239 “‘Il Condottiero di Calabria”
di Claudio Falco, Francesco De Stena
Febbraio 2020

Claudio Falco innesta questa storia sull’affascinante terreno storico e culturale dell’entroterra calabrese. Dopo la caduta di Scanderbeg, le comunità arbëreshe trapiantate in Calabria diventano il cuore segreto di un racconto che mescola identità, memoria e sangue.

Ma la vera intuizione è Vrana, Maestro della Notte anomalo e, come già mostrato nello Speciale n.13, profondamente sfaccettato. Anche qui infatti si delinea quasi più come custode che come predatore, protettore silenzioso di un popolo antico, avversario intelligente e, forse, neppure davvero avversario, capace anzi di far sembrare la ‘ndrangheta un fastidio facilmente liquidabile.

L’albo funziona, scorre con ritmo, dà spazio a tutti, e soprattutto brilla nella resa dei luoghi. Francesco De Stena, al suo esordio sulla testata, sorprende con tavole solide e d’atmosfera, paesaggi fedeli, una Calabria concreta e quasi malinconica.

Resta infine una domanda: ha davvero senso che Harlan continui a dare la caccia a Vrana?

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Dampyr n.240 “Possessione!”
di Stefano Piani, Vanessa Belardo
Marzo 2020

Stefano Piani imposta questa storia cercando di smuovere incubi e paure con un morbo che serpeggia sottopelle, suicidi inspiegabili e, soprattutto, la figura magnetica e ambigua di Jadwiga, capace di trascinare chi le si avvicina dentro metamorfosi e allucinazioni orrende.

Il problema è che, a conti fatti, la trama resta piuttosto modesta. Non c’è un vero guizzo strutturale, e il rischio di scivolare nella linearità è costante. Eppure Piani riesce a tenere in piedi il racconto con mestiere grazie a un ritmo discreto, pur mancando di costruire una reale suspense.

Vanessa Belardo offre un segno pulito, elegante, forse fin troppo in alcuni passaggi, mancando talvolta di quella morbosità che avrebbe reso più opprimente la malsana sensazione di possessione e contagio. Ma la lettura scorre – senza inciampi – e l’albo finisce per risultare comunque godibile configurandosi in definitiva come una storia lineare.

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Dampyr n.241 “Il Cavaliere di Roccabruna”
di Mauro Boselli, Majo, Matteo Vattani
Aprile 2020

Mauro Boselli riprende ed evolve il racconto iniziato con il n.27 I lupi mannari delineando un lungo affresco, quasi un romanzo d’appendice, interamente centrato sulla figura di Draka.

Il castello di Hochosterwitz diventa teatro di un assedio epico, un luogo quasi fuori dal tempo, minacciato dalle creature inviate da Vlatna. Attorno a Draka si muovono Fortunata e Orlando, e la storia assume toni da saga cavalleresca, popolata da non-morti, da figure perfide come Vulcan e crudeli come Dorka. Un racconto di ampio respiro ma capace anche di seminare piccoli tasselli che arricchiscono la continuity.

Come anticipato, Boselli riesce a caricare di fascino e carisma Draka, ma lo completa anche con un tratto più umano pur nella sua eccezionalità. È un omaggio alla sua verve, ma anche alla sua attenzione nei confronti della razza umana, che continua a essere uno dei nuclei più potenti del personaggio.

Manca però un vero e proprio scontro con Vlatna. L’ombra del nemico incombe, ma non esplode mai davvero in un confronto risolutivo. Colpisce invece l’epilogo, con Draka che raccomanda il futuro figlio a Caleb Lost.

Majo, dal canto suo, conferma un lavoro eccellente con la pazienza e l’arte di un incisore d’altri tempi. I colori esaltano l’impianto epico e la solidità delle tavole accompagna con naturalezza questo interessante affresco ottimamente realizzato.

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Dampyr n.242 “Il Pittore della Scuola Nera”
di Nicola Venanzetti, Michele Cropera
Maggio 2020

Nicola Venanzetti riporta Harlan nella Scuola Nera riprendendo una delle mitologie più affascinanti della serie.

La trama, in fondo, non inventa davvero nulla di nuovo. Un villain disagiato, Adam Weber, che plasma la realtà a propria immagine è un meccanismo collaudato, così come l’ennesimo piano di Abigor destinato a fallire. Ma qui conta relativamente perché la messa in scena vince sul dispositivo narrativo, in quanto il racconto impiega poco a catapultare Harlan, Tesla e Kurjak nel mondo deformato di Weber: da quel momento sfrutta al massimo le potenzialità dell’ambientazione, insistendo sul disagio emotivo e puntando con forza sull’horror onirico e su una sensazione di perdita che attraversa ogni tavola.

Michele Cropera è semplicemente perfetto nel dare corpo a un universo simile con disegni contorti, deliranti, capaci di rendere affascinante anche l’eccesso. Il risultato è un albo che si legge con passione, più per atmosfera e immaginario che per trama, ma proprio per questo sorprendentemente riuscito. Un piccolo viaggio nell’inferno personale di un artista e, insieme, un ritorno convincente a un Dampyr ambizioso e perturbante.

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Dampyr n.243 “Silverpilen”
di Giovanni Eccher, Mauro Boselli, Arturo Lozzi
Dampyr n.244 “Harlan contro Sho-Huan”
di Mauro Boselli, Arturo Lozzi
Giugno – Luglio 2020

Con questa doppia si chiudono i conti con Sho-Huan, antagonista complesso che ha caratterizzato un lungo periodo del ciclo dampyriano. Mauro Boselli sceglie però di arrivare a lui per gradi, costruendo con precisione la trama a partire dalla metropolitana di Stoccolma, che funge da spazio liminale: il Silverpilen attraversa le stazioni senza fermarsi e Kymlinge diventa la “stazione dove scendono solo i morti”.

È un horror urbano perfetto, fatto di solitudine, di attese improvvise, di dettagli strani che accadono all’improvviso. La prima parte è più tradizionale, di costruzione, ma ugualmente riuscita: alcune sequenze – le fotografie di Madame Bobash, i passeggeri fantasma – sono affascinanti e disturbanti, e la continuity viene gestita con intelligenza, arricchendo l’albo di rimandi.

Ma è nella seconda parte che Boselli costruisce lo scontro finale. Uno scontro non epico ma quasi intimo, con Sho che non torna guarito e onnipotente: al contrario, il personaggio è confuso, privato di quasi tutti i suoi poteri, costretto a una vulnerabilità che lo rende finalmente tangibile. La sua stanchezza, la disperazione, persino una lunaticità fragile, emergono con forza, approfondendo un villain che fino a quel momento era stato soprattutto manipolazione e controllo. La scelta di fondere Milius e Sho, i continui cambi di fronte multidimensionali e la parentesi londinese alternativa danno dinamismo e forza al racconto.

Resta però un retrogusto strano: Sho è uno dei villain migliori della serie, ma la sua gestione complessiva è stata ambigua, come se alcune linee non comunicassero davvero tra loro. Se questa è davvero la sua morte definitiva, è una conclusione originale e sensata, ma lascia anche l’impressione di un personaggio fortemente sfuggente e talvolta fin troppo ambiguo.

Arturo Lozzi accompagna bene entrambe le parti, con tavole solide e suggestive e aiuta a restituire, nel complesso, una doppia importante, con una seconda parte decisamente più viva e memorabile, e un addio a un antagonista significativo.

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Dampyr n.245 “Sangue sulla Siria”
di Claudio Falco, Andrea Del Campo
Agosto 2020

Claudio Falco costruisce un albo che mescola bene azione e narrazione, portando Harlan, Tesla e Kurjak in una Siria attraversata da guerra, alleanze provvisorie e un nemico che, sulla carta, dovrebbe essere imprendibile. L’idea di fondo è ambiziosa: un Maestro della Notte che opera in un territorio dove entrare è quasi impossibile, con vampiri, trafficanti e reparti dell’esercito a fare da scudo strategico. Proprio per questo, però, resta una sensazione di squilibrio: Ningirsu dilapida un vantaggio enorme e finisce per apparire meno carismatico di quanto il contesto prometterebbe.
Eppure la lettura scorre. Spicca il ruolo sempre più centrale di T-Rex, ormai fondamentale nel supporto logistico e tattico, ma lo scontro finale arriva prevedibile.

Andrea Del Campo rende un ottimo lavoro con il suo tratto pulito, con ambientazioni urbane dettagliate e architetture ricostruite con cura. Nel complesso, un albo d’azione solido e piacevole, anche se Ningirsu, per quanto interessante, resta un Maestro poco incisivo.

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Dampyr n.246 “I sussurri nel buio”
Dampyr n.247 “Il segreto di Robert Howard”
di Mauro Boselli, Nicola Genzianella
Settembre – Ottobre 2020

Mauro Boselli, dopo la grande parentesi lovecraftiana, sceglie di dedicare una doppia intensa storia a un altro pilastro delle Weird Tales, Robert E. Howard. Il risultato è un omaggio appassionato che fonde storia vera, mito, letteratura e universo dampyriano con la consueta cura, riportando il filone degli Antichi su una dimensione più intima e investigativa, lontana dagli eccessi epico-fantasy delle puntate precedenti.

La prima parte è costruita soprattutto su atmosfera e preparazione. Cross Plains, Texas, anni Trenta, mormorii tra i filari di granturco, la figura tormentata di Howard che vive sospeso tra genio e fragilità. Boselli è bravissimo nel tratteggiare questo ritratto, nel renderlo vivo e larger than life pur senza farlo uscire davvero dal suo microcosmo domestico. Ma è anche qui che emerge il limite: la narrazione è lenta, eccessivamente verbosa, carica di flashback e di spiegazioni che possono risultare faticose, quasi dispersive. Eppure dentro questa prolissità c’è fascino, perché l’autore riesce a far respirare un mondo opprimente e magnetico, arricchito da piccole sfumature che compongono un affresco complesso e stratificato.
Nella seconda parte Harlan, Kurjak e Anyel entrano nel cuore dell’indagine. Tra diari segreti, avamposti dei Mi-Go e suggestioni fantascientifiche la storia si anima. La struttura resta complessa e verbosa ma lo scontro si fa più concreto e il senso di minaccia cresce.

Nicola Genzianella è fondamentale e perfetto tanto nel ricreare la pianura texana quanto le indefinite siluette dei Mi-Go, riuscendo ad accompagnare la lettura con forza e intensità.

Nel complesso, una doppia di alta qualità tecnica e narrativa, forse non sempre scorrevole, ma capace di lasciare domande aperte e di rendere vivo un mito letterario dentro la trama più ampia e ancora misteriosa degli Antichi e della figura di Nyarlathotep.

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Dampyr n.248 “Il licantropo di Matera”
di Giorgio Giusfredi, Alessio Fortunato
Novembre 2020

Giorgio Giusfredi porta Dampyr tra i vicoli di Matera per una storia che fonde e si confonde tra folklore locale, storia, licantropi e freak da baraccone. L’ambientazione è resa con grande efficacia, soprattutto nelle sequenze notturne, dove i Sassi diventano un teatro naturale per una storia che alterna mistero e malinconia.

La “poetica freak” di Giusfredi emerge con forza nel personaggio di Mosé, tratteggiato con sensibilità, tra passato doloroso e desiderio di riscatto. I flashback funzionano e rendono il personaggio realistico e toccante e il ritorno indiretto di Vrana (insieme alla presenza di Marnesh) aggiunge profondità senza appesantire. La storia regge anche a prescindere da Harlan e compagni, tanto è ben organizzata e sorretta da comprimari efficaci. Meno riuscita la frenesia dello scontro finale, che spezza la poetica e la logica costruita con precisione durante la storia: nonostante questo, il risultato è un albo molto bello e sinceramente toccante.

Alessio Fortunato accompagna la storia con il suo consueto talento. La Matera notturna è resa con grande suggestione, tra ombre e scorci dettagliati, mentre nei primi piani riesce a dare ai personaggi – soprattutto a Mosé – un’umanità dolente che amplifica l’impatto emotivo del racconto.

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Dampyr n.249 “La casa sul lungofiume”
di Stefano Piani, Giorgio Gualandris
Dicembre 2020

Stefano Piani riporta in scena la dialettica ormai consolidata tra Saint-Germain e Vassago, muovendosi su un terreno narrativo già battuto ma cercando di arricchirlo con riferimenti storici e geografici ben calibrati. La Mosca degli anni Trenta, con il ritrovamento del Libro Nero tra le rovine della Torre di Sukharev, la Casa sul lungofiume e gli echi bolscevichi, così come l’ombra inquietante di Beria offrono un contesto suggestivo che dà corpo all’intreccio e ne movimenta l’incedere.

È vero, lo schema è familiare, con le consuete schermaglie e strategie incrociate tra i due antagonisti, tuttavia lo svolgimento non è banale e riesce a mantenere viva l’attenzione, soprattutto grazie alla componente emotiva che attraversa la vicenda. Il parallelo Tatiana / Alexey e Zilya / Saint-Germain costruisce una linea di sofferenza condivisa: donne rapite, uomini impotenti di fronte a un nemico crudele, destini segnati da violenza e sopraffazione. In questo gioco di specchi, la malinconia che avvolge Saint-Germain nelle pagine finali, così come l’incontro tra Tatiana e Alexey, dona alla storia un tono più umano e meno scontato rispetto ad altri episodi simili.

Giorgio Gualandris offre disegni coerenti con le ambientazioni che restituiscono con efficacia sia la cupezza storica, sia l’intimità dei momenti più dolorosi. Nel complesso, un episodio discreto che, pur ricalcando modelli noti, trova una propria dignità grazie al peso emotivo e all’accurata cornice storica.

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