Avevo già parlato della mia passione per i Pink Floyd in questo articolo dedicato all’Eternauta. Torno sull’argomento commentando l’albo che ho acquistato il mese scorso, dopo un viaggio a Parigi in cui ho scoperto un’interessante collana di Docu-BD dedicate alla musica.
Se l’anno scorso ero tornato a Parigi, dopo molti anni, per visitare la mostra Bande Dessinée 1964-2024 (e portandomi a casa un “reperto” degli anni ’70 acquistato dai bouquinistes sul Lungosenna, Yves Sainclair), quest’anno vi sono tornato per incontrare un potenziale cliente e ho avuto più tempo per visitare la gigantesca FNAC delle Halles, nelle vicinanze del Centre Pompidou.
Dopo aver constatato che, ormai, il settore dedicato ai manga quasi supera – per estensione – quello dedicato alle BD “made in France” e aver dato un’occhiata alla Top Ten delle vendite (che annoverava, tra i vari titoli, una ristampa di Asterix, un Thorgal con copertine variant e il 44° albo di Alix – a quasi settant’anni dal suo debutto…), ho scoperto una casa editrice di cui non avevo mai sentito parlare: petit à petit. Si tratta di una casa editrice che pubblica “Docu-BD” in vari settori – teatro, storia, sport ecc. – tra cui spicca quello dedicato al pop-rock… che, naturalmente, non poteva non annoverare un corposo volume sui Pink Floyd.
Una rapida consultazione in loco mi ha convinto all’acquisto, dato che la presentazione in quarta di copertina rispecchiava perfettamente quanto ho trovato all’interno: “I Pink Floyd sono stati, letteralmente, il gruppo rock più celebre al mondo […] In 28 capitoli, questa Docu-BD traccia la loro favolosa storia con accuratezza ed entusiasmo per ritrovare in immagini, intatte, le emozioni di una musica immutabile nel tempo”.
28 capitoli, dicevamo, rigorosamente strutturati su otto pagine ciascuno: una pagina introduttiva, cinque pagine contenenti disegni su un periodo / un album / un personaggio floydiano (qui potete leggere, ad esempio, il capitolo dedicato ad Animals e alla successiva tournée) e due pagine di testo con un riepilogo informativo su tale periodo / album / personaggio. 28 capitoli scritti da Tony Lourenço (1-14) e Thierry Lamy (15-28), con l’apporto di 28 disegnatori diversi – devo confessare che non ne conoscevo nemmeno uno… – e, di conseguenza, un’inevitabile, seppur stimolante, diversificazione grafica da un capitolo all’altro, come si noterà dalle immagini a corredo di questo articolo (ne riparlerò in séguito).
Un volume, quindi, imperdibile per gli appassionati pinkfloydiani? Certamente sì, ma non perché il lettore scopra chissà cosa di nuovo sul suo complesso preferito: la documentazione è rigorosa e gli episodi narrati sono tutti ben conosciuti e correttamente riportati – diversamente, ad esempio, da biopic tipo Bohemian Rhapsody in cui la tempistica di certi episodi era adattata (generando varie inesattezze storiche) per ottenere una trama più coinvolgente e “scorrevole” rispetto a quanto realmente accaduto. Per dare un’idea, siamo invece dalle parti del documentario Noi, Zagor di cui ho parlato a suo tempo, che era molto piacevole per chi aveva una conoscenza superficiale o lontana nel tempo per lo Spirito con la Scure ma non proponeva alcuna “novità” per i fan sfegatati.
Dove sta la bravura di Lourenço e Lamy, allora? Sta nel COME questi episodi reali – e certi aneddoti scolpiti nell’immaginario collettivo, ad esempio la visita di un irriconoscibile Syd Barrett agli ex compagni d’avventura durante la registrazione di Wish you were here – vengono raccontati al lettore: mi limiterò, per fare un esempio, al capitolo dedicato all’immortale capolavoro floydiano The dark side of the moon, rimasto in classifica per oltre 700 settimane tra il 1973 e il 1988. Come vengono trasmesse le “informazioni” sulla genesi dell’album e sulle sue tematiche? Con un espediente geniale – durante un sogno? O un’allucinazione? – in cui Roger Waters fa da “ponte” tra un padre (defunto) e un figlio, nel ricordo di quando il primo risvegliava il secondo con un vero e proprio rito che consisteva nella riproduzione a volume altissimo di Time, con la sarabanda di sveglie, suonerie e cucù che dava il via a questo brano.
L’unica parziale “pecca” – diciamo così – di questa Docu-BD sta nella grande varietà di stili usati dai 28 disegnatori coinvolti. Se da una parte, come dicevo in precedenza, questa alternanza / diversificazione grafica da un capitolo all’altro risulta stimolante, è altrettanto vero – purtroppo – che in alcuni casi il disegnatore di turno non centra l’obiettivo minimo, cioè rendere immediatamente riconoscibili i singoli Floyd, privilegiando un’interpretazione astratta (eufemismo) rispetto a una minimamente realistica: è lo stesso inconveniente che non mi aveva fatto godere appieno del volume Wish you were here dei “nostrani” Danilo Deninotti e Luca Lenci, pubblicato da Edizioni BD nel 2015. A conti fatti, però, si tratta di un particolare secondario – legato ai gusti grafici del sottoscritto – che non inficia il valore dell’opera.
Tirando le somme, una bella scoperta e una collezione che vale la pena di esplorare ulteriormente, magari con i volumi dedicati a complessi come i Queen o i Led Zeppelin che mi sono sempre piaciuti molto, ma su cui non sono così “preparato” come sui miei amati Pink.
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