Uscita lo scorso dicembre, Nel nido dei serpenti, l’ultima opera di Zerocalcare – edita da Bao Publishing e Momo Edizioni – raccoglie una serie di articoli usciti su Internazionale nel 2024 e dedicati alle vicende giudiziarie di Ilaria Salis, cui si somma un reportage lungo sulla vicenda di Maja T., coinvolt* nello stesso processo.
Abbiamo già recensito la prima parte di quest’opera: In fondo al pozzo, uscita appunto su Internazionale e Questa notte non sarà breve, nel volume di Momo Edizioni. Ci sembra doveroso, per l’importanza dei temi trattati, analizzare anche la storia di Maja T. contenuta appunto nel racconto lungo che dà il nome al volume.
Zerocalcare si trova a Jena, in Turingia, in piena ex Germania Est, alla ricerca delle origini di Maya T., in prigione in Ungheria per una vicenda molto simile a quella per cui è stata condannata Ilaria Salis, vittime del sistema giudiziario ungherese che prevede indagini parziali e pene sproporzionate.
Il tema di fondo dell’intero volume è l’emergere, in maniera sempre più preponderante in tutta Europa, delle forze neonaziste.
Gli esempi sono numerosi, partendo dal Giorno dell’Onore, in cui in Ungheria i movimenti neonazisti sfilano per commemorare i caduti dell’11 febbraio 1944, oppure dai delitti computi in Germania da tre affiliati dell’NSU, National Sozialistischer Untergrund, neonazisti che – con il sostegno di un’intera rete di supporto, formata da decine di persone mai indagate – uccidevano persone innocenti, colpite assolutamente a caso tra gli immigrati più integrati, dal 2000 al 2011.
Un altro esempio lampante e terrificante è quello della cittadina di Eisenach, sempre in Germania, dove un gruppo di neonazisti ha deciso di costruire un feudo, cacciando quelli che considerano i diversi, con la complicità della polizia e nonostante la legislazione molto rigida contro episodi di quel tipo.
Zerocalcare, illustrando gli esempi di antifascismo militante con cui vengono affrontati i nazisti nell’ex Germania Est, si interroga su quanto l’autodifesa contro i nazisti sia da considerarsi realmente un atto di violenza.
Riflessioni di questo genere si intrecciano con la storia personale dell’autore, che ricorda quando in età giovanile militava in centri sociali puntualmente attaccati da neonazisti, con effetti anche tragici. Le soluzioni a quel punto erano due: obbligati a confrontarsi con i propri limiti, si doveva scegliere tra la chiusura dei propri spazi o procedere con un’organizzazione che prevedeva delle azioni di autotutela.
L’autore romano si interroga sostanzialmente su quale deve essere poi il ruolo dell’artista e del cronista di fronte a tutta la questione neonazista. Di fronte a episodi come l’arresto assurdo e all’estradizione forzata in Ungheria del gruppo di Maja composto da cinque persone, o l’invenzione – da parte degli inquirenti tedeschi – di un’associazione criminale inesistente come l’Hammerbande (la fantasiosa “Banda del Martello” tedesca), utile solo per poter indagare chi si contrappone con responsabilità e resistenza alla montante onda neonazista europea.
Zerocalcare non rinuncia ad esprimere le proprie perplessità di fronte ad un quadro desolante e preoccupante, dopo aver viaggiato in Ungheria e in Germania per realizzare un reportage con testimonianze dirette e realizzando un’opera di denuncia che si inserisce perfettamente all’interno della sua coerente produzione artistica. Forse non si tratta della sua opera più riuscita, dato che paga probabilmente la frammentarietà inevitabile presentando materiale di produzione temporale varia, ma per l’argomento trattato e per le intenzioni che esprime è sicuramente da annoverare tra le più importanti.
I proventi della vendita del volume sono destinate in parte alla raccolta fondi per la campagna Free All Antifas, nata come supporto delle persone imputate nei processi di Budapest e dei loro familiari.
