Torino Comics: in fondo cosa è un nome?

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Siamo ad un giorno dalla chiusura del Torino Comics e si possono tirare le somme.

Anche quest’anno le presenze sono state rilevanti: code disciplinate di adolescenti, genitori con bambini, adulti non accompagnati. I passaggi tra gli stand affollati e difficili da praticare in alcune strettoie ed un sacco di gente in attesa per gli eventi degli YouTuber o per le varie iniziative interattive che questo anno occupavano uno spazio ancora più grande degli anni scorsi nel secondo padiglione.

La community cosplayer, ormai un po’ la colonna portante di questa manifestazione tanto da essersi guadagnata da qualche anno una “edizione speciale” natalizia solo per sè, presente in numeri massicci e colorati, con il palco centrale ormai completamente a disposizione per il tradizionale concorso.
In aumento rispetto agli anni scorsi i venditori di gadgets e merchandising, lo spazio gaming ed i banchetti riservati alle varie associazioni culturali, ludiche, di appassionati. Persino presente con decine di tavoli la Scacchistica Torinese, ma anche costruttori di Lego con modelli di un certo pregio ed uno spazio dedicato ai cabinati da sala giochi probabilmente doppio rispetto all’anno scorso.

Un intera area, poi era dedicata alla gastronomia da fiera, con veri e propri attentati al contenimento del colesterolo e del diabete.

I fumetti, come sempre, solo una parte di tutta questa colorata fiera: unici ospiti di un certo nome Paolo Eleuteri Serpieri e Claudio Sciarrone, ma un desolante vuoto dal lato conferenze o anteprime nazionali di prima fila. Editori di nicchia presenti e agguerriti ma nessun nome di prima fila, distributori e venditori presenti come sempre, ma messi in minoranza rispetto alla compagine dei venditori di merchandising.

Ma probabilmente dovremmo anche realizzare e accettare che la formula è cambiata radicalmente: resta il nome “Torino Comics” ma quello che viene proposto, e quello che le migliaia di partecipanti cercano, è una Mostra Mercato della Cultura Pop ormai rodata e, a quanto sembra, efficace.

Prendiamo atto che Torino si propone, e raggiunge, obiettivi diversi da Napoli o Treviso e godiamoci la varietà.

A ciascuno il suo e divertimento per tutti.

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