Tornano in coppia Giancarlo Marzano ed Emiliano Tanzillo e riportano Dylan Dog nella Londra vittoriana — la precedente occasione, il Color Fest n.49 Lettere dall’incubo, era ambientata nel 1889, questa nel 1904: tanto che, a essere pignoli, questo Dylan alternativo e vittoriano è già bello che edoardiano — in una sorta di prosieguo che trova dimora ottimale nella serie Bis, da qualche anno casa dei What If.
Per quanto il racconto sia didascalico e caratterizzato da uno svolgimento alquanto prevedibile, l’ambientazione e le tematiche (pur fortemente derivative, come del resto dichiarato) riescono a smuovere un po’ di interesse nonostante una dicotomia netta e palese ed un manicheismo che, pur strizzando l’occhio alla massima sclaviana, non riesce a emanciparsi da una resa a tratti stucchevole con i suoi freak tutti buoni e i suoi protonazisti dediti all’eugenetica tutti cattivi. Il risultato è una resa a tratti affettata che smorza sul nascere il potenziale perturbante del materiale di partenza. In parallelo si svolge l’indagine, mai realmente tesa ma anzi spesso fortemente scontata nel suo incedere e dipanarsi.
Restano l’ambientazione, gli spunti sparsi e soprattutto l’ottimo lavoro di Emiliano Tanzillo, il cui tratto acquerellato dona al racconto una forte componente empatica. È vero che i personaggi, quando non sono in primo piano, risultano poco delineati — conseguenza diretta di quella tecnica — ma i close-up sugli sguardi e sugli occhi, quasi liquidi, trasmettono un coinvolgimento che, visto il tema, giova parecchio alla godibilità complessiva.
In fin dei conti è una storia scritta bene che attinge a piene mani da Freaks, Mask e da The Elephant Man e le amalgama ai topoi classici del Dylan sclaviano, lasciandosi leggere per certe inquadrature che giocano bene sull’effetto horror, nonché per la buona ricostruzione del periodo e per l’interessante fusione tra contesto storico e fiction dylaniata… ma, purtroppo, molto meno per quello che avrebbe voluto trasmettere e che, quindi, ha poco altro da offrire e molto poco riesce a coinvolgere se non, come detto, per l’ottimo comparto grafico.
