La visita guidata alla mostra di Alfred a Lucca Comics & Games 2025

Road to Lucca 2026: la visita guidata alla mostra di Alfred a Lucca Comics & Games 2025

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L’Italia vera di Alfred: un viaggio in tre atti tra ricordi, cinema e artigianato millimetrico

Il Palais de France ha ospitato una delle tappe espositive più emozionanti di Lucca Comics & Games 2025: la mostra “Alfred – Viaggio in Italia”. Curata e raccontata passo dopo passo dal curatore Mauro Bruni, l’esposizione ha celebrato la straordinaria trilogia italiana dell’autore d’oltralpe pubblicata da BAO Publishing. Tre opere che, come ha spiegato Bruni indicando le tavole appese alle pareti, rappresentano altrettante declinazioni dell’idea di percorso: il primo è un viaggio effettivo, il secondo è un viaggio interiore, il terzo è un viaggio che il protagonista vorrebbe disperatamente fare ma non riesce a compiere. Una trilogia talmente legata al nostro Paese che tutti e tre i volumi hanno mantenuto il loro titolo in italiano anche nelle edizioni francesi e americane, preservando intatta l’anima profonda del progetto.

Lo sfondo è un’Italia che evoca a piene mani il grande cinema di Ettore Scola e Mario Monicelli, muovendosi dagli anni ’60 e ’70 fino al contemporaneo. I luoghi di Alfred sono reali ma idealizzati: geograficamente i suoi ricordi diretti si fermano in Liguria, sopra Chiavari e La Spezia, ma l’autore riesce a proiettarli fino al profondo sud. Chiunque guardi queste colline vi riconosce un pezzo della propria terra perché Alfred non stereotipa i paesaggi, ma vi imprime un odore incredibilmente realistico e autentico, lontano anni luce dalle parodie didascaliche a cui ci ha abituato il cinema hollywoodiano.

L’inizio del viaggio: “Come prima”

Il percorso espositivo si apre con le tavole di Come prima, l’opera che ha trionfato al Festival di Angoulême e che inizialmente doveva essere un volume unico. Ambientata nel dopoguerra degli anni ’60, la storia segue due fratelli che si sono persi di vista in gioventù: uno ha costruito una vita normale, l’altro sbarca il lunario come pugile di seconda fascia. La morte del padre e la sua ultima volontà – riportare le ceneri al paese natio nel sud Italia – li costringe a una convivenza forzata a bordo di una vecchia Fiat 500 scassata. Il fratello pugile accetta solo perché, a viaggio concluso, erediterà l’auto.
Il viaggio diventa l’escamotage perfetto per esplorare un rapporto umano fatto di scazzottate, urli e abbracci, destinato a un’evoluzione positiva. Osservando gli originali balza all’occhio una scelta tecnica peculiare: sebbene il volume vanti una colorazione in digitale, le tavole originali nascono in un bianco e nero ricco di mezze tinte di altissimo profilo. Inoltre, Alfred dimostra una versatilità straordinaria cambiando radicalmente registro grafico e stile durante i flashback che rievocano l’infanzia dei due protagonisti.

La svolta intima: “Senso”

La seconda sezione della mostra è dedicata a Senso. Qui il viaggio si fa puramente interiore. Il protagonista, Germano, perde il treno alla stazione e rimane da solo in un non precisato paese del centro-sud. Si ritrova bloccato in un mastodontico e fatiscente albergo da 150 camere – frutto di una speculazione edilizia – dove si sta celebrando un mega matrimonio.
Germano è un disadattato, un asociale, un pignolo (“una merda al culo, per dirla in modo volgare”, ironizza Bruni), privo di email e cellulare in pieni anni 2000. Memorabile e squisitamente comica la sequenza del tormentone con il concierge dell’albergo, che tenta invano di risolvergli il problema chiedendogli contatti digitali che l’uomo non possiede. Anche nelle storie più drammatiche di Alfred c’è sempre, infatti, un controcanto ironico che spezza la tristezza, proprio come nella commedia all’italiana.
Graficamente, per il curatore si tratta del volume più alto: il parco immenso della struttura, con il suo lago e le sue costruzioni bizzarre, assume i contorni di un armadio di Narnia in cui perdersi. Lì Germano farà un incontro che lo costringerà a mettersi a nudo e a cambiare. Spiccano le scene d’amore, realizzate con un tratto volutamente diverso da quello abituale, e la potenza di un bianco e nero i cui neri profondi non vengono minimamente scalfiti dal colore.

La genesi, il teatro e i tempi d’attesa

Tra una sezione e l’altra, Bruni ha fatto notare una curiosità legata alle copertine: i tre volumi presentano tagli grafici differenti (in basso, al centro e di nuovo in basso) che, se accostati, sembrano quasi comporre un taglio unico. Un’idea nata in divenire, dato che Alfred ha lavorato a questa trilogia nell’arco di molti anni, impiegando circa due anni e mezzo a volume.
Questa dilatazione temporale si lega strettamente al background dell’autore. Figlio di teatranti, Alfred è cresciuto nei camerini e sui palcoscenici francesi, iniziando a quattro anni a disegnare i genitori durante le repliche. Per ritrovare l’ispirazione e cambiare registro, l’autore interrompe regolarmente il lavoro sui fumetti per dedicarsi a tournée annuali di disegno musicato insieme a musicisti e ballerine, esibendosi in performance d’improvvisazione dal vivo. In Italia, la pubblicazione della trilogia da parte di BAO ha subito ulteriori ritardi a causa del blocco pandemico del 2020, portando alla luce l’ultimo capitolo solo in tempi recentissimi.

L’atto finale: “Maltempo”

La mostra si chiudeva con l’ultimo nato, Maltempo, il cui titolo coincide con il cognome del giovane protagonista. Ambientato ai giorni nostri in un paesino del profondo sud stretto tra la minaccia di un ecomostro edilizio e la speranza del turismo, il libro racconta il viaggio che il protagonista vorrebbe fare ma non riesce a compiere.
Saputo che in settimana arriverà una troupe per le selezioni di un talent show musicale, il ragazzo tenta disperatamente di rimettere insieme la sua vecchia band adolescenziale per strappare un contratto e fuggire. I suoi amici, però, hanno preso strade diverse: tra loro c’è anche il bullo del paese, una figura finta e frustrata che mantiene lo status da bastardo nel gruppo ma che nella vita privata accudisce teneramente la madre malata.
Non manca l’elemento comico, rappresentato dal pazzo del paese che gira a cavallo (figura che Mauro Bruni ha paragonato ai memorabili eccentrici delle nostre città, come il celebre “Elvis” di Piazza della Signoria a Firenze). Alfred evita accuratamente ogni pietismo, offrendo una storia realistica e credibile in cui i personaggi si muovono in una sfumatura di grigi profondamente umana. Chicca assoluta scoperta durante gli showcase del festival: i testi delle canzoni della band sono i veri testi che Alfred scriveva a 17 anni quando suonava in un gruppo giovanile.

Il mito dell’improvvisazione e la regia dell’occhio

Nelle battute finali della visita guidata, Bruni smentisce con affetto una dichiarazione dello stesso Alfred, il quale ama ripetere di non preoccuparsi troppo della sceneggiatura e di improvvisare molto tra l’inizio e la fine. “È falsissimo, è uno snobismo da francese colto”, ironizza bonariamente Bruni mostrando la sovrapposizione millimetrica tra le matite esposte e il definitivo inchiostrato. Dietro ogni tavola c’è uno studio geometrico e accuratissimo.
L’alternanza degli stili, i controluce mozzafiato e i paesaggi che rievocano la Sila o la bassa Puglia testimoniano la grandezza di un autore che fa respirare l’Italia vera. Dal punto di vista della regia fumettistica, Alfred dimostra una sensibilità straordinaria: sposta continuamente la macchina da presa, taglia le immagini in modo insolito, predilige dettagli dall’alto o dal basso anziché i classici piani americani e sperimenta persino efficaci effetti di fuori fuoco cinematografico. Un montaggio sapiente che accompagna l’occhio del lettore e che conferma Alfred come uno dei più grandi narratori visivi contemporanei.

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