“In fondo al pozzo” di Zerocalcare

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Zerocalcare è un equilibrista. Come sia riuscito, negli ultimi anni, a diventare così bravo nel narrare – con così tanta puntualità – il suo sguardo sul mondo non lo so. Quello che so è che continua, con caparbia ostinazione, a cimentarsi in imprese da funambolo come questa.

Passiamo alla storia in oggetto.
Sul numero 1545 di gennaio 2024 di Internazionale, con tanto di copertina e sottotitolo d’impatto, viene pubblicato il suo breve fumetto “In fondo al pozzo”. Il sottotitolo è “Una storia di nazisti, galera e responsabilità”.

Gli elementi per attirare l’attenzione ci sono tutti e Michele Rech, con il suo bilancino tra le mani, si avventura – ancora una volta – in una lezione politica, sociale ed umana.

Piccolo spoiler: pur con le doverose premesse utili a contestualizzare la vicenda, il cuore della narrazione è (anche) la vicenda di Ilaria Salis: la ragazza italiana che da quasi un anno è rinchiusa nel carcere di massima sicurezza di Budapest in condizioni detentive disumane. Accusata di aggressione a due neonazisti, rischia fino a 16 anni di carcere.

Zerocalcare, come anticipato, prima di raccontarci di Ilaria, si impegna (in maniera esaustiva e con sorprendente stringatezza) a spiegarci prima il contesto socio-politico della vicenda e, subito dopo, la vicenda giudiziaria di Ilaria. Un racconto complesso, preciso e chiaro. Ma soprattutto un discorso ponderato. Perché, come detto, Zerocalcare è un funambolo. Così per i primi due capitoli (su tre) fa l’impossibile per non scadere in giudizi qualunquisti e commenti facili (che verrebbero anche naturali) nei confronti di un’ideologia politica – quella neonazista – sempre più diffusa e radicalizzata oggi in Europa e nei confronti di una politica – quella di Viktor Orbán – sempre più agghiacciante.

Spiega invece con passione e intelligenza il contesto, prima di arrivare a disegnare e raccontare (nella terza e ultima parte del fumetto) il ruolo che ogni singolo individuo ha e può avere in una vicenda come questa.

Arriva la “lezioncina”, quindi? No, c’è la Responsabilità.
Zerocalcare, come sempre, si pone in prima persona nella vicenda – e non solo: si accolla anche tutti gli scazzi che ne derivano. Da attivista sgamato racconta tutte le sfumature e le interpretazioni / reazioni possibili alla vicenda. Fa l’impossibile per spiegare con coerenza e onestà intellettuale concetti che, per quanto sia imbarazzante, purtroppo non sono ancora chiari a troppi: la non violenza, i diritti e le pene, il nazismo, l’antifascismo e la responsabilità sociale che ciascuno di noi ha sia nei confronti del prossimo, sia nei confronti di se stesso.

Perché quella di Zerocalcare è una chiamata alle armi. Zerocalcare prima te lo racconta per bene e poi ti chiede: <<tu da che parte della storia stai?>> Ovviamente, attenzione, non ti sta dicendo “vai a fare a pugni con i neonazisti”, ti sta dicendo che nessuno di noi è un’isola, perché siamo tutti coinvolti in quello che ci accade intorno, nessuno escluso. Ciascuno di noi ha una responsabilità individuale e sociale – e ciascuno di noi ha la possibilità di trovare il proprio modo di <<stare dalla parte giusta>>.

Il suo modo di intervenire, di non rimanere a guardare è (anche) quello di raccontarti questo mondo e la storia di Ilaria con questo fumetto.
Il tuo? Tu, da che parte della storia stai?

Ah, tra le altre cose (quasi dimenticavo): il fumetto è un ottimo fumetto. In particolare, le ultime due tavole riescono a catturare tutta l’emozione e il dolore che pervade la narrazione della vicenda con una forza e un’efficacia viscerali.

Pasquale

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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