E quindi uscimmo a riveder le stelle (pel dolore!)

La Divina Congrega n.1

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Se non sei Alan Moore, mettere assieme una Lega di Straordinari Gentiluomini o Divina Congrega che sia è indice assai probabile di un’immaginazione in via di esaurimento o già esausta: vale per i singoli come per l’intera industria della cultura popolare occidentale, sempre più preda della sua sindrome del prequel, del sequel, della vivisezione dei minimi punti in ombra dei capolavori del nostro passato, sviscerati dai sedicenti continuatori, ammodernatori, restauratori, omaggiatori fino alla completa banalizzazione per  burocratizzazione definitiva del loro impianto fantastico. 
Se non sei Alan Moore, ciò che nelle mani del Bardo di Northampton è creta malleabile e modellabile a piacimento in forme nuove, lontane dal materiale originario di partenza e altrettanto ricche di suggestioni, di sfoggio di sapienza artigiana e labirintiche seduzioni per il lettore, diviene fatalmente terriccio arido, secco che immediatamente si sbriciola al tentativo di dargli forma compiuta. 
 
Pubblicato nel maggio di questo 2026, l’albo riunisce in edizione da edicola i primi due episodi della serie originariamente in edizione cartonata, risalenti al 2021. 
Se non sei Alan Moore, succede quanto accade nell’albo: la tua Lega non diventa appunto una lega, ovvero il risultato della perfetta mescolanza degli elementi originari che si fanno nuova – e originale – materia, ma tutt’al più una Congrega – una combriccola, un’accolita insomma, ovvero un’accozzaglia di personaggi mal assortiti protagonisti di vicende mal concepite. 
 
I disegni di Giorgio Spalletta e Matteo Spirito, arricchiti dai colori vividi e sanguigni di Francesco Segala e Claudia Giuliani si dimostrano perfetti per le (teoriche…) atmosfere  demoniache, malate e opprimenti del racconto; ne esce una galleria di immagini a seconda delle esigenze sceniche talora mostruose e oscure, infernalmente orgiastiche, talaltra violente, vigorose e di grande dinamismo, e in altre occasioni ancora buffonesche, esageratamente consapevoli, si direbbe, del jeu au massacre condotto dall’inizio alla fine sulla pelle dei personaggi riuniti in Congrega. 
 
Ed è appunto la Congrega riunita dagli autori Marco Nucci e Gian Antonio Gualtieri a non funzionare in alcun modo.

Al fine di salvare il mondo dalle brame di Lucifero si riuniscono Dante Alighieri, Lorenzo il Magnifico, Leonardo da Vinci, Otello, la Venere di Botticelli, la Maga Circe e per finire pure Cristoforo Colombo; agli autori deve esser parsa una soluzione geniale, un’idea perfetta per il nerd del XXI secolo, il figlio del declino culturale di cui sopra, ma se non sei Alan Moore ciò che ottieni non è un nuovo, geniale materiale.
Nucci e Gualtieri muovono i propri personaggi in una sorta di parodia involontaria delle figure storiche (o letterarie, mitologiche), punteggiandone le vicende di citazioni dantesche messe un po’ a caso (e perfino sbagliate, come capita per i versi dedicati a Paolo e Francesca – si spera per un refuso) e di dialoghi spesso raccapriccianti (ma non per il terrore…), riducendo dei personaggi potenzialmente grandiosi a poveri fessi che si muovono di scena in scena facendo cose un po’ a caso, risolvendo situazioni teoricamente drammatiche in modo estemporaneo.
Avessero avuto il coraggio di andare fino in fondo, di usare una grammatica compiutamente parodistica, seppure il racconto non avrebbe avuto la profondità mooreana avrebbe certamente guadagnato in coerenza e brillantezza, ne sarebbe magari sortito un gioiellino e non un blob narrativo.

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