Da un po’ di tempo uno spettro si aggira (oltre che in molti altri luoghi anche) nel fumettoverso: la AI. Più precisamente, la cosiddetta “intelligenza artificiale generativa”, le “architetture” di machine learning.
Tutto può essere, magari questi scenari si potrebbero verificare davvero; allo stato appaiono però improbabili. E, ancor più, appaiono frutto di allarmismi focalizzati sugli obiettivi sbagliati. È senza dubbio possibile che in futuro le AI generative possano realizzare lavori artistici mirabolanti (già oggi si vedono cose obiettivamente incredibili), tuttavia dubito che qualcuno artisticamente negato come il sottoscritto potrebbe mai diventare Alberto Breccia pur con l’ausilio della più efficace AI generativa; e anche chi fosse un onesto professionista del pennello dovrebbe lavorare così tanto con i comandi della suddetta AI per ottenere un risultato del genere (un risultato in qualche modo non lontanissimo, diciamo) che il suo sforzo complessivo sarebbe probabilmente paragonabile a un lavoro interamente manuale.
Certo un cartello degli editori (cose che naturalmente esistono solo in universi paralleli al nostro) potrebbe effettivamente utilizzare queste AI per sottopagare gli artisti o far quasi a meno di loro – basta trovare un paio di ragazzotti con la fantasia sbrigliata, una mano non completamente ineducata al disegno e una buona capacità di uso del magico strumento ed è fatta: il lavoro non sarà mai DAVVERO paragonabile a quello di Breccia (ma neppure di artisti molto più onesti), ma per la stragrande maggioranza dei lettori la cosa non farà troppa differenza; il gusto dei lettori andrebbe educato, si dirà, ma ovviamente gli editori non hanno alcuna convenienza a far crescere una leva di lettori consapevoli, e quindi esigenti; d’altronde gli artisti hanno altro a cui pensare e i critici non se li fila nessuno.
Il pericolo reale può essere dunque questo (è questo), non Tizio o Caio che si creano un’immagine per un articolo su un blog o un sito amatoriali e sul quale piomba l’artista Sempronio a cavillargli i co…siddetti.
Puoi usare quanta AI vuoi, non ci arrivi comunque…
Riguardo al lato testi, vi è da dire che già oggi alcune AI “scrivono” meglio non solo della gran parte degli umani, ma anche di parecchi professionisti della penna: è triste, ma è così.
Tuttavia, per la scrittura ancor più che per il versante iconografico, vale tener conto del fatto che anche i migliori prodotti delle AI – e anche in futuro, ragionevolmente – sono prodotti su base statistica / probabilistica; sono, cioè, prodotti magari magnifici, ma riferiti COMUNQUE a una selezione operata su base statistica / probabilistica, privi di quella unicità che, con tutte le sue eventuali imperfezioni, è caratteristica della mano e della mente del singolo.
Oggi, ma ragionevolmente anche in futuro, non si può avere prova certa dell’uso delle AI nell’elaborazione di un testo (a meno che non si tratti di collage di testi già esistenti, e allora ti taglio le manine assemblatrici), ma se ne può accertare una probabilità così forte da rifiutare quel testo. Naturalmente un editore onesto rifiuterà SEMPRE un testo sospetto; così come in campo amatoriale mi risulterebbe del tutto incomprensibile l’uso delle AI: io scrivo per il mio esclusivo divertimento (e amore per il fumetto), francamente se dovessi utilizzare uno strumento del genere per un mio articolo preferirei mettermi a coltivare cucurbitacee.
Esistono però realtà di confine, lontane egualmente dal rigore professionale e dalla rigorosa scrittura amatoriale. È innegabile che la Rete in particolare sia ormai invasa da testi, chiamiamoli semiprofessionali, chiaramente prodotti con modelli di AI generative: uniformità stilistica, ricorsività argomentativa, modelli narrativi schematizzati mettono chiaramente in mostra l’evidenza dell’impianto statistico / probabilistico sotteso.
Tutti questi testi sono mediamente leggibili, mediamente dignitosi, mediamente migliori di quelli che i loro autori sarebbero in grado di scrivere senza il supporto della AI. Mediamente, dopo due o tre articoli consecutivi di tale fatta, il lettore si rompe gli immaginabili co…siddetti di cui sopra: perché, semplicemente, testi di tale fatta sono mediamente – e mortalmente – noiosi. Monotòni.
Ma forse – sperabilmente? – i costi ambientali di un impiego massiccio delle AI generative si riveleranno tali da limitarne al massimo l’uso, se non sopprimerlo del tutto, e fine della questione almeno fin quando l’umanità non dovesse disporre di una, a oggi solo mitologica, fonte di energia a costi minimi, impatto ecologico zero o quasi, e rinnovabile.
