Ho conosciuto Angelo Palumbo quando l’ho contattato per sapere se fosse interessato a partecipare alla rubrica Zagor Top 5: il suo nome era sempre stato nel mio “taccuino di papabili votanti”, tenendo conto che era uno degli autori degli Zagor Index e anche uno dei redattori più validi della gloriosa rivista Dime Press – Magazzino Bonelliano (di cui abbiamo parlato in questo articolo). Da quel primo contatto è nata una bella amicizia e anche una mia proposta: chiedergli di contribuire a uBC Magazine con un articolo sui “fumetti Bonelli in TV”, di cui è probabilmente il massimo esperto in Italia, tanto da averne parlato già in altre occasioni. Angelo ha accettato, proponendo di dare un taglio più personale al suo articolo rispetto ad altri resoconti precedenti: inutile dire che la sua mi è sembrata un’ottima idea 🙂 ed eccovi il risultato. Buona lettura!
1980… Avevo otto anni e come quasi tutti i miei coetanei mi nutrivo di fumetti e televisione, mentre la passione per i libri doveva ancora nascere. Da poco si era conclusa la saga di Goldrake, che aveva aperto la strada in Italia ai robot giganti giapponesi, mentre sul Secondo canale Rai era ancora possibile seguire Buonasera con… Supergulp!, il mitico programma di Guido De Maria e Giancarlo Governi che aveva portato sul piccolo schermo le avventure di personaggi a fumetti come Alan Ford, l’Uomo Ragno, Mandrake, l’Uomo Mascherato, Thor e molti altri.
Dal 27 febbraio al 2 marzo 1979, Supergulp! aveva ospitato la trasposizione televisiva a colori di un episodio di Tex, El Muerto, firmato da Gianluigi Bonelli (ma sceneggiato in realtà da suo figlio Sergio) e Aurelio Galleppini. Non era un vero cartone animato: come avvenuto anche per Alan Ford e altri personaggi, le immagini fisse si susseguivano rapidamente con spostamenti della telecamera che davano l’idea del movimento; mentre i doppiatori pronunciavano i dialoghi, comparivano anche i balloons con i testi. Avevo iniziato da poco a leggere Tex e quando vidi le quattro puntate rimasi rapito da quella vicenda, che non conoscevo. Non fui turbato dalla celebre scena in cui il bieco Faccia Tagliata veniva giustiziato da Tiger Jack, perché gli autori dell’adattamento (Sergio Trinchero e Sandro Lodolo) aggiunsero in mano al rinnegato la pistola con cui avrebbe potuto teoricamente difendersi. Fu certo quella trasmissione a suggerire a Giorgio Bonelli, fratello di Sergio, e all’esperto fumettista Ferruccio Alessandri, di realizzare un prodotto simile dedicato unicamente all’universo dei personaggi pubblicati dal Gruppo CEPIM. Nacque così Tex & Company.
Alla realizzazione del programma collaborarono come registi anche Dario Ciola, coordinatore di tutti gli episodi, e Mauro Boselli, amico di Giorgio. Nel numero 22 del TW Magazine (pag. 42), Boselli ha ricordato le modalità di realizzazione del programma: “Era divertente. Perché facevamo tutto a mano. Ritagliavamo le vignette, le incollavamo su cartoncino, cancellavamo i balloons, le coloravamo a tempera o acquarello. Poi scrivevamo lo script, adattando i dialoghi al parlato. Dirigevamo i doppiatori col minutaggio dello script, aggiungevamo effetti sonori e musica. E poi, con la colonna sonora in sottofondo, giravamo. Con le telecamere facevamo zoom e carrellate sulle minuscole vignette. Non c’era bisogno di montare il video, perché il montaggio era stato fatto sulla colonna sonora”.
I costi di realizzazione non erano indifferenti, ma il risultato fu buono, grazie anche al supporto di ottimi professionisti del doppiaggio come Franco Morgan, Cesare Ferrario, Enrico Carabelli, Raffaele Fallica, Orlando Mezzabotta, Silvana Fantini, Daniela Fava e Gianni Quillico. La voce di Tex, in particolare, era molto più efficace rispetto a quella proposta da Supergulp!. Tuttavia, la serie non trovò spazio sulle reti nazionali ma solo su quelle private, come ha ricordato Giorgio Bonelli sul già citato numero 22 del TW Magazine (pag. 16): “Eravamo agli albori delle televisioni private e credo che quel programma sia stato in assoluto uno dei primissimi che la rete che poi sarebbe diventata niente meno che Canale Cinque abbia comperato!… Era un prodotto fatto con tanta passione, ma con mezzi piuttosto modesti… Un’esperienza, comunque, assolutamente simpatica, in cui ci si divertiva noi stessi persino ad apparire nelle introduzioni dei vari episodi in modo alquanto buffo e teatrale”.
Su Tex & Company ho scritto in diverse occasioni, a partire dal numero 9 della rivista Dime Press, pubblicato nell’ormai lontano 1995. Quel mio articolo, prendendo le mosse dall’intervista a Ferruccio Alessandri pubblicata sullo Speciale Zagor di Collezionare (1990), ha gettato le basi per la conoscenza del programma ed è stato sicuramente utile per chi ha voluto trattare e approfondire l’argomento in rete. In questo mio nuovo intervento, sul filo dei ricordi, vorrei svelare quale sia stato invece il mio ruolo nella conservazione degli episodi attualmente reperibili di Tex & Company. Già: perché purtroppo si è salvato ben poco del materiale realizzato.
Ho visto la prima puntata della serie a Brindisi (dove ho vissuto fino al 1991), sulla rete privata Antenna Sud, se la memoria non mi inganna. Era una storia che non conoscevo: La valle della paura (nn. 45-46). Raccontava di un misterioso assassino che sorprendeva le sue vittime nella prateria e le decapitava. Tex indagava, ma al termine dell’episodio si trovava alla mercé del mostro, con la pistola inutilizzabile. Un finale in puro stile cliffhanger, che mi spinse a non perdere la seconda puntata. Che importava se le immagini erano fisse? La narrazione, la regia e le musiche mi rapirono irresistibilmente. Il finale fu sorprendente, grazie anche all’abile riscrittura di Boselli, che eliminò ogni anticipazione sull’identità del mostro e aggiunse una frase a effetto nel finale, che non ritrovai nell’albo a fumetti quando, un paio d’anni dopo, lo lessi per la prima volta.
Rimasi un po’ perplesso nello scoprire che non tutte le puntate erano dedicate a Tex: c’erano anche diversi episodi di Un uomo un’avventura, una serie che conoscevo per aver visto la pubblicità sul retro degli albi di Tex e Zagor. Eppure, riuscii ad appassionarmi anche alla triste vicenda dell’Uomo della legione (n. 3), alle scanzonate imprese dell’Uomo del deserto (n. 5) e alle oscure trame dell’Uomo di Chicago (n. 12). Mi colpirono meno L’uomo del Nilo (n. 1), L’uomo del Messico (n. 7) e L’uomo di Iwo Jima (n. 16), forse perché troppo cupi per un bambino della mia età.
Per fortuna c’era sempre Tex, con l’avventura inquietante delle Terre dell’abisso (nn. 47-48), in cui per un errore il primo episodio fu proposto dopo il secondo, e la saga di Tex contro Mefisto (nn. 39-40), che conoscevo già perché mio padre mi aveva regalato il cartonato a colori.
Con grande piacere scoprii che oltre a Tex c’erano anche Mister No, con la dinamica vicenda dell’Uomo della Guyana (nn. 6-7), e soprattutto il mio eroe preferito, lo Spirito con la Scure, che nell’episodio Zagor racconta (nn. 55-56), mi svelò per la prima volta le sue origini. A ruota seguirono, nel 1981, gli episodi della seconda serie di Tex & Company: La valle della luna (nn. 55-56), Sangue Navajo (nn. 51-53) e Forte Apache (n. 100) per Tex, L’isola della paura (nn. 11-12), Indian Circus (n. 84), I cacciatori di uomini (nn. 29-30) e Il mio amico Guitar Jim (n. 100) per Zagor, Atlantico (nn. 24-26) e Il mistero di Selva Preta (nn. 40-42) per Mister No. Alla compagnia si aggiunsero due personaggi che conoscevo ancora poco: il Comandante Mark, con la bella avventura della Tigre della Martinica (n. 32), e Ken Parker, con le splendide vicende di Un uomo inutile (n. 19) e La ballata di Pat O’Shane (n. 12).
Per alcuni anni non ho più sentito parlare di Tex & Company e nel frattempo si era conclusa anche l’esperienza di Supergulp!, schiacciato dalla concorrenza dei cartoni animati giapponesi. In quel periodo mi appassionai a Capitan Harlock, Jeeg Robot, Candy Candy, Lady Oscar e L’Uomo Tigre. Nell’estate del 1984 soltanto la prima stagione di Tex & Company venne replicata più volte sull’emittente privata barese Telenorba e, in quell’occasione, registrai in maniera rudimentale su musicassetta l’audio di alcuni episodi. Ma fu nel 1987 che, tornando da scuola, ebbi la sorpresa di scoprire che il canale tarantino Video Levante stava trasmettendo il terzo episodio del Mistero di Selva Preta (ribattezzato, come ho scoperto solo in séguito, Terrore a Selva Preta). Avevo da poco acquistato un videoregistratore e riuscii a registrare su VHS uno spezzone della puntata, che si concludeva con l’assedio dei giganteschi scarafaggi al recinto elettrificato da Mister No.
Da quel giorno, per circa tre anni, cercai di accaparrarmi più episodi che potevo, ricorrendo alla registrazione col timer: al ritorno da scuola controllavo avidamente il bottino. Purtroppo, Video Levante trasmetteva Tex & Company in maniera piuttosto irregolare, senza rispettare l’ordine delle puntate, cambiando l’orario di messa in onda rispetto al palinsesto e sballandomi le programmazioni. Alcuni episodi furono trasmessi più volte, altri invece mai. Poteva anche capitare che il segnale fosse disturbato e le registrazioni venissero male o si perdessero delle scene. Inoltre, poiché all’epoca cercavo di economizzare sulle VHS, mi capitava di registrare le puntate di Tex & Company in coda a qualche film, col rischio che il nastro non bastasse (e infatti in alcuni casi non bastò). Quel ragazzino di quindici anni non sapeva che, nel suo piccolo, stava salvando un “patrimonio storico”, un po’ come avevano fatto i monaci benedettini nel Medioevo, trascrivendo i testi della letteratura latina e greca! Le reti private infatti non hanno conservato le pellicole di Tex & Company – come invece ha fatto la Rai per Supergulp! – e buona parte della produzione è andata perduta.
Nel lungo articolo sui cartoni animati bonelliani che scrissi nel 1995 per Dime Press ebbi la felice (o infelice) idea di dichiarare di aver registrato numerosi episodi. Da qual momento una gran quantità di lettori della rivista mi contattò per chiedermi di registrarglieli. Avrei potuto metter su un commercio in larga scala e diventare ricco, ma invece duplicai le puntate e le spedii a chi me ne faceva richiesta gratuitamente o, al massimo, facendomi rimborsare le VHS e le spese di spedizione. Alcuni anni dopo scrissi un pezzo analogo per Darkwood Monitor, la rivista dello Zagor Club, e fui subissato da nuove richieste, fino a quando le mie videocassette non iniziarono a deteriorarsi e i videoregistratori collassarono. Mi contattavano soprattutto per le puntate di Tex, Zagor, Mark e Ken Parker, mentre a pochi interessavano gli episodi di Un uomo, un’avventura e gli spezzoni di Mister No che avevo.
Diversi anni dopo, con la diffusione di Internet, ho scoperto che molte delle registrazioni da me condivise sono state messe in commercio su eBay in DVD autoprodotti o caricate su YouTube. È evidente la provenienza, perché hanno tutte il logo di Video Levante e presentano i difetti delle mie registrazioni: alla seconda puntata dell’episodio zagoriano dei Cacciatori di uomini manca la parte iniziale perché la messa in onda era stata anticipata; manca anche il finale perché non avevo abbastanza spazio sulla VHS. Per analoghi motivi mancano i primissimi minuti delle due puntate della Tigre della Martinica e del secondo episodio della Ballata di Pat O’Shane. Nel primo episodio del Mio amico Guitar Jim mancano alcune scene perché il segnale dell’emittente era disturbato. Nel finale della Valle della paura scorre il serpentone pubblicitario di una concessionaria auto tarantina.
Non si trovano in rete o in commercio la seconda puntata dell’episodio texiano La valle della luna e la quinta di Tex contro Mefisto perché le avevo registrate in coda a dei film che sono stati incautamente prestati ad amici e mai più restituiti. Degli episodi di Mister No sono reperibili solo frammenti perché disponevo solo di quelli. In rete, al momento, ho trovato solo due episodi che non provengono dalle mie registrazioni: si tratta di cinque minuti della seconda puntata del Mistero di Selva Preta, trasmessa da Telegenova, e l’intero episodio dell’Uomo di Chicago. Le avventure conservate integralmente sono La valle della paura e Indian Circus. Non si trova invece traccia degli episodi Zagor racconta, L’isola della paura, Le terre dell’abisso, Forte Apache e L’uomo di Iwo Jima, che non sono mai riuscito a registrare.
Vorrei spendere qualche parola sulla colonna sonora del programma, per colmare una lacuna del mio articolo del 1995: allora non disponevo dei potenti mezzi di ricerca forniti dalla rete o di Shazam! La sigla iniziale di entrambe le stagioni è costituita dal brano La ballata di Tex Willer, scritta da Giorgio Bonelli e Renato Pizzamiglio, su musica e arrangiamento di Corrado Castellari e interpretata da Marco Ferradini e Silvio Pozzoli. La sigla finale della seconda stagione è Tex’s Stomp Music, degli stessi autori. Nei titoli di coda della prima serie è indicato erroneamente che la sigla del programma è Liberated Lady, eseguita dai Pepper. Per le efficacissime musiche di sottofondo gli autori del programma hanno attinto alla colonna sonora del film Los Amigos, di Paolo Cavara, firmata da Daniele Patucchi. In particolare, il brano Per salvarsi accompagna la sequenza in cui gli abitanti di Morelos inseguono il tagliatore di teste nella prima puntata e si ritrova nelle scene ugualmente concitate di altri episodi. La traccia Nel buio è invece presente nelle sequenze più cariche di suspense. Il brano Even if you’re not the first one, eseguito da Ann Collin, chiude le puntate di Tex nella prima stagione. Il tema Addio a Deaf è stato utilizzato nelle situazioni più cariche di pathos della serie a partire da Zagor racconta; nella versione che si può ascoltare nel quattordicesimo minuto del film di Cavara introduce l’episodio zagoriano. L’esecuzione strumentale di The ballad of Deaf and Ears apre invece le puntate con Guitar Jim (si può ascoltare nel film dopo un’ora e tredici minuti).
Oltre ai brani di Patucchi, all’inizio degli episodi di Tex contro Mefisto troviamo una ballata eseguita da Hugo Pratt. La versione strumentale del brano di Toquinho Samba De Orly introduce invece tutti gli episodi di Mister No. Nella scena dell’esproprio delle terre nell’Uomo del Messico è inserito il brano Marcia della resurrezione, di Stelvio Cipriani e Giulia De Mutiis, utilizzato nella colonna sonora del film Testa ti ammazzo, croce sei morto. Mi chiamano Alleluja di Giuliano Carnimeo. Nel finale dell’episodio di Mister No L’uomo della Guyana, la bella Anouk canta J’ai deux amours con la voce di Suzon Guerzoni.
Approfitto dello spazio a mia disposizione per fare inoltre ammenda di qualche imprecisione presente nel mio articolo del 1995. Avevo citato erroneamente le parole dei primi versi della canzone La ballata di Tex Willer. Quelle corrette sono le seguenti: “Non è leggenda del West, io ho conosciuto quel Tex e giuro che le sue gesta non son fantasia”. Nell’elenco degli episodi attribuivo la regia dell’Uomo della legione a Ferruccio Alessandri anziché a Giorgio Bonelli. Sempre nell’elenco indicavo erroneamente col titolo Zagor e Guitar Jim l’episodio del numero 100, che invece fu snellito in Guitar Jim. Nel mio articolo criticavo un po’ la regia di alcuni episodi diretti da Dario Ciola, ma riguardandoli mi sono ricreduto. Resto invece perplesso in merito alla colorazione ex-novo di alcune avventure della seconda stagione, sicuramente meno efficace rispetto a quella dei cartonati utilizzati per la prima.
Se pensiamo a quello che si riesce a fare oggi con l’intelligenza artificiale, la tecnica artigianale con cui è stato prodotto Tex & Company fa sorridere. Eppure, non si può restare immuni al fascino che quei cartoni semianimati sprigionano, perché da essi trasuda tutto l’amore con cui sono stati realizzati. Io ho un sogno: che dai sotterranei bui di qualche emittente privata riemergano le pellicole dell’intera serie. E che qualche grande gruppo editoriale le restauri e le riproponga al pubblico degli affezionati.





