Domani è in uscita per Bao Publishing e Momo Edizioni Nel nido dei serpenti, l’ultimo lavoro d’inchiesta di Zerocalcare. Nell’attesa di leggerlo, abbiamo recuperato questa sua opera “natalizia”.
Il Natale è quel momento dell’anno in cui siamo tutti più buoni (pura ipocrisia quotidiana!) e ci apprestiamo a godere delle letture più calde e speranzose che l’umanità ci ha donato. Tra queste miriadi di libri e volumi viene annoverato anche A Babbo morto di Michele Rech.
Doverosa premessa: quando Zerocalcare non fa Zerocalcare, quello che ne esce fuori è davvero illeggibile (con tutto l’amore e il rispetto che il sottoscritto prova per l’autore di Rebibbia – basta andare qui per approfondire). Perché queste operazioni sono e diventano pressoché commerciali con tutto quello che ne concerne; come fu anche per questo volume.
Cerchiamo comunque di analizzare l’opera (uscita qualche anno fa, nel 2020) per trovare un senso critico e spunti di riflessione.
A Babbo morto è un’opera che si presenta come una favola natalizia, ma che Zerocalcare ribalta in una storia nera e distopica che fa riflettere sulla fine di un’innocenza o, se preferite, sulla fine di un’illusione. Il punto di partenza è la morte di Babbo Natale, che non è solo la fine di un vecchio, ma il crollo di un intero sistema, la Klaus Inc., un’industria di giocattoli che nasconde sfruttamento, lotte di classe e corruzione, temi che l’autore rielabora con la sua tipica lente cinica e disincantata.
Una nota di merito va ai disegni, colorati da Alberto Madrigal, che riescono a creare un contrasto forte con la narrazione, usando un tratto a volte “addolcito” per veicolare contenuti molto duri e amari.
Non si discute sui temi trattati ma sull’operazione in sé. Il fatto stesso che questo volume fosse uscito in prossimità delle feste natalizie dichiarava, come atto in sé, una netta contraddizione degli intenti! Avrebbe avuto più senso fare una web story, come quelle che Rech faceva agli inizi della sua attività da fumettista, piuttosto che un fumetto del genere.
Del resto, si intravedono chiaramente gli stilemi narrativi e sociali di Zerocalcare; la sua riconoscibilità è assolutamente dichiarata. Questo non basta a renderlo un lavoro interessante e figlio di una serie di opere di grande impatto emotivo e politico.
Ho sempre dichiarato che l’indipendenza nel mondo dell’arte è cosa assai ardua da gestire ma, quando succede, la libertà della creazione la si evince subito. Zero, in questo – essendo comunque un’artista molto coerente rispetto alla grande vastità di ipocrisia artistica – cade in piccole e banali situazioni di marketing e commercializzazione che non portano a nulla, se non – appunto – a bias evitabili.
