Napoleone di Carlo Ambrosini

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A venticinque anni dal suo esordio editoriale vogliamo provare a riassumere e ricordare quanto e come Napoleone, l’opera di Carlo Ambrosini, abbia affascinato ed emozionato i lettori bonelliani. Per farlo utilizzeremo l’enorme archivio di articoli che uBC Fumetti ha accumulato negli anni con i contributi dei nostri storici collaboratori. Questi articoli verranno ripresi parzialmente ed accuratamente linkati per permettere, nel caso lo si voglia, anche una lettura più approfondita.

Premessa

La Bonelli fece, con questa testata, una scommessa inserendo numerosi elementi innovativi e/o comunque estranei, fino ad allora, al mondo della casa editrice.

Napoleone è stato il primo protagonista di nazionalità italiana di una serie bonelliana. Il primo vero noir targato Bonelli. Il primo personaggio che parla regolarmente con tre spiritelli. La prima miniserie. La prima testata ad esordire come bimestrale. La prima serie creata sia come testi che come disegni da una sola persona.

All’ombra del fumetto d’autore

La formazione di Carlo Ambrosini la riassume molto bene Claudio Crimi in questo articolo, nel quale segue la formazione artistica dell’autore cresciuto in un periodo in cui sperimentare era d’obbligo. Le sue prime esperienze d’autore completo vedono la luce in quel che si può definire il crepuscolo del fumetto d’autore, in cui i punti di riferimento erano artisti del calibro di Guido Buzzelli, Sergio Toppi, Guido Crepax e Dino Battaglia.

Basti pensare a Nico Macchia, il mercenario interamente creato e sviluppato da Ambrosini a metà degli anni Ottanta, le cui avventure sono ambientate in un medioevo inquietante, dove esorcismi e esseri fantastici si mescolano ad un’ambientazione storica dettagliata e ad una miriade di tributi all’iconografia anni Settanta. Non le classiche citazioni a cui certi fumetti ci hanno abituati (Nathan Never su tutti) ma veri e propri rimandi a capolavori del cinema, della letteratura, dell’arte pittorica e, ovviamente, del fumetto, a volte appena suggeriti o impercettibili.

Molto è rimasto di questo stile ed è con queste peculiarità che il lettore di Napoleone si deve confrontare. Questi molteplici livelli iconografici permettono a chi li sa cogliere di trovare punti cardinali comuni in cui l’eventuale cultore di un fumetto autoriale, ormai quasi del tutto scomparso nel nostro paese, può riconoscersi senza togliere il divertimento al neofita o a colui che in un fumetto cerca solo un momento di relax.
Nonostante questa peculiarità la collana risente a volte dei limiti della serialità e della cadenza periodica, con il risultato di un prodotto non sempre all’altezza. Siamo comunque lontani dalla tranquilla piattezza qualitativa a cui eravamo abituati con
Nick Raider, dove la serie procedeva senza picchi, in un senso o nell’altro, dando vita a un prodotto onesto e utile al rilassamento, un pop-corn comic potremmo dire, dovuto a personaggi non particolarmente curati e, soprattutto, a un abuso di genere datoci dalla televisione e dal cinema.

Il primo Napoleone: la miniserie

Con il n.1 “L’occhio di Vetro” Napoleone fa il suo esordio editoriale.

Ambrosini traccia una storia adatta a presentare il personaggio, un compito non facile vista l’atipicità dello stesso. Il lettore inizia così a familiarizzare con i comprimari come la governante Simenon, l’ispettore Dumas e il divertente Boulet oltre che con l’acerrimo nemico: Il Cardinale; tutti personaggi ben introdotti e caratterizzati.
Rimane da citare il “materiale psichico” ovvero le tre entità che vede solo Napoleone, provenienti dalla sua psiche. In questo episodio essi sono del tutto marginali e se non ci fossero stati la storia non sarebbe cambiata di una virgola: essendo questi i personaggi più complessi il loro sviluppo è rinviato ai numeri successivi.

Viste le esigenze introduttive del numero, parecchio spazio è lasciato ai personaggi e l’intreccio giallo non è certo dei più complessi: diciamo che in questo numero c’è veramente poco giallo ma molto noir. Una trama semplice, ma con una buona atmosfera.

Invece già dal n.2 “Il cavaliere senza nome” la storia si fa più complessa e, di conseguenza, più ricca di sfumature e di motivi di interesse. Quel che si ottiene è un intreccio ben congegnato: la suspense non manca, né mancano i colpi di scena.
Se nel primo numero la dimensione onirica, come detto, non aveva la minima incidenza sull’intreccio noir del mondo reale, qui i due mondi, pur non compenetrandosi, diventano l’uno lo specchio dell’altro. Se, insomma, non c’è ancora una precisa interazione fra i due mondi, ad entrambi viene comunque dato eguale spazio (a differenza di quanto accadeva nel primo numero). Questo non può che essere un aspetto positivo, dato che la peculiarità della serie consiste senz’altro nella commistione fra atmosfere e trame noir e onirismo e surrealtà.

Medesimo ritmo e qualità sono conservati anche nel n.3 “Il folle Barrakan” che con una sceneggiatura immersiva, intrigante ed originale, lascia in sospeso il lettore fino all’ultima vignetta. Con il n.4 “Storia di Allegra” c’è l’introduzione di Allegra, accattivante personaggio che diverrà fondamentale per il nostro protagonista ma che, purtroppo, tra onirico e noir, non viene per adesso approfondito adeguatamente.

In concomitanza dell’uscita del n.5 “Racconto d’autunno” viene annunciata la conferma del proseguo della serie che non terminerà, come previsto, dopo soli otto episodi. In questa avventura il soprannaturale si insinua nella realtà della “veglia” che Ambrosini riesce a “incastonare” perfettamente nel succedersi degli avvenimenti. Ancora una volta, il fascino del racconto si fonda principalmente sulle suggestioni che Ambrosini è in grado di suscitare nel lettore tramite luoghi, trovate surreali, personaggi, situazioni e atmosfere.

L’ultimo blocco dell’iniziale ex miniserie si chiude con il n.6 “La profezia del merlo” in cui, nonostante un soggetto non particolarmente originale, almeno per la parte più prettamente giallo-noir, la brillante sceneggiatura conduce il lettore in una vicenda complessa e molto ben studiata, svelando gradatamente gli elementi dell’indagine verso la soluzione finale; il n.7 “Il Tesoro d’argilla”, “tecnicamente” appena sufficiente, con un fascino in grigio tutto suo, non delude pur non esaltando in toto; e il n.8 “Il signore delle ombre” che vede anche il ritorno di Allegra ed il suo “prodotto psichico” Robespierre.

Un albo particolare quest’ultimo, che mette un altro tassello nella comprensione di quel personaggio particolare che è Napoleone, ma che chiarifica ancora di più l’impronta della serie: intimista e malinconica, con finali malinconici se non tristissimi, con un personaggio dall’animo un po’ cupo, ma che vive in un universo affascinante e ricco di implicazioni psicologiche.

Il secondo Napoleone: il rinnovo e la “serie regolare”

Visto il rinnovo della serie Ambrosini decide che è finalmente arrivato il momento di raccontarci qualcosa in più sulla vita passata del personaggio e di coinvolgere nuovi autori a sostegno del progetto: Diego Cajelli e Paolo Bacilieri per i testi e Pasquale Del Vecchio, Gabriele Ornigotti, Guido Camagni e Marco Nizzoli ai disegni.

Così nel n.9 “La lucertola e il serpente” conosciamo i personaggi che hanno abitato la giovinezza di Napoleone e che ancora vivono nei suoi sogni e nei suoi incubi peggiori.
Con il n.10 “Piccoli banditi” ai testi, per la prima volta troviamo, come anticipato, un autore diverso: Diego Cajelli.
Non c’è dubbio che la cosa presentasse qualche margine di rischio, stante la forte caratterizzazione personale data da Ambrosini alla serie, ma l’autore ha saputo evitare sia l’appiattimento sul modulo ambrosiniano, sia la ricerca di una dimensione troppo propria del personaggio. Cajelli non rinuncia alla propria personalità, ma evita di stravolgere le caratteristiche del personaggio; anche se nel far questo gli toglie parte della vitalità e rinuncia ad una maggiore incisività del soggetto.
L’autore si ripeterà poco dopo anche sul n.12 “Samurai”. In questo secondo lavoro sarà più a suo agio nell’utilizzare i tre spiritelli all’interno della narrazione ed a rispettare perfettamente la personalità ambigua di Napoleone, ma è con l’ottimo n.16 “Voci nel muro” che riesce, sempre coadiuvato ai disegni da
Pasquale Del Vecchio, a recuperare le atmosfere più rarefatte del Napoleone “istituzionale” senza per questo rinunciare alla propria personalità: compiutamente ambrosiniano e al contempo cajelliano, questo albo è un’ottima sintesi di quanto finora offerto dal personaggio.
Sullo stesso livello anche l’ottimo n.19 “Nel cerchio del tempo” che consacra le capacità dello sceneggiatore e le potenzialità del personaggio; vi suggeriamo, per comprenderne la forza e l’impatto, l’ottima recensione di Francesco Manetti “Ei fu…Napoleone a Sant’Elena“ (n.d.r. Ambrosini rielaborerà il gioco messo in atto da Cajelli in questo albo nell’ottimo n. 25 “La vita perduta”).
Il n.13 “La foresta che cammina” è forse il punto narrativo più alto raggiunto dalla serie. Una storia a tratti perfetta con Ambrosini che si dimostra abilissimo nella gestione tanto dei dialoghi quanto delle sequenze mute o semi-mute. A completare il tutto la forza del rapporto tra Ambrosini e Paolo Bacilieri che esplode e si perfeziona in ogni inquadratura.

Il disegnatore veronese per il n.22 “Quando muoiono le balene” scrive anche soggetto e sceneggiatura realizzando un noir sovraccarico di spunti e suggestioni, tra giallo e fiaba. Anche in questo caso vi suggeriamo, per approfondire, l’ottimo articolo “Quando precipitano le pseudobalene”. Bacilieri si ripeterà nel n.28 “Le lacrime di Frankenstein” sempre con ottimi risultati ed imprimendo connotazioni grafiche memorabili.

Altre piccole perle di questa “seconda fase” sono il n.18  “L’enigmatico signor Bloom”, mix delicato e insieme robusto di azione, melò, detection e introspezione, da segnalare anche per la bella storia d’amore che Napoleone inizia a vivere con Serena; ed il n.23 “Il cane di corallo”, una storia di eccezionale intensità e drammaticità sul tema del rapporto tra l’uomo e la legge. Tematica questa affrontata egregiamente anche da Cajelli nell’ottimo n.27 “Drammatico tango”.

Il terzo Napoleone: la maturità e la conclusione

Arrivati a metà strada il progetto Napoleone è ormai completo nelle sue parti. Le tematiche affrontate, i comprimari ed i nemici. Tutto è ben definito. Il team creativo è ben collaudato, pochi i nuovi ingressi in una manciata di albi: Alberto Ostini, Gennaro Alberti ed Emiliano Mammuccari.

Eppure il ritmo e la qualità delle storie non cambia. È vero, l’effetto novità dei primi anni è andato scemando, quest’ultimo periodo è più una conferma, una stabilizzazione su certi canoni e certe tematiche, come detto, sempre meglio delineate.

Tra le storie più significative o degne di nota abbiamo il n.30 “Omicidi immaginari”, in cui Rientra in gioco un’Allegra che a dispetto del suo nome, esistenza più triste e tribolata non potrebbe avere. Il n.37 “Il mio nome è Nessuno” dove mette in scena, attraverso il filtro della narrazione avventurosa, il racconto del rapporto tra linguaggio e mondo, ne mostra la natura essenzialmente convenzionale, o ancora il n.44 “Il Diluvio” in cui Lucrezia, a causa di turbe amorose, diviene deus ex machina.

C’è anche tempo, in quest’ultima fase, per l’incontro con Dylan Dog nel n.42 “Le spoglie del guerriero”. La storia, un omaggio a Dylan Dog sin dalla copertina, non può in effetti considerarsi un vero cross over o un team-up tra Napoleone e Dylan Dog perché, nella finzione fumettistica, Napoleone è una persona reale mentre Dylan Dog è “solo” un personaggio dei immaginario che prende vita dal desiderio del piccolo Mike, appassionato di fumetti italiani.
Ci sentiamo ancora di consigliare gli ultimi due albi, prima del gran finale, il n.46 “La morte alla porta” caratterizzata da ​​lungo flashback e da affascinanti rimandi e considerazioni sul ruolo della memoria ed il n.51 “Il labirinto delle identità” in cui Bacilieri, con una storia
dinamica e divertente, affronta la questione della definizione dell’identità personale.

Grazie di tutto Napoleone

Dopo il n.53 “Crash” che è l’addio al personaggio di Paolo Bacilieri, con il n.54 “Al di là delle stelle” il personaggio si accomiata dal suo pubblico (salvo tornare nel 2019 con una storia inedita sulla collana “Le Storie”).
Ci si aspettava una fine in linea con l’aspetto onirico della serie che, oltre a chiudere delle trame, prima tra tutte quella riguardante il Cardinale ci accomiatasse dal personaggio con forza e pathos. Invece, come spiega bene Guido del Duca nell’articolo dedicato all’albo, questo finale non è all’altezza di questi nove anni di storie. Questo è un finale che non vede coinvolta Allegra, in cui gli Spiritelli hanno uno spazio limitato, così come il mondo onirico, e in cui il sottotesto che fa da sfondo alla storia principale è sfumato come non mai.
Troppo poco per un personaggio tanto complesso e tanto interessante, quasi che lasciarlo andar via fosse troppo doloroso anche solo per riuscire ad abbracciarlo per un ultimo saluto.

Non resta che sperare in una dimensione in cui Napoleone ha ancora i suoi spiritelli, e Allegra, e i suoi sogni. Forse è ancora meglio sperare in più di una dimensione: una per il Napoleone di Ambrosini, una per quello di Bacilieri e una per quello di Cajelli.

Napoleone rimane ugualmente una delle serie italiane più originali a livello di concept, che ha cercato di dar vita ad un curioso mix di noir e fantasia, fondendo l’avventura di genere con i riferimenti colti. Una perenne ricerca dell’ibridazione, e anche questo ultimo numero, sia pure in maniera sgangherata, si porta sulla stessa falsariga.

Un esperimento che sin da subito si è scontrato con l’indifferenza di una ampia fetta di pubblico, abituato ad altri tipi di fumetto e chiuso alle novità. Comunque sia, Napoleone ha rappresentato qualcosa di nuovo nel panorama fumettistico, e anche se non è riuscito a raggiungere l’impatto e la notorietà di personaggi come Ken Parker e Dylan Dog (forse anche per motivi storici) quantomeno ci ha provato, e lo ha fatto con grande stile e forza rimanendo indelebile nella memoria di quei lettori che lo hanno letto e seguito nella sua vita editoriale.

Grazie di tutto Napoleone.

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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