Tex Willer e la sua nemesi Mefisto

Approfondimento della trilogia dedicata a Mefisto, Tex Willer n.85-87

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Due spie al servizio del “cerchio d’oro”

Sul mensile dedicato alle avventure del giovane Tex siamo arrivati ad un momento cardine di tutta la serie. Un po’ ci era stato anticipato nelle ultime pagine del n.84, Piramide di morte, terzo e ultimo albo dedicato a Xipe: Tex è in procinto di incontrare Steve Dickart, personaggio che tutti i lettori – sia i giovani che i meno giovani – conoscono perfettamente come Mefisto.

È come se la trilogia dell’oro del dio Xipe non si fosse ancora conclusa: infatti con il n.85, Spionaggio, ripartiamo proprio dal tesoro al centro di quella storia. Che fine ha fatto? Possibile che sia stato conservato in una sola banca? Questi e molti altri sono i dubbi di Don Carlos Fuentes, lo zio dello stesso Fuentes che Tex ha tolto di mezzo nelle pagine del n.84. Il vecchio proprietario terriero ha come obiettivo eliminare l’assassino di suo nipote, oltre che accaparrarsi l’oro di Xipe, e per far questo si serve degli uomini del Colonnello Ramirez, il quale ha nella squadra due individui davvero particolari, due spie, due fratelli: Steve e Lily Dickart.

Mauro Boselli, in maniera sapiente, riesce a trovare un aggancio notevole per collegare la precedente trilogia a quella attuale, innanzitutto dal punto di vista grafico dato che troviamo ancora ai disegni il fenomenale Roberto De Angelis, che realizza in questo modo ben sei albi consecutivi.

Boselli torna ad incrociare la trama della serie con le strisce realizzate da Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini. L’albo Spionaggio è un omaggio – in molti punti – agli albetti a striscia del 1949, nella fattispecie La barriera di fuoco e Mefisto la spia. Sappiamo che Tex ha un compito che gli è stato affidato da mister Marshall: scoprire come sia possibile che i banditi vadano sempre a colpire (a suon di agguati e rapine rapidissime) le banche maggiormente rifornite di oro. E come fanno a mettere a segno i loro colpi sempre quando il luogo è incustodito? Chi consente ai banditi di anticipare le mosse dell’esercito?

A parer nostro siamo davanti ad un buon momento nella gestione della serie da parte del curatore Boselli, che si discosta rispetto al soggetto del creatore di Tex, seguendo un filone che lega questa trilogia di albi – come un fil rouge – a gran parte dei numeri precedenti della collana Tex Willer. Si parla infatti dell’organizzazione segreta dei Cavalieri del cerchio d’oro che abbiamo visto proprio all’inizio della serie, nei nn. 10-13 (Pinkerton Lady), per poi ritrovarli sui nn.24-28 (I razziatori del Nueces), con la trama orizzontale che deflagra negli albi 41-46, I guerriglieri di Juan Cortina. È come se tutti i tasselli sparsi nel corso degli anni stessero per incastrarsi con questa nuova trilogia. Boselli parte dai soggetti originali di G.L. Bonelli per dare una caratterizzazione ampliata e differente ad alcuni personaggi come Ramirez, cervello organizzativo del club del Cerchio d’Oro nell’armata messicana e collaboratore di personaggi come El Diablo e Coffin. Lo stesso ruolo dei fratelli Dickart, collegato adesso all’organizzazione segreta dei Cavalieri del Cerchio d’Oro, ha un altro spessore.

Il primo fugace incontro

È interessante come Boselli faccia muovere nel loro primo incontro i due personaggi antagonisti. Per essere precisi un primissimo incontro, anche se non diretto, lo abbiamo letto sul n.13 (La trappola di Mefisto), ma di fatto i due, per una frazione di secondo – all’interno di una carrozza di un treno in corsa – non si sono ancora visti. Ognuno però sa dell’esistenza dell’altro e questo è un elemento (o un contrasto narrativo tra i due avversari) su cui Boselli gioca molto anche nell’albo n.85.

Se nella storia del 1949 – nel bel mezzo dello spettacolo al locale di Rio Negro – la semplice curiosità mista al sospetto di Tex da una parte e la dimenticanza di una bacchetta da parte di Mefisto portano entrambi a scontrarsi in una breve sparatoria con Tex in fuga e con Dickart affacciato alla finestra (iconica la vignetta di Galep che immortala la scena), nella versione boselliana la presenza stessa di Tex come osservatore all’interno del locale mette sul chi va là Mefisto. È come se colui che diventerà l’arcinemico del ranger percepisse delle cattive vibrazioni per la presenza di qualcuno in sala: quel qualcuno è Tex e Mefisto lo sente. Così mentre il ranger sale le scale per indagare nella camera dei fratelli, Dickart ha il sospetto legittimo per andare a controllare, lasciando sua sorella a gestire da sola lo spettacolo.

Lo scontro tra i due è breve, così come nel soggetto di Bonelli, con De Angelis che si diverte a dare inquadrature diverse al primo veloce contatto tra i due personaggi: se Galep aveva sintetizzato all’ennesima potenza la scena, qui il disegnatore napoletano – aiutato anche da una sceneggiatura di più ampio respiro – ci mostra in un rimpallo di campo e controcampo (Mefisto all’interno della sua stanza e Tex che scavalca la terrazza per fuggire di corsa) il primo fugace incontro tra l’eroe e il suo futuro acerrimo nemico.

Facendo un passo indietro, anche l’atmosfera creata nel disegnare l’apparizione del mago durante lo spettacolo è un perfetto esempio dell’affiatamento tra De Angelis e Boselli. La quarta vignetta di pag.30 del n.85 è un campo lungo che descrive l’interno del locale, con Mefisto – girato di spalle al lettore – che allarga le braccia mostrandosi al pubblico stupito dal trucco tipico del miglior prestigiatore sulla piazza, con il suo look da mago che viene sostituito dal costume da diavolo color rosso, in una rivisitazione dell’originale costume mefistofelico disegnato da Galep.

Nella vignetta del campo lungo all’interno del locale, De Angelis ripropone lo scenario che aveva impostato poche pagine prima nel descrivere l’ingresso di Tex. Anche qui il dualismo dell’entrata in scena dei due personaggi avviene quasi in fotocopia, a rimarcare l’importanza di due destini che a breve si incontreranno.

The beautiful Lily

I manifesti degli spettacoli che organizzano i due fratelli tappezzano le località in cui si recano: è poi l’attività di imbonitrice di Lily Dickart a fare la differenza. La seconda locandina che incontriamo, stavolta a Fort Tampico, proprio all’inizio del n.86 (La mesa del diavolo), così recita: Mefisto The King Of Magic and The Beautiful Lily (in inglese, a differenza della versione del 1949).

È proprio sulla sorella di Steve che ci dobbiamo concentrare. De Angelis compie un imponente lavoro di restyling del personaggio, rendendolo una potenza di una sensualità disarmante. Lo charme che emana e la sua eleganza sono due elementi che affascinano il lettore: non era mai accaduto con la giovane Lily che – nelle strisce del 1949 – appariva nel look della modernità dell’epoca, una modernità contestualizzata al periodo.

Il primo incontro avviene nel n.85 di questa trilogia e notiamo come Lily sia impegnata nella sua stanza, insieme al fratello, nell’atto di vestirsi per lo spettacolo. Il look tipico della moda del 1949 – quello che i lettori di Tex avevano incontrato nelle prime storie a striscia – viene completamente ribaltato in chiave moderna da De Angelis (probabilmente su indicazioni azzeccate da Boselli nella sua sceneggiatura): Lily ha dei bellissimi capelli lisci biondi (abbandona così la capigliatura corta e mossa della versione di Galep) che le ricadono sopra le spalle, i lineamenti sono delicati, gli occhi sembrano quelli di un cerbiatto in apparenza innocente; la vediamo con gli autoreggenti in bella mostra. 

Anche il look di scena, con un intimo molto succinto, amplifica il suo fascino. Il tutto, unito alla sua scaltrezza, va a ricalcare l’importanza originaria di questo personaggio: è lei che utilizza le proprie doti femminili per trarre in inganno i militari, è lei che riesce a carpire da loro le informazioni tattiche che poi sono fondamentali e che suo fratello Steve comunica agli sgherri di Ramirez attraverso i piccioni viaggiatori.

Alcune scene tratte dal n.86 ci fanno vedere la bellissima sorella di Mefisto seduta in camicia da notte, in un momento di relax prima del successivo spettacolo: e non è un caso se De Angelis ci aveva già stupito nel recente passato nel caratterizzare con realismo – e con un pizzico di femminilità in più – certe donne presenti nel ventaglio dei personaggi indimenticabili del giovane Tex (una su tutte: la recentissima apparizione di Tesah).

Questo doppio lato di Lily – femmina sensuale e ingannatrice di talento – la rende davvero un personaggio potente che, a differenza della versione del passato, potrebbe benissimo recitare la parte da protagonista. Mefisto, apparentemente, svolge il ruolo di contorno, con i suoi trucchi e con il suo obiettivo di togliere di mezzo il ranger ficcanaso.

Tom Robbins

La Mesa del diavolo è anche l’albo in cui viene dato un ruolo centrale, più che da spalla, al simpatico Tom Robbins. Ce lo ricordiamo nelle strisce di Bonelli e Galep come uno degli aiutanti di Tex alla ricerca della banda di ladri delinquenti in quel della Mesa del Diavolo. Il look dell’epoca ce lo aveva immortalato come un simpatico vecchietto arzillo, naso aquilino, pizzetto tipico di un personaggio dei cartoni animati dell’epoca, quasi una macchietta. È lui che conduce Tex ad acciuffare la banda che semina terrore e agguati tra Stati Uniti e il Messico.

Nella versione più moderna, l’impavido Tom svolge il suo lavoro di nuovo amico di Tex e accompagnatore verso la Mesa: il look è simile a quello del passato, anche se De Angelis sceglie una fisionomia meno grottesca e caricaturale. Oltre a ciò, c’è un altro elemento che va a dare a questo personaggio secondario un ruolo da coprotagonista: la sua apparizione nella copertina del n.86 di Maurizio Dotti al fianco di Tex. Senza contare che il suo ruolo di spalla prosegue anche a Fort Tampico nell’ultimo numero della trilogia.

Il vero volto di Mefisto

Ci sono alcuni punti, ne Il complotto di Mefisto (n.87), in cui Boselli va oltre lo schema del soggetto originario di Bonelli, come abbiamo visto anche nella trilogia dedicata a Xipe. Siamo all’interno di un vero e proprio reboot di Tex: il suo “andare oltre” consiste nel distribuire elementi aggiuntivi alle sfaccettature del personaggio di Steve Dickart, e lo fa preannunciando al lettore elementi che troveremo nel futuro del personaggio e che i lettori più esperti possono già immaginare.

Il primo momento in cui si percepisce una sorta di switch narrativo, quasi una premonizione su ciò che rappresenta Dickart e i suoi poteri, lo vediamo a Fort Tampico. Siamo nel bel mezzo dell’inganno che la splendida Lily compie ai danni del tenente John Roller, ricalcando la storia originale che ogni lettore di vecchia data di Tex conosce. Per consentire al povero innamorato tenente di rivelarle informazioni sensibili non bastano i trucchi da ammaliatrice di Lily: Boselli inserisce la presenza di Mefisto che appare in secondo piano nelle prime due vignette della tavola di pag.22. De Angelis effettua un doppio contrasto: il volto delicato, acqua e sapone, di Lily in primo piano e il ghigno del mago (con una smorfia del peggior Mefisto) che appare da uno specchio posizionato in secondo piano rispetto alla sorella. Il volto ci viene mostrato per gradi nelle due vignette: prima gli occhi, poi nella vignetta successiva la sua completezza, pizzetto compreso, immerso nella densa oscurità misteriosa dello specchio a suon di colpi di inchiostro nero.

Un altro momento chiave è l’incontro con Tex. Stavolta i due sono faccia a faccia, il ranger entra nella camera dei fratelli e i due – protagonista e antagonista – si guardano: De Angelis applica una piccola metamorfosi al volto di Dickart. All’inizio è il normale volto del mago di avanspettacolo, poi quando riconosce Tex, le pupille dei suoi occhi si schiariscono e la sua espressione riprende il tipico ghigno del Mefisto che Tex sarà costretto a ritrovare nel suo cammino più avanti. Due vignette che si trovano in due punti ben definiti della tavola di pag.30: una ad apertura della tavola e l’altra in chiusura. Nel mezzo, il primo faccia a faccia e l’attimo di trasformazione del volto del mago, contornato da uno sfondo che De Angelis arricchisce con due tonalità di chiaroscuri: densi in alto e più sfumati in basso, proprio per far sembrare quel volto, agli occhi del povero Roller, frutto di un’apparizione soprannaturale.

Il complotto costruito dai due fratelli a danno di Tex – quasi alla fine dell’albo – ricalca a menadito il soggetto originale, con tanto di arrivo all’ultimo momento di Kit Carson a salvare il giovane ranger da dietro le sbarre e da una condanna a morte per impiccagione quasi certa. La crisi del protagonista, solo momentaneamente sconfitto, è accresciuta da una splash page ad opera di De Angelis, quasi a conclusione dell’albo, in cui Tex sogna l’apparizione di Mefisto – ormai sfuggito insieme alla sorella – con un omaggio al povero Tom Robbins tolto di mezzo dai fratelli Dickart. Da sinistra verso destra, De Angelis raffigura i due fratelli, con un paio di versioni di Steve (versione mago e versione Mefisto) con al centro un volto malvagio di Lily. Poi, in un mare di inchiostrazione scura, Tex cade nel vuoto. Molto suggestivo.

Ad ampie falcate all’interno del remake

Forse, ma questo è solo un semplice parere di chi scrive, la risoluzione dell’intreccio narrativo ne Il Complotto di Mefisto poteva essere dipanato in più spazio, magari con un albo in più. Ma qui entriamo in dinamiche particolari che hanno anche a che vedere con altri fattori. E se da un lato la trappola architettata ai danni di Tex – per la malvagità dei fratelli Dickart e per l’ingenuità del tenente Roller – poteva benissimo essere sviluppata maggiormente, è anche vero che questa suddivisione delle singole saghe in tre albi è una scelta azzeccata sul piano della velocità della narrazione. La freschezza delle storie, il ritmo serrato delle avventure, sono tutti ingredienti che fanno somigliare questo remake alle strisce di fine anni Quaranta, per cui la durata della storia può anche essere ritenuta adeguata.

Boselli è ultimamente a suo completo agio. Si è vociferato nei vari backstage delle fiere del fumetto che, con il n.100, la serie potrebbe terminare. Chi scrive si augura che ciò non succeda. Tex Willer è sicuramente un prodotto che ha colpito nel segno, riuscendo a coinvolgere intorno ad un personaggio iconico, mitologico e per certi versi “antico”, anche giovani schiere di lettori. Far intrecciare soggetti del passato (targati Gianluigi Bonelli) con il contesto in cui si trova il giovane Tex non significa assolutamente riprodurre le stesse storie: anzi, Boselli ce lo sta dimostrando. Forse non tutte le ciambelle sono riuscite fin qui con il buco, ma il livello qualitativo rimane altissimo. Un remake è tale se si riprende l’impostazione originale della storia; ma lo si può continuare a fare anche cambiando certi intrecci narrativi, creando legami con altri albi, collegando situazioni nuove e inedite ad una storia già scritta in passato, arricchendola.

Un esempio è ancora la conclusione del n.87, in cui vediamo Tex ancora a caccia di Steve e Lily Dickart. Il ranger si trova in un villaggio ai confini del Messico e qui arriva il nuovo colpo di scena (prevedibile per chi conosce la cronologia degli eventi originali delle primissime storie di Tex): il filone narrativo della caccia a Mefisto si dipana in due. La caccia continua, ma c’è un personaggio che può aiutare Tex nella ricerca: si tratta di Montales. Ma ciò lo vedremo a partire dal n.88 in avanti.

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