Nel segno di De Angelis: qualità altissima
Con il n.82 di Tex Willer, Mauro Boselli ci riporta in una storia che i lettori di Tex della prima ora ricorderanno sicuramente: Xipe. Gianluigi Bonelli introdusse questo dio azteco in una manciata di strisce uscite tra il marzo e l’aprile del 1949, in una storia che i lettori possono riscoprire anche rileggendo il n.2 della ristampa Collezione Book, pubblicato lo scorso maggio, dove si può assaporare lo stile e l’immediatezza del linguaggio del creatore di Tex in storie che, ricordiamo, risalgono a oltre 75 anni fa.
Boselli riprende in mano quel soggetto e, come già fatto altre volte in questa serie, riadatta e approfondisce tematiche che Bonelli aveva solo sfiorato nelle strisce del passato. Si parte già dal titolo: Xipe Lo Scorticatore. Boselli stesso ci racconta nel suo redazionale della licenza poetica assunta per nominare il dio azteco protagonista di questa saga; Il nome reale sarebbe Xipe-Topec, Lo Scorticato.
È un momento sicuramente importante per i lettori del mensile Tex Willer: com’era accaduto nel 1949, anche in questo remake troviamo il nuovo incontro tra Tex e la bellissima Tesah, un personaggio difficile da dimenticare. Come abbiamo precisato nella short di agosto dedicata proprio al n.82, Boselli sceglie un piano narrativo diverso da quello di Bonelli: gran parte del primo capitolo di questa trilogia è narrata dal punto di vista di Tesah, vera e propria protagonista principale.
L’escamotage narrativo adottato dallo sceneggiatore per introdurre la giovane indiana nel tenebroso e oscuro mondo di Xipe è un sogno, che possiamo leggere nelle primissime pagine della storia. L’esperienza onirica vissuta dalla ragazza ci mostra un’accuratezza quasi maniacale ai disegni, realizzati mirabilmente dal disegnatore Roberto De Angelis.
Proprio sul sogno occorre soffermarci un attimo: chiamiamola visione anticipatoria di ciò che la giovane Tesah andrà a vivere in questa avventura. De Angelis rappresenta nel migliore dei modi la scena: una pianura quasi abbandonata, alcuni arbusti secchi che delimitano il cammino. Tesah è da sola e – attraverso l’inquadratura ripresa dall’alto – è quasi minuscola, circondata dai silenziosi e giganteschi templi. Non servono i dialoghi, il disegno conduce il lettore e fa capire tutto.
De Angelis utilizza un tratto differente per distinguere i sogni di Tesah rispetto al presente realistico della narrazione. Le chine sono più forti, il cielo e anche il terreno vengono arricchiti da una stratificazione di inchiostri e retini che riescono a suscitare nel lettore un maggior disagio per l’atmosfera che si viene a creare. Limpido, pulito e lineare – come sempre – è invece il tratto classico nel presente della narrazione.
All’interno del remake
Altro personaggio che emerge nelle ultime pagine dell’albo è la bellissima Yogar, principessa azteca, discendente di Montezuma. Dopo il rapimento di Tesah la vediamo con sguardo spietato, fiero, che inizia a spiegare le sorti che rischia di subire la giovane prigioniera. Un duo femminile che promette bene.
Ci sono, ovviamente, delle differenze con il soggetto e la sceneggiatura di Gianluigi Bonelli, non legate esclusivamente alla distanza temporale che divide le due storie, ma anche alle scelte adottate da Boselli che amplia e riadatta la storia uscita 76 anni fa.
Merita, in questa sede di approfondimento, elencarne alcune, che già balzano all’occhio nel n.82: Boselli elimina – ad esempio – le parti e i personaggi superflui (per esempio la locandiera dell’ “Estrella del Rio”, di fatto inutile nella storia del 1949), semplifica il flashback dell’uccisione dei soldati al forte e degli attentati a Tex (cancella anche una brutta figura di Tex che – nell’originale, mentre insegue Yogar – inciampa e incastra goffamente la gamba in una sedia) e dà invece – come abbiamo già visto – spazio a Tesah, che diventa la protagonista di questa prima parte, rendendola in tutto interessante e intrigante grazie soprattutto ai suoi sogni.
Con L’idolo maledetto, n.83 della serie, si arriva all’albo centrale della trilogia ed è quello in cui Boselli ha a disposizione più pagine per introdurre elementi di novità. I cambiamenti apportati alla trama sono esemplificativi del trattamento che sta dietro a questa serie del giovane Tex, nel momento in cui si affronta una storia già scritta sulla serie regolare: una trama che sfiora, si interseca e poi ad un certo punto si discosta dal soggetto originale, senza però andare a stravolgerlo.
Un esempio lampante è il personaggio di Almedio, che viene introdotto ad inizio albo, forse uno dei pochi abitanti del villaggio deserto in cui Tex si imbatte nel continuare la caccia ai rapitori di Tesah. Siamo a Paraìso, poche catapecchie chiuse e un vecchio sbevazzone, figura apparentemente banale, indispensabile però in questo punto della storia: è infatti un testimone del passaggio della giovane in compagnia dei suoi rapitori, che descrive a Tex come due tipacci. Strumento narrativo già visto ma poi nulla sarà come sembra!
Leggendo l’albo si ha la sensazione che Boselli voglia rallentare il ritmo della narrazione, come un momento di transizione in attesa della conclusione. La sceneggiatura si focalizza sulla figura di Pedro Ortiz e sulla caccia a Tex che conduce con la sua banda, senza dimenticare l’entrata in scena di Fuentes. Tutti elementi che vengono introdotti da Boselli, creando il classico meccanismo di due piani narrativi che alla fine andranno a congiungersi nell’albo finale di questa trilogia.
Tavole a confronto
Il n.84, Piramide di morte, si apre con un siparietto quasi analogo alle strisce del 1949. Infatti, Tex e lo sceriffo sono alle prese con Pedro Ortiz ferito a terra e sul punto di cedere all’offerta del ranger: la libertà in cambio del ritrovamento di Tesah. La disposizione dei personaggi in alcune vignette disegnate da De Angelis richiamano la sintesi del tratto di Galep e la sceneggiatura di Bonelli.
Anche le parti successive sono molto simili alla storia originale: Boselli mette in primo piano il soggetto di Bonelli. I passaggi, anche se rivisti, sono quasi analoghi alle strisce di un tempo: la storia di Don Felipe, il mistero intorno al tesoro dell’ultimo imperatore Azteco (tal Guatimozin, nome che Boselli non menziona a differenza di GLB), la finta missione che Don Felipe racconta al popolo del capo Tanoc e della figlia Yogar – secondo la leggenda, discendenti degli antichi Aztechi.
Un riadattamento su un momento iconico come questo per la saga di Tex (seppure molto breve) non è sicuramente una passeggiata. Se, da un lato, la serie Tex Willer ci mostra la sua cifra maggiore nel modernizzare, approfondire, creare anche nuove avventure su un tessuto narrativo già scritto o quanto meno sfiorato, dall’altro lato è innegabile – e Xipe ne è un esempio – come quelle storie bonelliane di un tempo abbiano ancora degli elementi magici che le rendono sempre attuali e facili da riadattare in una versione più al passo con i tempi.
De Angelis torna a fondere i suoi due stili e stavolta lo fa nel momento cruciale della storia con l’arrivo di Tex nel tempio di Xipe: la scoperta di Tesah appesa in mezzo al salone principale del tempio – che nelle strisce di Bonelli & Galep occupava una manciata di vignette – è alternata da una gabbia bonelliana classica e da una tavola con una vignetta che occupa tre quarti della pagina, dove i disegni e la cura dei dettagli sono arricchiti da quelle tonalità cupe che avevamo incontrato ad inizio della trilogia durante il primo sogno di Tesah. Pochi i balloon, a parlare sono le espressioni nei volti di Tex e Tesah.
Indizio per il futuro: arrivano Steve e Lily Dickart
Anche il finale dell’albo va nella stessa direzione: rendere ancora più accattivante un percorso già scritto e leggendario. Da un lato, vi è il cenno al superstite della banda di Don Felipe che si ripara nella hacienda fortificata dello zio del defunto Don Felipe – Don Carlos Fuentes – e si fa cenno agli sconquassamenti che la scoperta del tesoro di Xipe (tornato nelle mani dei legittimi proprietari) e la sua relativa caccia possono provocare nel Messico; dall’altro lato, Boselli travalica gli avvenimenti celeberrimi di Santa Fe e del generale Mendoza (descritti da Bonelli nei capitoli Attacco a Santa Fe e L’assedio a Fort Wellington) e si concentra sulla missione successiva che Marshall affida a Tex (per completezza di narrazione, rimandiamo al capitolo a strisce La barriera di fuoco): sgominare un’attività di spionaggi, sabotaggi ed incursioni armate. Tutto avviene attraverso delle temibili spie, che ancora Tex – e la cui attività gli è solo accennata da Marshall a bordo di un treno a vapore nelle ultime pagine dell’albo – non conosce ma che noi lettori abbiamo già in testa… e ciò viene confermato anche dalla copertina del prossimo albo della serie: arrivano Steve e Lily Dickart.
Dal prossimo mese quindi, l’opera di remake di Boselli andrà a concentrarsi su un altro momento iconico della storia di Tex: l’incontro con Mefisto.






