Un bel fumetto è “Per Sempre”

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In Italia i fumetti belli ci sono e sono anche numerosi, basta andarli a cercare nel posto giusto: per esempio, tra le uscite di Tunué, casa editrice di Latina appartenente al gruppo Il Castoro, attiva dal 2004 con fumetti e graphic novel per ragazzi ma anche tanta saggistica dedicata ai fenomeni pop contemporanei, assurta alla gloria delle cronache e alle vette delle classifiche di vendita grazie alla pubblicazione dei libri di Pera Toons. In realtà il catalogo di Tunué, casa editrice che sbandiera l’invidiabile motto tutta un’altra storia, è molto composito e, all’interno dell’etichetta Ariel (collana della casa editrice dedicata alla visione femminile della vita, diretta da Simona Binni), si può trovare anche un’opera come Per Sempre, storia per ragazzi realizzata nel 202o da Assia Petricelli e Sergio Riccardi.

Petricelli e Riccardi, entrambi napoletani, si sono aggiudicati il Premio Andersen nel 2014 con la raccolta di racconti brevi Cattive Ragazze. 15 Storie di Donne Audaci e Creative. Per Sempre è la loro prima opera narrativa lunga e racconta le avventure della quindicenne Viola, in vacanza con la famiglia a Punta del Sole – villaggio turistico del sud italiano – alla ricerca del primo amore.

Pag.131, l’Incontro

Si tratta di un vero e proprio romanzo di formazione, ambientato negli anni Novanta, capace di proiettare il lettore in quegli anni, rappresentando alla perfezione le sensazioni di quei tempi, anche attraverso un uso accorto dei testi dei brani musicali di allora.

La partenza del racconto è contenuto nel diario della protagonista Viola, valente disegnatrice che sceglie di non iscriversi al liceo artistico, per compiacere i genitori che vogliono per lei un percorso scolastico “serio”. In controtendenza rispetto ai consueti ritmi vacanzieri, Viola riuscirà ad approcciarsi alla realtà in maniera differente, superando preconcetti e i comportamenti che gli altri si aspettano da lei. Questo anche grazie ai fortunati incontri che riesce a fare in quell’estate: prima di tutto Ireneo, il ragazzo indigeno, introverso e sognatore, che l’attrae con la sua sensibilità e la sua serietà ed è in grado di farle conoscere anche le bellezze più nascoste dell’estate italiana; e poi la coppia di turiste di mezza età, con il futuro segnato da una malattia impossibile da nascondere.

Pag.88, madri e figlie

Nonostante i contrasti con i genitori (soprattutto con una madre che si rivede troppo in lei e che vorrebbe per la figlia un futuro diverso dal suo) e con le amiche (schiave di pregiudizi e luoghi comuni), Viola riesce a godere appieno della sua estate, piena di musica e incontri sensazionali.

Pag.120, prodromi di femminismo

La linearità della trama architettata da Petricelli è il grosso pregio di questo racconto, perché permette l’emersione dei caratteri dei vari personaggi, che acquistano in veridicità, grazie alle emozioni forti che provano e che suscitano nel lettore, lasciando il segno.  A rendere ancora migliore questa storia delicata e intensa sono i disegni classici di Riccardi, sostenuti da un’ottima colorazione, che permettono appieno di godere della recitazione dinamica dei vari personaggi. I colori contribuiscono molto, ovviamente, alla costruzione delle atmosfere, con contrasti continui tra luce e ombra e molte scene ambientate di notte. A enfatizzare l’ambientazione negli anni Novanta è appunto lo scorrere dei testi dei brani musicali di quell’epoca, che contribuiscono a rendere il viaggio nel tempo più immediato.

Non ci si deve soffermare però esclusivamente sui riferimenti alla fine dello scorso secolo, perché la storia tratteggiata è veramente senza tempo e nonostante si rivolga ai lettori più giovani, non è mai banale e neppure scontata: anzi, al contrario, si rivela profonda e interessante, trattando con garbo e intelligenza argomenti delicati come la malattia e la morte, ma anche la prima volta e come possa essere soffocante e possessivo un amore morboso. La conclusione della storia è abbastanza ovvia, ma il rapporto – inevitabilmente contrastato – tra Viola e Ireneo non rimane inerte, e accompagna la protagonista nella sua conquista più importante: l’accettazione della propria identità.

Massimo Cappelli

"Fa quel che può, quel che non può non fa"

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