Nuovo Dylan Dog Color Fest con due storie che, tra loro, hanno ben poco in comune. Non ce ne voglia Barbara Baraldi che, nell’editoriale, si arrampica sugli specchi con estrema creatività nel cercare nella “dissolvenza al nero” un possibile fil rouge capace di tenere insieme i due racconti: non tiene, per nulla, ma l’esercizio di equilibrismo merita comunque un plauso. Evidente è invece la differenza di approccio tra i due racconti: da una parte una storia che si muove entro coordinate piuttosto classiche, dall’altra un esperimento grafico e narrativo che sfrutta molto meglio le possibilità offerte dalla collana.
“Territorio nemico”
di Gigi Simeoni, Giuseppe Matteoni, Sergio Algozzino
Nelle profondità della foresta di un’isola sperduta dell’ex impero britannico si erge una misteriosa fortezza, posta a guardia di non si sa bene cosa. Eppure qualcosa di mostruoso si muove nella foresta che la circonda…
Secondo Color Fest di fila per Gigi Simeoni, che si presenta con una classica storia di zombie mascherata, fusa, mescolata e camuffata da rimembranze buzzatiane.
È infatti l’atmosfera, l’eco del Deserto dei Tartari, a donare le vibrazioni più interessanti a un racconto che, a conti fatti, sciorina una vicenda semplice – se non banale – e fortemente lineare. Senza guizzi e con qualche forzatura, la roccaforte militare, il progetto segreto, il Mad Doctor con annesso colpo di scena e i ritornanti si stagliano su uno sfondo suggestivo ma finiscono per perdersi in cliché che sanno davvero troppo di già visto.
È comunque buono il ritmo, che permette alla storia di farsi leggere senza fatica, e sono buoni i disegni di Giuseppe Matteoni – qui all’esordio sulla testata – così come i colori di Sergio Algozzino, che valorizzano in vero più gli spazi aperti e le scenografie (ancora una volta la parte migliore) che personaggi e azione.
“Frequenza zero”
di Officina Infernale
Esiste un dispositivo sonoro così pericoloso che, se entra in risonanza con gli organi di un essere umano…
Officina Infernale (Andrea Mozzato) torna sulle pagine dell’Indagatore dell’Incubo dopo “La colazione dei campioni” (DDCF n.40, Estreme visioni), e lo fa con la libertà di gigioneggiare tra testi, illustrazione e grafica, riuscendo a produrre esattamente ciò che un Color Fest dovrebbe chiedere, ovvero sperimentazione, colore e una storia capace di esplorare l’incubo e l’orrore con personalità, spingendosi in territori visivi distanti e poco convenzionali per la testata.
Ci riesce bene, si diverte e diverte, in un allucinato viaggio sulla scia di Issei Sagawa, dalle forti tinte horrorifiche, che trasuda da ogni vignetta tra echi e riferimenti al brutale assassino e alla sua folle visione. Il tutto è ottimamente reso e regge nonostante l’horror vacui delle tavole e una colorazione accesissima, spinta al limite.
Furba la narrazione che, pur tra le derive concettuali, scorre sostanzialmente lineare e godibile nel suo insieme. Una storia che sa fondere il gusto e il desiderio di sperimentare con le atmosfere dylaniate e che, senza rinunciare a scelte artistiche complesse e fortemente interessanti, resta fruibile dall’inizio alla fine.
