Che i supereroi americani non siano mai stati la mia cup of tea l’ho già spiegato più volte, ma il nuovo film su Superman – uscito nei cinema la scorsa settimana – mi ha fatto tornare in mente la famosa saga dedicata alla sua morte (pubblicata all’inizio degli anni Novanta) e le sensazioni altalenanti che ho provato quando l’ho letta e mi è piaciuta, a dispetto di quanto avrei potuto immaginare visti i presupposti… tanto da inserirla nella mia galleria di “evergreen”.
Un misterioso essere (che verrà chiamato Doomsday) semina terrore e distruzione nella sua marcia inarrestabile verso Metropolis, sconfiggendo i componenti della Justice League che cercano di fermarlo. Dovrà intervenire direttamente Superman in uno scontro epico che terminerà con la morte di entrambi… Ma è davvero morto, il supereroe venuto da Krypton? E chi era Doomsday? Perché il cadavere di Superman verrà trafugato e, alla fine, scomparirà? Forse è ancora vivo… o è risorto?
Una saga controversa che ha risollevato il mercato fumettistico statunitense all’inizio degli anni Novanta, attraverso una spregiudicata operazione di marketing che ha puntato direttamente ai lettori più affezionati ma anche – e soprattutto – al pubblico generalista, sotto la supervisione dell’editor Mike Carlin e la partecipazione di una quindicina di autori in totale.
Può morire il più potente tra i supereroi? Può essere battuto l’eroe invincibile che per oltre mezzo secolo ha abitato l’immaginario collettivo di giovani e adulti con la sua carica di forza e positività? Può essere sconfitto chi difende la Terra dal caos della violenza e del male? La risposta è in questo volume…(Dalla presentazione in seconda di copertina)
Diciamoci la verità: sono il primo a chiedermi perché sto inserendo questo fumetto nella mia rubrica Evergreen che, come spiegato in varie occasioni, “si occupa di un unico albo pubblicato in una delle innumerevoli collane di collaterali apparsi negli ultimi vent’anni in edicola”, un albo che vale la pena leggere o rileggere, che non dovrebbe mancare nella biblioteca di un appassionato di fumetti ecc. ecc. Sono il primo, in quanto ho manifestato in più occasioni la mia idiosincrasia per i comics e non ho mai apprezzato la modalità in cui venivano pubblicati in origine (albetti da poco più di venti pagine, cioè la metà circa di una qualsiasi bande dessinée francofona e meno di un quarto di un qualsiasi albo Bonelli). Per sovrammercato, tra i supereroi quello che mi attirava meno era proprio Superman, per vari motivi: a) era praticamente ed eternamente imbattibile, kryptonite esclusa (ma alla fine se la cavava comunque), b) era “riconoscibilissimo” visto che si limitava a togliersi gli occhiali (Batman e Spiderman, almeno, non avevano la faccia scoperta…) e c) era stato protagonista di un franchise cinematografico quanto meno discutibile, in cui lo statuario Christopher Reeve mi sembrava un manichino inespressivo (l’ho poi rivalutato dopo, in altre interpretazioni, prima che il destino si accanisse contro di lui).
Quando praticamente tutti i media si occuparono della “saga sulla morte di Superman” all’epoca dell’uscita originale (era, indubbiamente, un evento epocale), me ne disinteressai completamente per tutti i motivi sopra elencati, pensando a una bieca trovata di marketing che poi, magari, si sarebbe risolta in una “risurrezione” con qualche artificio discutibile.
Avrei mai letto questa saga, se non fosse apparsa nella Serie Oro di Repubblica? Probabilmente no, anche solo per una pura valutazione economica (l’edizione da libreria che la raccoglieva non era esattamente cheap). Però, già che l’avevo acquistata a buon mercato nell’àmbito di quel collaterale, mi accinsi a leggerla per scoprire se i miei “pre-giudizi” erano confermati o meno, mettendo in conto – come successo per l’altro grande universo supereroistico, quello Marvel di cui ho parlato qui – che la mia scarsa conoscenza del mondo DC Comics mi avrebbe impedito di cogliere molti riferimenti al comprimario tale o talaltro, perdendo eventuali rimandi ad avventure precedenti o a tematiche e interazioni consolidate tra i vari componenti della Justice League.
Naturalmente, mi posi fin dall’inizio un sacco di domande: ma chi è ‘sto Doomsday? E chi sono questi Booster, Maxima, Ventosangue? (Ventosangue?!?) Fanno parte della Justice League, ovvio… ma dove sono Batman, Wonder Woman, Flash? (Spoiler: arriveranno dopo, “a babbo morto” come diciamo al paesello)
Eppure… eppure NON riuscivo a smettere di leggere. Come mi era successo in altre occasioni (ad esempio al cinema, con Il paziente inglese), il mio spirito critico si era temporaneamente nascosto da qualche parte e un’opera che, teoricamente, avrei massacrato tout court evidenziandone i numerosi difetti… mi attraeva, in barba ad una trama fin troppo lineare (anche se impreziosita da qualche espediente ben riuscito, come l’intervista televisiva a Superman mentre Doomsday sta già facendo danni) e al CHIARISSIMO carattere “markettaro” dell’intera operazione: vendere, vendere, vendere – soprattutto a chi non leggeva abitualmente fumetti ma, comunque, conosceva Superman ed era incuriosito dalla sua “morte”.
Perché, naturalmente, Superman muore davvero (?), alla fine di un’escalation di scontri sempre più violenti contro il misterioso (e apparentemente indistruttibile) Doomsday, una sequenza che mi aveva tenuto letteralmente avvinto al volume, attratto da quello che – nel titolo di questo articolo – ho definito “fascino perverso”. Riflettendoci sopra, è stata l’occasione in cui ho capito appieno un’espressione che, normalmente, aborrivo: e cioè guilty pleasure, qualcosa che ci è piaciuto ma di cui ci vergogniamo al punto da tenerlo quasi nascosto. Proprio quello che mi era successo in questo caso… anche se, lo confesso, avrei preferito che il volume si interrompesse prima di disperdersi in troppi rivoli (magari subito dopo il funerale in cui – finalmente! – vedevo apparire qualche altra faccia nota della JL), fino all’inevitabile “resurrezione” dell’Uomo d’Acciaio con il culmine nell’ultima tavola dell’albo, pur lasciando in sospeso molte domande su cosa fosse realmente accaduto e su come Superman sarebbe “tornato” negli albi successivi.
Rileggendola oggi, il sentimento critico è tornato a prevalere e, come scrivevo nel sottotitolo, riconosco appieno che si è trattato soltanto di una gigantesca operazione di market(t)ing. Ma ho ritenuto comunque che valesse la pena inserirla in questa rubrica: nonostante tutto, è stato davvero un evento epocale.
La saga della Morte di Superman viene pubblicata originariamente negli Stati Uniti tra il 1992 e il 1993, in una corposa serie di albetti distribuiti sulle numerose testate dedicate all’Uomo d’Acciaio (Superman vol 2, Superman: The Man of Steel, Adventures of Superman vol 1 ecc.), poi tradotti e pubblicati per il mercato italiano nel 1993. La versione che consiglio fa parte del collaterale intitolato La Serie Oro di Repubblica, una collana antologica dedicata a personaggi di vari generi di fumetto pubblicata tra il 2004 e 2005 a cura di Luca Raffaelli. La morte di Superman per mano di Doomsday è inoltre alla base del film Batman v Superman: Dawn of Justice del 2016, all’interno del DC Extended Universe, anche se la trama è stata completamente rielaborata.
LA MORTE DI SUPERMAN
Testi: Dan Jurgens e AA.VV. / Disegni: Jon Bogdanove e AA.VV.
Supervisione: Mike Carlin
In: La Serie Oro di Repubblica
Numero 5, 26 ottobre 2004
Editoriali di Luca Raffaelli
Brossurato con alette, colori, 420 pagine
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