Di Lewis Trondheim, fondatore de L’Association, casa editrice che ha fatto conoscere – tra gli altri – Émile Bravo, Christophe Blain, David B. e Joann Sfar, è ben poco conosciuto in Italia il suo personaggio feticcio Lapinot, coniglio che disserta sulla vita, sulla morte e sulla società nella quale ci muoviamo. In Francia la serie Les formidables aventures de Lapinot si è interrotta all’apice del successo nel 2004, con la morte senza fronzoli del protagonista nel dodicesimo tomo dedicato a Guy Vidal, storico editore di Dargaud a cui molto deve, mentre dalle nostre parti qualcosa non dev’essere funzionato se non si è andati oltre la traduzione (nel 1999-2000) del secondo, del quarto e del settimo numero da parte di BD Edizioni.
E invece merita, ancor di più da quando – nel 2017 – Trondheim ha resuscitato senza tante spiegazioni il suo alter-ego. Les nouvelles aventures de Lapinot si presentano identiche nel segno e nel tono corrosivo ma con una libertà di formato invidiabile, tra tutti Les Herbes Folles, 366 pagine a striscia mute e splendidamente acquarellate, pre-pubblicate quotidianamente lungo tutto il 2018 sull’account Instagram del disegnatore. Una sfida certo, ma anche un’interrogazione sulle potenzialità del fumetto.
Nona Arte (divisione da libreria delle Edizioni Cosmo) ha tradotto l’anno scorso la parodia di Asterix apparsa nella collana Nouvelles aventures – intitolata Per Toutatis! – dove Lapinot si ritrova nel villaggio degli irriducibili Galli, con la differenza che la parodia d’origine diventa altro: Obelix spacca letteralmente la testa ai Romani con uno splatter degno dei primi di Dylan Dog… ma senza la dovuta continuità, la storia sembra un pesce fuor d’acqua.
Oltralpe è invece appena uscito Le chapeau maudit (il cui cambio di editore, ora Dargaud, ha imposto di rinominare la collana in “Une aventure de Lapinot dans une situation pas possible”) dove come prima si ride, si osserva e si riflette.
Che la strada gli sia ancora lunga.
