Tokyo Mystery Café n.2
“Les ombres de Jimbocho”

Morti misteriose tra le pagine dei manga: chi uccide i protagonisti di carta?

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Valutazione 7 su 10

A un anno di distanza, l’Atelier Sentô, ovverosia il francesissimo duo composto da Cécile Brun e Olivier Pichard, torna a esplorare Tokyo e il nostro e loro tropismo nipponico scegliendo come destinazione – dopo Akihabara e i tormenti degli idols e dell’intelligenza artificiale (nel primo volume, di cui abbiamo parlato qui) – un altro quartiere emblematico, Jimbocho, ove le strade rigurgitano di vecchie librerie e ove ogni bugigattolo respira un amore sconsiderato per la carta stampata (e chi vuole sentirne il profumo può leggere presso Feltrinelli il dittico che gli ha dedicato Satoshi Yagisawa).

E dove si scopre che un misterioso “assassino” fa incetta di personaggi di manga, uccidendoli tra le pagine del mensile che li ospita e decretandone così la fine della serie (lo spunto è inedito e sorprendente); dove il cuoco-padrone del Mystery Café nasconde più segreti di quanto si creda; e dove l’avventura continua per gli adolescenti che la vivono e la leggono.

Ma gli anni sono passati, se i racconti «d’amore, di morte e di altre sciocchezze» (per dirla con le parole di uno che se ne intendeva, Francesco Guccini) prevedono ora suicidi, vendette fratricide e sconfinate solitudini che mai si sarebbero lette tra le pagine de Il Giornalino o de Il Messaggero dei Ragazzi.

In Francia il dibattito esplose nel 1975, quando tra le pagine di Tintin (rivista omologa delle due precedenti) Hermann e Greg scelsero di far giustiziare a sangue freddo Dobbs da un allora poco virtuoso modello per la gioventù Red Dust. Lo scandalo fu tale che la serie Comanche fu sospesa per sei mesi.

Non siamo certo a quei livelli: la violenza si intravede, e la gravità dei fatti permette di aggiungere spessore a un incedere altrimenti lieve. Il cruccio è semmai nei disegni, dai colori sempre curati ma dagli sfondi forse troppo frettolosi, mentre l’Atelier Sentô è capace di cesellare altrimenti il tratto, come già dimostrato in tutti i loro lavori precedenti.

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