Dampyr: 2016

Le recensioni degli albi di Dampyr del 2016

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Prosegue il nostro percorso attraverso le annate Bonelli con il 2016 di Dampyr.

Attenzione: benché misurati, i commenti che seguono contengono, inevitabilmente, alcuni importanti spoiler.

Oltre la resa dei conti con il Maestro della Notte Tziao-Min, un’escursione in Sardegna prima e in Ucraina dopo (passando per la Spagna) e un piccolo problema temporaneo a Praga con Nikolaus, il cuore di quest’annata è dedicato a Taliesin e alla resa dei conti con Black Annis, la regina dei Tylwith Teg. Un lungo viaggio che inizia con il numero 196 e si concluderà nell’anno successivo con il numero 202.
Un lungo excursus che lega alle vicende del primo Dampyr anche i nemici di oggi – Lord Marsden e Sho-Huan – e ha il suo culmine nella battaglia contro l’esercito di Erlik Khan.

Buon viaggio.

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Dampyr n.190 “L’ombra di Tziao-Min”
di Claudio Falco, Silvia Califano
Gennaio 2016

Claudio Falco riporta Harlan sulle tracce di Tziao-Min chiudendo un cerchio iniziato nel Maxi Dampyr n.1 Ombre nella giungla, quando il Maestro vietnamita era solo un’ombra nell’intrico del Pantanal. Qui l’azione si sposta in Cambogia tra milizie di vampiri ed ex–marines statunitensi trasformati in soldati non-morti, cornice ideale per una storia dichiaratamente action.
Il ritorno di T-Rex (Dampyr Speciale n.3, Soldati di ventura) e i rimandi al Dampyr Speciale n.11 Il libro del tempo perduto creano un’aspettativa narrativa rilevante: l’idea di un “futuro possibile”, quello anticipato dal Libro del Tempo Perduto, che potrebbe realizzarsi sotto gli occhi dei protagonisti. Ed è proprio questo l’aspetto che sarebbe dovuto essere più interessante: la tensione attorno a Kurjak, sempre più centrale nelle preoccupazioni di Harlan.

Ma la gestione di questo elemento, pur suggestiva, risulta meno incisiva del previsto. Harlan osserva che gli eventi stanno seguendo con inquietante precisione quanto predetto eppure non agisce: esita, accenna, si interroga, ma non tenta alcuna reale deviazione dal destino annunciato. Una scelta narrativa che indebolisce l’impatto emotivo e lascia la sensazione di un’occasione sprecata.

La trama procede poi con l’introduzione / dipartita poco incisiva di Tziao-Min. Il racconto scorre ugualmente grazie al buon ritmo della scrittura di Falco che costruisce bene l’intreccio e mantiene viva l’attenzione. È una storia che funziona come episodio d’azione, non ambiziosa ma solida, senza cadute gravi.

Silvia Califano offre un comparto visivo energico e pulito, perfetto per sostenere il tono serrato della vicenda. Le scene di combattimento sono chiare, dinamiche; le figure dei vampiri–soldato colpiscono per fisicità e presenza.

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Dampyr n.191 “L’antiquario di via Husova”
di Claudio Falco, Michele Cropera
Febbraio 2016

Claudio Falco riporta Dampyr a Praga per un’avventura caratterizzata da toni quasi da commedia. L’idea di fondo — la “sostituzione” di Nikolaus — ha un peso emotivo forte, perché tocca uno dei personaggi più amati e uno dei cardini affettivi dell’universo praghese. Proprio per questo sorprende che la vicenda scelga poi una traiettoria e uno sviluppo fortemente prevedibile.

La comparsa di Rubicante, con il suo tono artefatto da bonaccione e le sue manovre di manipolazione, muove inizialmente curiosità, ma si svela presto per quella che è: una variante poco ispirata del “seminatore di discordia”. Anche il piano orchestrato insieme a Lord Marsden soffre della solita complessità fine a sé stessa, più contorta che realmente minacciosa. Il risultato è un intreccio manicheo, dove tutto procede esattamente come ci si aspetta e senza vere sorprese.

Il ritorno alle atmosfere praghesi è invece un valore aggiunto, specialmente grazie ai disegni di Michele Cropera. Il suo tratto restituisce una Praga viva, di nebbia, densa di chiaroscuri e suggestioni gotiche.

L’artista riesce a creare un contrasto netto tra la familiarità dell’Aquila Verde “classica” e il locale deformato dalla presenza di Rubicante, rendendo visivamente ciò che la sceneggiatura suggerisce: la sostituzione come distorsione, non come semplice replica.

Sul fronte dei comprimari, se Caleb, Kurjak e Tesla risultano prevedibili, Savnok si conferma figura magnetica e ambigua, stavolta apertamente schierato contro le manovre di Nergal. Nel complesso, una storia dal potenziale alto ma dalla resa altalenante: solida nella prima parte, più debole nella seconda, incapace di incidere davvero nonostante l’idea forte da cui nasce.

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Dampyr n.192 “La grande bestia”
di Mauro Boselli,
Marzo 2016

Mauro Boselli esplora e rivela — almeno in parte — una delle figure più enigmatiche della serie: Sho-Huan. L’albo riprende i fili disseminati negli ultimi anni e li annoda attorno alla presenza magnetica e disturbante di Aleister Crowley, chiave per comprendere la natura frammentata e contraddittoria di Sho, sospeso tra identità sovrapposte, poteri incontrollabili e un’esistenza sfuggevole.

La prima parte procede con lentezza, avvolta in una nebbia concettuale volutamente fitta: dimensioni parallele, illusioni, giochi di riflessi. È affascinante, ma anche fumosa, a tratti persino statica. L’albo prende respiro quando l’intreccio si apre al confronto diretto tra i personaggi: la versione alternativa di Claudine Bobash, l’intervento di Ann Jurging e lo stesso Sho-Huan, sempre più protagonista, più centrale persino di Harlan in molti passaggi. È qui che emergono le sfumature più interessanti, soprattutto quando Sho mostra, per un istante, una fragilità inattesa, ammettendo di non ricordare più chi sia realmente. Una crepa che lo rende personaggio finalmente tridimensionale.

Arturo Lozzi realizza tavole potenti, ricche di atmosfera, che riescono a dare corpo tanto alla staticità della prima parte quanto alle aperture visionarie della seconda.

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Dampyr n.193 “I misteri di Cagliari”
di Mauro Boselli, Nicola Genzianella
Aprile 2016

Mauro Boselli porta Harlan Draka nel cuore di Cagliari attraverso l’indagine archeologica condotta da Sophie Mutter e dal professor Sanna, che diventa il punto di contatto tra presente e passato e permette di chiudere il cerchio sulle vicende del piccolo Nicholas (Dampyr Speciale n.4, Il viaggio dei folli) e della succuba Meridiana (si vedano il n.162 e il n.189). Entrambi sono raccontati con grande attenzione: Nicholas conserva quella sua malinconia lieve che lo rende immediatamente riconoscibile, mentre Meridiana torna con la consueta ambiguità, oscillando tra ironia, fragilità e opportunismo. Boselli li riprende con naturalezza, ripescando suggestioni già seminate in precedenza e ampliandole con coerenza.

Nergal, al contrario, appare sempre più un antagonista svuotato: minaccia molto, agisce poco, e la sua fuga finale ripropone dinamiche già viste. Ma più che sull’esito dello scontro, il racconto si regge sulla tessitura dei legami e sulla capacità di ritrarre una succuba che, pur conservando la sua natura, è capace di provare un affetto autentico. Il rapporto con Nicholas, tenero ma mai stucchevole, dona all’albo una sfumatura emotiva sincera.

La parte conclusiva, più dinamica, riesce a dare coesione a ciò che nella prima metà è soprattutto rievocazione, memoria e stratificazione di storie. Nicola Genzianella, con le sue atmosfere dense e la resa precisa dei vicoli cagliaritani, accompagna il tutto con grande efficacia, restituendo un’ambientazione viva e riconoscibile.

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Dampyr n.194 “La città abbandonata”
di Luigi Mignacco, Andrea Del Campo
Maggio 2016

Luigi Mignacco firma un episodio che, almeno in apparenza, sembra un classico fill-in horror ambientato tra le rovine di Prypiat, ma che si rivela un tassello ulteriore della saga dei Grandi Antichi, con un innesto narrativo più coerente del previsto. Il recupero dell’immaginario lovecraftiano amplia la portata del racconto, pur mantenendolo ben saldo nella dimensione dell’episodio autonomo.

Dopo un avvio suggestivo, che dialoga bene con l’ambientazione reale di Chernobyl, la parte centrale scivola verso soluzioni un po’ rapide. Fyodor, però, è un personaggio riuscito: la fuga nella città abbandonata e il peso dei ricordi d’infanzia offrono uno dei passaggi più intensi dell’albo.

Buona anche l’atmosfera, amplificata dal lavoro di Andrea Del Campo, che costruisce architetture fantasma invase dalla vegetazione con un tratto solido e inquieto. Il risultato è visivamente forte e contribuisce a dare coesione a un racconto non memorabile, ma più consapevole e sfaccettato di quanto lasci intuire la sua premessa.

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Dampyr n.195 “Costa da morte”
di Giovanni Di Gregorio, Claudio Stassi
Giugno 2016

Giovanni Di Gregorio e Claudio Stassi tornano su Dampyr riportando Harlan in Spagna dopo il n.175 Il boia nero. Questa volta scelgono la costa galiziana con il suo vento, la sua nebbia e le sue superstizioni. È un horror classico, che non rinnega certi cliché — il bambino posseduto, la colpa rimossa, la creatura marina che emerge dal folclore — ma li utilizza con misura, puntando più sull’atmosfera che sull’effetto sorpresa, sul fascino del luogo e su una gestione equilibrata dei suoi elementi horror.

La storia procede in modo lineare, prevedibile in alcuni snodi, ma sempre ben calibrata nei tempi. Il piccolo Xoaquin, abitato dallo spirito del capitano Leith Ross, dà al racconto una dimensione emotiva credibile; la Maruxaina incarna invece un orrore più antico, radicato nella tradizione locale. Di Gregorio gestisce questi elementi con una scrittura asciutta, attenta ai dialoghi e al ritmo, senza eccedere nelle spiegazioni.

Stassi amplifica la forza dell’ambientazione: la Costa da Morte diventa un luogo inquieto, saturo di ombre e salsedine. Alcune vignette risultano un po’ concitate, ma l’impianto visivo complessivo è solido e coerente, capace di dare corpo al clima di sospensione e all’evolversi della vicenda.

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Dampyr n.196 “Le prede di Annwn”
di Mauro Boselli, Dario Viotti
Dampyr n.197 “Dartmoor”
di Mauro Boselli, Marcello Mangiantini
Luglio – Agosto 2016

Mauro Boselli prosegue – con questa storia in due parti – il racconto su Taliesin, il primo Dampyr, e porta finalmente alla luce snodi narrativi che preparava da anni. Ne viene fuori un racconto ampio, stratificato, che mescola presente e passato dando il via ad un arco di sei numeri destinato a chiudere trame rimaste sospese e a rimescolare genealogie e gerarchie dell’universo dampyriano.

Matthew Shady e Harlan, sempre sulle tracce di Dolly MacLaine – rapita da Black Annis – si imbattono in un manoscritto celtico che riporta alla luce il prosieguo della storia di Taliesin.  Aurelio Ambrosio, Artos, Lancillotto, Ginevra e la Dama del Lago vengono ancora rielaborati con coerenza dampyriana, restituendo un intreccio che abbraccia tradimento, devozione, ambizione e maledizioni familiari.

Il primo albo è introduttivo ma denso di avvenimenti con dettagli sul ruolo di Amber e Lord Mordha, la selezione degli eroi, il viaggio in Annwn. Il tutto prepara un crescendo che trova compimento nella seconda parte, dove i fili narrativi si legano con precisione. Spiccano in particolare la ricostruzione della morte di Aurelio Ambrosio; il ruolo di Draka nell’apposizione del Sigillo Nero; il tradimento di Severa e la sua metamorfosi in sovrana dei Tylwyth Teg; la deriva di Mordha e il suo rapporto irrisolto con Taliesin e l’emergere di Sho-Huan come pedina essenziale della trama. È tanto materiale, e il lettore occasionale può sentirsi sommerso, ma la gestione dei rimandi è solida ed è costruita esclusivamente per i lettori storici.

Dario Viotti, all’esordio, offre una resa visiva pulita, quasi da miniature, che ben si adatta al tono leggendario della narrazione anche se la mancanza di profondità negli sfondi riduce talvolta la forza drammatica delle scene. Marcello Mangiantini, nella seconda parte, riporta invece intensità ed espressività, soprattutto nei momenti più duri del conflitto interno al regno di Amber.

Nel complesso, una doppia storia ambiziosa e decisiva, non priva di asperità ma ricca, coerente e capace di dare finalmente corpo a un mosaico che Boselli costruisce da oltre un decennio. Un tassello fondamentale in vista degli eventi che si concluderanno nel n.202.

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Dampyr n.198 “Lyonesse”
Dampyr n.199 “Il Lord delle Isole”
di Mauro Boselli, Michele Rubini
Settembre – Ottobre 2016

Il ciclo bretone prosegue a Lyonesse con il mito di Tristano e Isotta e la guerra contro i Pitti. Tutto si stratifica, a volte in modo travolgente, altre in maniera forse un po’ affrettata, per arrivare con forza e decisione alla resa dei conti e alla chiusura – per il momento – di questo lungo excursus narrativo dedicato a Taliesin.

Il primo albo è, di fatto, una lunga introduzione. Drustan, Amber, Marcus Cunomorus, Morfran (vampirizzato da Mordha): un blocco di storia denso e verboso che però prepara bene il terreno. Alcuni passaggi scorrono veloci, forse troppo — soprattutto il destino di Morfran — ma il materiale narrativo è talmente vasto che l’impressione di “compressione” è quasi inevitabile.

La seconda parte funziona meglio con il maggior spazio dato ad Angus Og/Lord Marsden (e Kostacki) che rimette in moto la trama, sposta l’asse verso un equilibrio più horror e meno storico e lascia Taliesin in una situazione di prigionia che promette nuove trame da esplorare. Complessivamente l’accumulo di personaggi e della loro progenie comincia però a farsi sentire, e l’eco di dinamiche già viste (la coppia Tristano/Isotta subito dopo Lancillotto/Ginevra) appesantisce leggermente la lettura.

Il lavoro di Michele Rubini regala scenari, scontri, dettagli e ambientazioni eccellenti. Il suo tratto è complesso, ricercato e carico, elegante e dinamico, impeccabile nella gestione delle scene d’insieme e delle sequenze d’azione. Solo la fisicità di Draka, Kostacki e Marsden tende talvolta a sovrapporsi e a confondere, ma è una minima nota in un impianto grafico di livello altissimo.

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Dampyr n.200 “La legione di Harlan Draka”
di Mauro Boselli, Luca Rossi, Romina Denti
Novembre 2016

Una battaglia campale, dichiaratamente epica, che pone Harlan Draka di fronte a Erlik Khan, come annunciato già nel n.162 Il figlio di Joan quando il “Dio della Morte” scelse di allearsi con Lord Mardsen e Harlan uccise Kagyr Khan.

È una virata netta, forse inevitabile, forse un po’ tirata, ma funzionale al respiro dell’episodio e alla necessità di dare un senso compiuto allo scontro fra i due.

Mauro Boselli, per questo traguardo centenario a colori, sceglie la strada più classica: lo scontro tra due eserciti, con una chiamata alle armi capace di radunare amici, alleati e vecchie conoscenze disseminate in oltre sedici anni di storie. Harlan riunisce, uno a uno, i suoi compagni di viaggio — Tesla, Kurjak, Ann Jurging, Bobby Quintana, Jim Fajella, Kenshin, Tomsa e le Guardie Carpaziane, T-Rex, e persino i Lupi Azzurri — mentre Erlik risveglia le sue armate di morti guerrieri. Nel mezzo, c’è spazio per un ultimo, riuscitissimo saluto a Godwin Brumowski: poche pagine, intense, che confermano quanto il personaggio fosse sempre stato scritto con una cura particolare.

La battaglia è classica e per certi versi prevedibile, ma restituita con buon senso del ritmo e con un climax ben orchestrato. Nonostante l’enorme mole di personaggi, il tutto è gestito molto bene, per quanto lo scontro lo scontro fra Erlik e Harlan sia relegato a poche pagine. Ottima invece la trovata del twist finale che crea un ponte con il numero successivo, svelando definitivamente quanto questa rivalità tra Erlik Khan e Harlan sia stata un tantino forzata.

Luca Rossi ai disegni è solidissimo: pulito, efficace, con i colori — misurati e mai invadenti — che accompagnano bene la narrazione. Una celebrazione coerente con la storia della serie, non perfetta ma sicuramente potente.

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Dampyr n.201 “Black Annis!”
di Mauro Boselli, Nicola Genzianella
Dicembre 2016

Dopo aver lasciato Harlan e i suoi compagni in Medio Oriente, reduci dalla devastazione portata da Erlik Khan, il racconto prosegue a Londra, dove nel frattempo le cose sono precipitate. Black Annis e i suoi Tylwyth Teg colpiscono il Globetrotters Club scontrandosi contro Zardek, Simon Fane, Tiny, Matthew Shady, Dean Barrymore e Sati. Un assalto feroce che trascina nella mischia anche Amber, Ayldon e suo figlio Stuart.

Un’avventura che dovrebbe rappresentare il naturale prosieguo del numero precedente, con tanti personaggi e trame parallele, solo che qui l’incastro non è altrettanto fluido. Se Mauro Boselli, nel celebrativo, riusciva a orchestrare un coro vasto senza sbavature, in Black Annis! la sensazione è più caotica: troppi personaggi che entrano in scena, una scansione talvolta sincopata con qualche passaggio che avrebbe meritato più respiro.

Eppure, dentro questa struttura a volte ingolfata, non mancano momenti significativi. La dipartita di Duncan, la liberazione di Dolly MacLaine dopo quindici anni, il ruolo determinante di Simon Fane e Tiny e, soprattutto, Amber che chiude un conto lungo quindici secoli.

Invero Annis è stata usata da Lord Marsden e Sho Huan come diversivo, un modo per tenere lontano Draka mentre loro mirano al vero bersaglio: la sua nuova famiglia.

Nel complesso una storia che riesce sia a chiudere un cerchio, sia ad aprire un nuovo capitolo. Il tutto ha nei disegni di Nicola Genzianella una solidità costante, capace di mantenere sempre alta la tensione anche quando la trama si complica.

LE ANNATE DI DAMPYR

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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