Il Tex che non fu Parte I Luigi Grecchi 2

ll Tex che non fu – Parte I: Luigi Grecchi

Gennaio 1976: una rivoluzione per Tex

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Tex 183Gennaio 1976: il n. 183 di Tex, intitolato Caccia all’uomo, è in edicola. Tutto nella norma, anche la scritta sul frontespizio dell’albo è quella che i lettori sono abituati a vedere: “Text by G. L. Bonelli”, per i disegni di Fernando Fusco, alla seconda storia per il personaggio. Nulla, quindi, farebbe pensare che siamo arrivati alla fine di un ciclo per la testata, e che, d’ora in avanti, tutto sarebbe cambiato. La storia, infatti, a dispetto della rassicurante dicitura introduttiva, per la prima volta non è stata scritta dal creatore del personaggio ma da un altro autore. Con tutte le conseguenze del caso per la serie.

È Sergio Bonelli, editore della collana e sceneggiatore “in incognito” della storia in questione, a spiegare – tempo dopo – i motivi della sostituzione. Forzata, ovviamente: solo un brutto incidente di sci durante una discesa sulla neve e il susseguente periodo di obbligata convalescenza ospedaliera avrebbero potuto allontanare, sia pure temporaneamente, l’irriducibile scrittore dalla sua prediletta creatura. E creare, quindi, la premessa per un avvicendamento ai testi che si presenta quanto mai complicato.

La popolarità dal personaggio (una tiratura di circa 700.000 copie vendute del solo inedito), ha creato un gigantesco successo editoriale. Ma, allo stesso tempo, un simile riscontro di pubblico si è tramutato in un meccanismo molto delicato da gestire. L’enorme seguito di lettori che segue le avventure di Tex si identifica totalmente nel suo eroe, al punto che ogni minima variazione nella struttura delle storie o nella personalità del protagonista sarebbe sicuramente vista come fumo negli occhi. Inoltre la perfetta formula alchemica in grado di far scaturire i travolgenti episodi del ranger è stata, finora, esclusivo appannaggio di G. L. Bonelli. Infatti, se fin dagli anni Cinquanta si erano alternati al creatore grafico Galep altri disegnatori, fino a questo momento nessun altro aveva mai fatto le sue veci alla macchina da scrivere.

Sergio Bonelli, nella sua qualità di guida della Casa Editrice, ha i suoi buoni motivi per temere gli effetti dell’assenza del nome di suo padre dal tamburino degli autori. Per tutti, Tex si identifica in G. L. Bonelli, la firma di qualunque altro suonerebbe apocrifa agli occhi di un pubblico che, sentendosi tradito, potrebbe essere anche indotto a disertare l’appuntamento in edicola. E un crollo della tiratura delle copie vendute, l’architrave su cui si regge il bilancio dell’intera azienda, avrebbe conseguenze negative incalcolabili.

Da qui la decisione di mimetizzare, in qualche modo, l’avvenuto rimpiazzo mantenendo comunque la tradizionale formula di accoglienza per i lettori, da sempre garanzia di grande avventura. Per quanto riguarda, invece, la scelta dell’audace che si dovrebbe accollare la responsabilità di rimpiazzare l’insostituibile G. L. Bonelli è un altro paio di maniche. Un conto è fornire rassicurazioni sulla provenienza del prodotto appiccicandoci una scritta di garanzia sopra: tutt’altra storia quando si tratta di mantenerne inalterata la qualità partendo da una diversa miscela di ingredienti.Lone wolf

Non resta che dare una scorsa alla lista dei possibili aspiranti al difficile ruolo, dunque, e individuare quello che appare più adatto al compito. Non che ci sia molto da selezionare, comunque. Anche perché il candidato, per avere il sospirato lasciapassare (oltre ad una consolidata esperienza nello scrivere storie western), deve ottenere anche l’avallo di G. L. Bonelli. E, sul punto, il “papà” di Tex si dimostra un genitore talmente geloso del suo figlio di carta da restringere l’elenco dei papabili a due soli nomi, gli unici che considera alla sua altezza. Il primo è Gino D’Antonio, già in forza alla scuderia Bonelli, soprattutto come autore della Storia del West. L’altro è Luigi Grecchi, scrittore veterano della Casa Editrice Universo, che ha già messo la firma su svariate serie di successo come I due dell’Apocalisse e Lone Wolf (disegnata proprio da Fusco).

Alla fine è quest’ultimo ad essere scelto. Classe 1923, residenza e svariate esperienze lavorative in Francia, viene contattato da Sergio Bonelli per sondare la sua disponibilità a cimentarsi con il personaggio tramite una sceneggiatura di prova. Grecchi, pur lusingato, è comprensibilmente titubante. Scrivere Tex sarebbe per lui il culmine della carriera ma, ormai superata la cinquantina, non avverte più di tanto il richiamo della gloria. È fin troppo consapevole delle difficoltà da affrontare, non ha la certezza di riuscire a spuntarla. Tuttavia, il suo orgoglio professionale non gli consente di lasciar cadere il guanto di sfida che gli è stato lanciato. Lo raccoglie e consegna lo scritto richiestogli alla Bonelli.

Ma la sua storia non supera il vaglio della redazione. Non sarà lui, quindi, a raccogliere l’eredità di G. L. Bonelli ma lo stesso Sergio che, quindi, comincia ad affiancare – anonimamente – il genitore ai testi della serie. Per Grecchi la bocciatura ricevuta è un solenne stroncatura ai suoi sforzi creativi oppure davvero, in quel momento, subentrare efficacemente al creatore di Tex era una missione impossibile?

In ogni caso, a dispetto delle speranze della casa editrice, la sostituzione non fu per nulla indolore. Tutt’altro. Ancora oggi Caccia all’uomo è oggetto di feroci dispute tra i lettori: le critiche negative alla storia in sé e al ritratto del protagonista abbondano. I lettori più smaliziati si accorsero subito che c’era qualcun altro al timone della collana. Troppo cupo e malinconico il racconto, troppo preda dei dubbi l’eroe, troppe le conseguenze dei suoi errori di valutazione, troppo amaro il sapore del suo fallimento alla fine. Il pubblico non riconosce, in questo cowboy disilluso e rassegnato, il proprio beniamino e reagisce con sdegno. La popolarità della serie inizia progressivamente a calare, in parallelo con le vendite.

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Niente da dire, ovviamente, sulla professionalità di Guido Nolitta. Tantomeno su quella di Grecchi. Entrambi avevano capacità e mestiere sufficiente per cimentarsi nell’impresa ma i risultati finali, purtroppo, non sono stati pari all’impegno profuso. Ci si metta, per un attimo, nei panni di chi ha ricevuto un tale incarico. È roba da far tremare i polsi a chiunque ma anche un enorme stimolo a dare il meglio di sé stessi. Si tratta di dare al suo pubblico il più popolare eroe western italiano, in una versione quanto più possibile uguale a quella originale. Ma senza rischiare una deriva che porti a una maldestra imitazione del modello bonelliano. Meglio andarci cauti, procedere per gradi ed esplorare a fondo soltanto le caratteristiche del personaggio principale. Cosa c’è di meglio, per una storia d’esordio che accontenti tutti, di una bella avventura con Tex versione cavaliere solitario? Ci sarà tempo e modo per approfondire altri aspetti della serie in futuro: per adesso fa gioco piazzare la telecamera fissa sul primo attore e far evolvere la vicenda standogli sempre addosso. Una soluzione di stampo classico e anche in linea con la filosofia della casa editrice, con l’eroe sempre e comunque al centro della scena. E, quel che non guasta, estremamente umile: il neo autore si accosta con cautela e rispetto al ranger e al suo mondo, si muove con prudenza, cerca dei punti di riferimento, prova a fare suo il personaggio.

Soluzione ponderata, indubbiamente, forse persino troppo. Inevitabile che le incertezze dell’aspirante nuovo sceneggiatore si ripercuotano nelle movenze ondivaghe del protagonista e nella contraddittorietà del racconto. Questo Tex che agisce d’impulso, che sbaglia a giudicare un uomo, che viene sorpreso dagli avversari sembra a volte Zagor, altre Mister No e, persino, Lone Wolf, spesso vittima di ingenuità colossali con inevitabile corredo di botte in testa. E se l’attore principale viene estromesso è fatale che l’intero tono della storia cambi, con i comprimari chiamati a surrogarlo nel portare avanti la vicenda, che ne siano in grado o meno non fa differenza.

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Il risultato di tutto questo? Un personaggio stravolto nel modo di pensare ed agire, mai determinante nel corso della storia, anzi spesso travolto negli eventi. Perfino salvato dal suo prigioniero o ridotto facilmente all’impotenza dagli sgherri del giudice. Per non parlare, poi, del fatto che – alla fine – risulta sconfitto senza appello. Il Tex di Guido Nolitta era di sicuro fuori dai canoni, quello di Grecchi non l’abbiamo mai visto. Sappiamo soltanto che la storia da lui presentata fu ritenuta inadeguata ma non conosciamo i motivi della bocciatura. La cui diretta conseguenza fu di aprire una falla nella programmazione delle uscite, a cui fu chiamato a porre rimedio, come si è visto, lo stesso Sergio Bonelli. Nell’occasione, il suo alter ego Guido Nolitta presentò, per la prima volta, la sua visione obliqua ed eversiva del West di Aquila della Notte.

A distanza di alcuni anni, di fronte all’inesorabile declino della produzione del padre e impossibilitato a far fronte, da solo, alla scrittura delle sceneggiature necessarie a mandar avanti la serie, Sergio Bonelli ci riprova. E, stavolta, agisce senza il nullaosta del genitore e con una proposta molto più concreta. Contatta nuovamente Luigi Grecchi e gli chiede se è disposto a scrivergli “cinque o sei storie di Tex all’anno”. Probabilmente gli chiede anche di non firmarle e che siano il più possibile conformi al modello narrativo di G. L. Bonelli. Grecchi, però, già sotto contratto con la Editrice Universo, declina l’offerta.

La sua pista non si incrocerà mai più con quella di Tex e, a parte una sporadica collaborazione per Mister No – nella storia comparsa nei numeri dal 143 al 145, La spedizione scomparsa, disegnata da Roberto Diso nel 1987 – neanche con la Casa editrice Bonelli. Non sarà mai l’erede del Gran Vecchio ai testi della sua creatura, forse non ha mai voluto esserlo. E le vicissitudini del Tex post G. L. Bonelli sono appena iniziate.

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