Prosegue il nostro percorso attraverso le annate Bonelli con il 2018 di Dampyr.
Attenzione: benché misurati, i commenti che seguono contengono, inevitabilmente, alcuni importanti spoiler.
Magdeburgo, la Chinatown della West Coast, la Cuba del “Che” e le leggende giapponesi fanno da contorno allo scontro con Nergal e Von Henzig. Oltre all’importante spazio dato a Tesla, sullo sfondo si apre un’altra pista inquietante che rende Kurjak sempre più fragile e interessante in un nuovo capitolo del ciclo lovecraftiano.
Buon viaggio.
Dampyr n.214 “Il giocattolaio”
di Claudio Falco, Gino Vercelli
Gennaio 2018
Alla base del racconto c’è l’idea, profondamente perturbante, della città di Magdeburgo e del suo lugubre giocattolaio che riaffiorano dal passato: una bottega che non dovrebbe più esistere e giochi che smettono di essere oggetti d’infanzia per trasformarsi in strumenti di caccia. Il meccanismo è semplice – ma ben calibrato – e riesce a tenere insieme suggestioni horror e una componente quasi fiabesca, nel suo senso più crudele.
La scrittura di Claudio Falco procede spedita, senza appesantire, lasciando che l’orrore emerga grazie alla figura del giocattolaio – Non-morto irrisolto, orfano di Shrek, pedina consapevole di un disegno più grande, che trova la propria forza nella frustrazione e nella dipendenza – che funziona proprio perché non viene sovraccaricato ma lasciato libero di esprimere il proprio ruolo. Abigor resta sullo sfondo, ma la sua presenza è insinuante e contribuisce a dare alla storia un respiro più ampio, collegandola a una trama sotterranea che non ha bisogno di essere ribadita (n.212, El dìa de los muertos).
I disegni di Gino Vercelli accompagnano bene il racconto, con una regia solida e atmosfere coerenti, senza mai cercare l’effetto gratuito. Ne esce una lettura scorrevole e onesta, che non pretende di essere centrale, ma comunque funziona.
Dampyr n.215 “Chinatown”
di Claudio Falco, Luca Raimondo
Febbraio 2018
Claudio Falco compie un lavoro di stratificazione interessante e tutt’altro che superficiale riprendendo con precisione la figura storica di Ah-Toy, prostituta e tenutaria di origine cantonese attiva nella San Francisco della corsa all’oro, già rielaborata in ambito bonelliano sulle pagine di Tex nella celebre saga di Quartiere cinese. Lì era La Figlia del Drago: donna affascinante e spietata, al vertice di una complessa organizzazione criminale coinvolta in tratta di giovani donne, gioco d’azzardo ed estorsioni. Falco parte esattamente da quella declinazione, ma la piega ulteriormente, mutandone la natura e legandola al mito della “Huli Jing”, trasformandola in una Maestra della Notte che domina Chinatown non solo con il potere, ma anche con il mito e la paura.
Il problema è che, una volta costruito questo impianto così solido e stimolante, la narrazione fatica a incidere. Le tensioni interne alla mafia cinese restano sullo sfondo e il confronto con Harlan non coinvolge particolarmente. Ah-Toy affascina, ma non incide quanto potrebbe, risultando una minaccia più teorica che concreta.
A spezzare la monotonia intervengono le incursioni di Jim Fajella, che portano ritmo e un taglio più notturno, fino a un finale più dinamico.
I disegni di Luca Raimondo funzionano bene nelle atmosfere e nella resa dei personaggi, pur vacillando nelle scene più violente e nelle deformazioni mostruose delle Non-morte e della stessa Ah-Toy.
Dampyr n.216 “La donna dalla bocca squarciata”
di Stefano Piani, Giorgio Gualandris
Marzo 2018
Stefano Piani sceglie di confrontarsi con la “Kuchisake-onna”, inquietante figura tradizionale giapponese, ma rinuncia a darle una vera e propria rilettura dampyriana. Il come e il perché della sua comparsa restano vaghi, affidati a un episodio casuale e poco convincente, che riduce una creatura antichissima a una conseguenza quasi accidentale. La parte legata all’evocazione, infatti (compreso il gratuito riferimento a Dungeons & Dragons), finisce per indebolire un impianto che avrebbe meritato maggiore profondità e coerenza interna.
Superato questo scoglio iniziale, però, il racconto cambia passo. Le scene di aggressione e di scontro sono intense, ben costruite, capaci di restituire non solo la ferocia della creatura, ma anche una disperazione che la rende meno monolitica di quanto sembri. È qui che la storia trova il suo equilibrio, sostenuta da un ritmo solido e da un finale efficace. Funziona molto bene anche il rapporto tra Kenshin e Harlan, così come quello tra i ragazzi, veri motori emotivi del racconto, in una dinamica che richiama inevitabilmente certe suggestioni à la Stranger Things (ma anche à la The Body ecc.).
Resta il fatto che, al di là di alcune fragilità nelle premesse, la storia è scritta con intensità e mestiere e procede con un ritmo sempre sostenuto, capace di mantenere alta la tensione e di rendere coinvolgenti anche personaggi che non nascondono una certa aderenza a modelli riconoscibili. Le dinamiche tra i ragazzi funzionano, il rapporto tra Kenshin e Harlan è ben oliato e l’atmosfera, grazie anche all’eccellente lavoro di Giorgio Gualandris, è costantemente sospesa tra paura e avventura.
Con una costruzione più solida nel legare la figura evocata all’universo della serie, si sarebbe potuto parlare di un episodio davvero notevole; così com’è, rimane comunque una lettura avvincente e ben congegnata, che dimostra come, anche partendo da presupposti non impeccabili, il risultato possa essere più che convincente.
Dampyr n.217 “Yossele il muto”
di Mauro Boselli, Fabrizio Longo
Aprile 2018
È un episodio denso, forse persino sovraccarico, ma mai davvero caotico. Mauro Boselli costruisce un racconto che guarda apertamente alle origini della serie intrecciando mitologia ebraica, storia interna e una nuova, decisiva mossa nello scontro tra Harlan e Nergal. Il lungo affondo nel passato – affidato al racconto di Rabbi Loew – occupa gran parte dell’albo, ma non risulta gratuito in quanto è un passaggio necessario per dare senso al ritorno di Yossele e al riemergere di errori e sensi di colpa. Un prologo efficace che approfondisce Nikolaus e – a tratti, di rimando – Nergal stesso con estrema efficacia.
L’impressione è quella di una storia verbosa, sì, ma consapevole della propria complessità. I rimandi sono molti, il piano di Abigor ancora una volta arzigogolato, i riferimenti stratificati, eppure la narrazione resta sempre sotto controllo. Quando il racconto arriva finalmente al presente, lo scontro annunciato ha meno enfasi muscolare e più tensione simbolica, in un confronto che segna un punto di non ritorno per uno degli antagonisti storici della serie. La soluzione scelta è elegante, coerente e capace di distinguersi dai precedenti duelli.
I disegni di Fabrizio Longo accompagnano bene l’insieme, pur con qualche incertezza iniziale nella resa dei volti. Nel complesso, un albo solido e ambizioso, che funziona sia come prequel sia come chiusura di un cerchio.
Dampyr n.218 “Danse macabre”
di Mauro Boselli, Luca Rossi
Maggio 2018
È un racconto che sposta con decisione il baricentro della serie, mettendo da parte Harlan e lasciando che sia Tesla Dubcek a prendersi la scena. Un racconto che attraversa castelli boemi, promesse, inganni, amore e amicizia.
Mauro Boselli conduce il racconto intrecciando magia, mistero, trame e complotti senza mai perdere il controllo, nonostante l’elevato numero di personaggi in scena. Il ritorno di Von Henzig porta con sé un carico di riferimenti cinematografici e suggestioni gotiche sempre ben diluite nella narrazione, mai posticce, che contribuiscono a costruire un antagonista affascinante e minaccioso. Accanto a lui, lo scontro tra Caleb e Samael aggiunge una nota epica che arricchisce ulteriormente il tessuto del racconto.
Il cuore dell’albo resta però Tesla e il percorso che la vede affrontare da sola una delle prove più dure della sua esistenza. La forza dei legami costruiti nel tempo emerge con chiarezza, così come un cameratismo che non ha bisogno di essere dichiarato. Il colpo di scena finale, pur anticipando molto, acuisce il senso di potenza del racconto e, in filigrana, sembra quasi rassicurare il lettore, seminando indizi di un esito diverso da quello mostrato.
Il lavoro di Luca Rossi esalta ogni passaggio chiave, restituendo ambienti, azioni, corpi e volti con una precisione e un’intensità notevoli. Un lavoro ed una resa eccellente. Ne viene fuori un albo quasi perfetto, capace di unire epicità ed emotività e di confermare, ancora una volta, la solidità e la maturità di Dampyr nonché il peso specifico dei singoli personaggi.
Dampyr n.219 “Tutto per amore”
di Mauro Boselli, Corrado Roi
Giugno 2018
Il cliffhanger lasciato in sospeso viene puntualmente sciolto da Mauro Boselli che sceglie di seguire la traiettoria che il lettore aveva già ampiamente messo in conto. La soluzione è quella più logica, con Samael che interviene e porta via Tesla. Funziona meglio invece il dubbio sul possibile simulacro che rimane, quasi romanticamente, in piedi fino all’ultima pagina.
La storia è comunque ben solida, ben scritta, e dimostra una volta di più quanto Boselli sappia gestire i personaggi nel lungo periodo. Il ritorno di Meridiana è trattato con la consueta attenzione, mentre Savnok e Nikolaus continuano a essere presenze forti e credibili, capaci di dare spessore anche alle scene più brevi. Meno incisiva Naaman, il cui piano si sgonfia senza lasciare particolari tracce. Interessante, invece, lo spostamento dell’asse del pericolo: scampata una minaccia, se ne insinua un’altra, più sottile e inquietante, legata alle condizioni di Emil.
Il ritorno di Corrado Roi ai disegni è un valore aggiunto evidente. Le atmosfere, i luoghi e la composizione delle tavole sono impeccabili, anche se l’intensità emotiva del dolore di Kurjak risulta più raccontata che realmente mostrata. Un dettaglio veniale in un albo che, pur senza sorprendere, svolge il suo compito con mestiere e coerenza.
Dampyr n.220 “La riscossa di Ah-Toy”
di Claudio Falco, Vanessa Belardo
Luglio 2018
Si chiude il percorso di Ah-Toy in questa storia compatta, ben orchestrata e decisamente godibile. Dopo gli eventi precedenti, la Maestra ha spostato i propri traffici in Malesia, convinta di poter continuare a operare nell’ombra. Le indagini di Jim Fajella e l’intervento diretto di Harlan ribaltano però la situazione, portando alla resa dei conti.
Claudio Falco imposta il racconto come un action puro, dal ritmo serrato e dalla struttura lineare ma mai noiosa. L’ingresso in scena di T-Rex e dei suoi mercenari aggiunge un elemento strategico interessante, mentre pirati malesi, scontri armati e isole misteriose si alternano con naturalezza, mantenendo sempre alta la leggibilità. Ne viene fuori un divertissement action riuscito, dove tutti i comprimari trovano il proprio spazio senza sovraccaricare la narrazione, contribuendo a un intreccio semplice ma efficace.
I disegni di Vanessa Belardo accompagnano bene l’azione, restituendo dinamismo e chiarezza. Il confronto finale è brutale e risolutivo, una delle chiusure più violente riservate a un Maestro della Notte.
Dampyr n.221 “Pianeta di sangue”
di Giorgio Giusfredi, Alessio Fortunato
Agosto 2018
Giorgio Giusfredi costruisce un racconto che parte da una suggestione reale – la scomparsa di Louis Le Prince – e la innesta con intelligenza nel mito del cinema fantastico – chiamando in causa anche Georges Méliès – inserendo il tutto con eleganza e stile nell’universo dampyriano. La pellicola maledetta diventa così un oggetto narrativo credibile, capace di generare inquietudine e violenza, e di fungere da interessante arma contro Harlan & Co.
Von Henzig continua così il suo gioco, confermandosi uno dei Maestri della Notte più riusciti degli ultimi anni: folle, sadico, coerente nella sua escalation. Dopo Tesla, ora tocca a Ljuba finire nel mirino, anche se questo suo ruolo centrale non riesce ad emanciparla da una caratterizzazione che risulta ancora troppo superficiale. Sempre efficace invece Meridiana, che si ritaglia anche in questa storia, con carattere, il suo piccolo spazio. Le atmosfere richiamano quelle del n.204, Bloodywood – con il ritorno di Gabbo e ancora l’ombra di Alexis Musuraka – e trovano nello stile di Alessio Fortunato un alleato ideale. Il suo segno esalta horror e splatter con grande controllo, sostenendo un ritmo sempre ben calibrato. Un episodio solido, curato e coerente.
Dampyr n.222 “Il suicidio di Aleister Crowley”
di Mauro Boselli, Michele Cropera
Settembre 2018
Un racconto ambizioso e stratificato che sceglie di fondere occultismo, letteratura, storia reale e mito lovecraftiano. Mauro Boselli affronta la figura di Aleister Crowley intrecciandola con quella di Fernando Pessoa. Il lavoro di ricostruzione storico-letteraria è ottimo e rende perfettamente bene l’incontro tra i due personaggi, la messinscena del suicidio alla Bocca dell’Inferno e il loro rapporto. Le ossessioni poetiche e metafisiche diventano tasselli di un mosaico che tiene insieme mistero e continuity riuscendo ad inserirsi perfettamente nella narrativa dampyriana.
La prima parte dell’albo è la più riuscita. L’indagine condotta su piani temporali diversi, i sogni profetici di Ann Jurging, il progressivo avvicinamento al rituale legato ai Grandi Antichi funzionano bene, restituendo atmosfere dense e coerenti che evocano in maniera efficace Lovecraft. Qui Boselli dimostra ancora una volta grande abilità nel fondere la Storia con la fantasia. Il limite principale è il consueto eccesso di spiegazioni con il nozionismo che affiora spesso e, a tratti, appesantisce la lettura, spezzando la tensione.
La parte finale vira con decisione verso l’action e viene esaltata dal lavoro di Michele Cropera, che firma una prova impressionante. Oltre all’ottimo lavoro su personaggi e atmosfere risulta particolarmente affascinante la resa delle geometrie aliene di R’lyeh, nonché delle forze naturali scatenate dal rituale.
Dampyr n.223 “Cuba libre!”
di Luigi Mignacco, Dario Viotti
Ottobre 2018
Il racconto si muove sul solito affascinante terreno dell’incontro tra mito e storia, ma si fa più insidioso per la presenza di figure rivoluzionarie. Luigi Mignacco sceglie di costruire un Maestro della Notte atipico, lontano da qualsiasi pulsione di dominio o sete di potere: Huracán è una presenza quasi indifferente al mondo degli uomini, interessata solo a preservare il proprio feudo e a sopravvivere senza clamore. È una caratterizzazione interessante, perché rompe con l’immaginario consueto della serie, ma è anche l’elemento che finisce per depotenziare il conflitto rendendolo quasi superfluo.
La vicenda scorre via senza intoppi, ma resta sostanzialmente piatta. L’inserimento di figure storiche come Fidel Castro ed Ernesto “Che” Guevara appare più ornamentale che realmente funzionale: il loro incontro con il Maestro rimane un siparietto suggestivo ma superficiale, privo di conseguenze concrete, incapace di fondersi davvero con la trama (e con la Storia). Inoltre, come anticipato, a conti fatti Huracán non sembra rappresentare una minaccia reale né per l’umanità né per l’equilibrio del mondo. La sensazione è che, per una volta, Harlan avrebbe potuto scegliere una strada diversa
Ne viene fuori un albo molto leggibile, scorrevole, ma privo di veri guizzi narrativi. La consueta commistione tra eventi storici e universo dampyriano qui fatica a trovare una sintesi convincente. Sul piano grafico, però, Dario Viotti offre una prova solida e incisiva, valorizzando ambienti e atmosfere con un tratto pulito ed efficace.
Un episodio interlocutorio, che incuriosisce per il Maestro che mette in scena ma non riesce a sfruttarne fino in fondo le potenzialità, inserendosi in modo un po’ laterale nel percorso di Dampyr.
Dampyr n.224 “Il santo venuto dall’Irlanda”
di Mauro Boselli, Michele Rubini, Lucio Parrillo, Ivan Cavini, Paolo Barbieri, Nicola Genzianella, Alberto Dal Lago, Michele Cropera, Edvige Faini, Luca Zontini, Antonio De Luca, Majo, Angelo Montanini, Dany Orizio, Romina Denti, Giovanna Niro
Novembre 2018
Mauro Boselli costruisce una storia sospesa tra passato e presente, tra Irlanda e Toscana, che affonda le radici nel mito e nel folklore per poi riallacciarsi, con decisione, alla continuity dampyriana. Il cuore del racconto è la vicenda di Finnian, futuro Frediano di Lucca, affiancato dal dampyr Taliesin in uno scontro che finalmente porta all’eliminazione di una Maestra della Notte, Vanth, per sua mano.
È quindi nella parte storica che l’albo trova i suoi momenti più riusciti: l’atmosfera fantasy, il respiro epico e il modo in cui storia e invenzione si fondono risultano solidi e coinvolgenti.
Un albo che rappresenta un unicum ed un esperimento. Un omaggio al fantasy e all’avventura impreziosito dalle illustrazioni di Lucio Parrillo, Ivan Cavini, Paolo Barbieri, Alberto Dal Lago, Edvige Faini, Luca Zontini, Antonio De Luca, Angelo Montanini e Dany Orizio che intervengono sul lavoro di Michele Rubini, Nicola Genzianella, Michele Cropera e Majo.
La scelta di affidare l’albo (eccezionalmente a colori) a quattro disegnatori diversi e inframmezzarlo con delle illustrazioni è rischiosa ma sorprendentemente ben gestita. Boselli calibra con attenzione l’alternanza dei segni, assegnando a ciascun autore uno spazio narrativo coerente, evitando confusione e valorizzando le differenze stilistiche.
Nel presente, Harlan, Dolly MacLaine, Amber e Sho-Huan, insieme ai richiami a trame più ampie, arricchiscono il quadro, ma la seconda parte della vicenda lascia anche la sensazione di una narrazione compressa e un po’ forzata. Alcune scelte, soprattutto sull’innesco dell’azione a Lucca, risultano meno convincenti e fanno rimpiangere qualche pagina in più. Resta però un albo denso, ricchissimo di collegamenti e suggestioni, che osa molto e che, pur con qualche squilibrio, riesce a far convivere elementi eterogenei facendosi leggere con piacere.
Dampyr n.225 “Gli orrori di Red Hook”
di Mauro Boselli, Paolo Raffaelli
Dicembre 2018
Mauro Boselli costruisce il racconto come un lungo dialogo tra passato e presente, affidando a Anyel Zant il ruolo di guida. Le incursioni nella vita di H. P. Lovecraft sono corpose e ben integrate con letteratura, uomo e mito che si sovrappongono senza soluzione di continuità, trovando una collocazione naturale all’interno dell’universo dampyriano.
L’idea che la mente di Lovecraft fosse sintonizzata su altri livelli del reale diventa la chiave per leggere i suoi incubi come visioni autentiche di ciò che si agitava davvero nei bassifondi di Red Hook. La confraternita di Kuen-Yuin emerge lentamente, con un crescendo inquietante. Le opere Il modello di Pickman e L’orrore a Red Hook, senza mai ridursi a una mera trasposizione, vengono amalgamati con intelligenza nel racconto. I dialoghi sono asciutti, realistici e contribuiscono a dare credibilità all’intreccio che si dipana con rivelazioni progressive più che con colpi di scena.
Nel mentre la vicenda di Kurjak si fa sempre più centrale e disturbante. Il parassita della Pallida Maschera torna a manifestarsi come una minaccia reale, lasciando la sua traiettoria narrativa completamente aperta.
L’action c’è ma è secondario, con il cuore dell’albo che resta legato all’atmosfera e al senso di corruzione strisciante e di orrore sotterraneo.
I disegni di Paolo Raffaelli, al suo esordio sulla serie, valorizzano bene queste suggestioni, lavorando su ombre, volti e ambienti con misura. Non un episodio travolgente, ma probabilmente il più convincente e coerente dedicato finora ai Grandi Antichi, capace di far dialogare Lovecraft e Dampyr senza forzature.
