I tre colossi del fumetto mondiale a confronto: al Teatro del Giglio la magia di “Creatori di Mondi”
Il Teatro del Giglio di Lucca Comics & Games 2025 si è trasformato nell’epicentro del fumetto mondiale per uno degli appuntamenti chiave del programma culturale del festival: l’incontro CREATORI DI MONDI – Conversazione tra Tetsuo Hara, Igort e John Romita Jr. A guidare il prestigioso panel in veste di moderautore è stato Igort, regista e fumettista di caratura internazionale, affiancato da due autentiche leggende viventi: il maestro giapponese Tetsuo Hara, autore del mitico Ken il guerriero (Hokuto no Ken), e John Romita Jr., colonna portante del fumetto statunitense e tra i più celebri disegnatori di Spider-Man e Daredevil.
Ideato e curato dallo stesso Igort a partire dal 2023 per far dialogare i massimi esponenti del fumetto internazionale provenienti da culture, mercati e generazioni differenti (come nei passati storici incontri da lui condotti tra Jim Lee e Naoki Urasawa, o Daniel Clowes e Jean-Pierre Dionnet), il format di Creatori di Mondi si basa su una formula unica. Non si tratta di una classica conferenza promozionale guidata da un giornalista, ma di un intimo e tecnico confronto tra pari, condotto dall’autore cagliaritano nella sua ormai celebre veste di moderautore. Questa impostazione permette di scavalcare le risposte standardizzate per addentrarsi nei retroscena più profondi del mestiere e svelare i metodi di lavoro che si nascondono dietro la nascita delle più grandi icone della Nona Arte.
Al centro del dibattito, una riflessione profonda sul corpo umano inteso come motore narrativo. Come sottolineato da Igort in apertura, mentre l’arte concettuale del Novecento ha progressivamente abbandonato la figurazione della tradizione classica della pittura a favore della fotografia, il fumetto e il manga hanno mantenuto il corpo al centro della scena, scolpendolo e deformandolo attraverso la matita per farne il vero protagonista della storia.
La vocazione e le prime notti in bianco
L’incontro è subito entrato nel vivo esplorando le origini di questa viscerale passione per il disegno. Il sensei Tetsuo Hara ha ricordato come l’amore per l’arte fosse nato già ai tempi delle scuole elementari, grazie all’influenza della televisione e di riviste colme di capolavori come Tiger Mask (L’Uomo Tigre), dalle storie del maestro del manga comico Fujio Akatsuka e dalle opere dei maestri del leggendario condominio Tokiwaso a Tokyo (una celebre palazzina dove negli anni ’50 vissero e lavorarono a stretto contatto i giovani pionieri del manga moderno), sotto la guida di Osamu Tezuka.
Rispondendo a una domanda di Igort sui ritmi serrati dei colossi editoriali giapponesi (che lo stesso moderautore conosce bene per esperienza diretta, avendo lavorato per ben 17 anni con il gigante nipponico Kodansha), Hara ha confessato la durezza dei primi anni di serializzazione settimanale:
“Il primo muro da superare è riuscire a impressionare il proprio editor. All’inizio dovevo passare almeno due notti a settimana completamente in bianco. Per spingere il mio corpo al limite bevevo tantissimi energy drink.”
Dall’altra parte dell’oceano, John Romita Jr. ha raccontato con tagliente ironia il suo approccio alla professione, indissolubilmente legato alla figura del padre, John Romita Sr., tra i più amati disegnatori dell’Uomo Ragno:
“Dormire è sopravvalutato! [scherza] Questo è un lavoro fisicamente facile. Ma l’immagine che ho impresso nella mente è una sola: lavorerò finché non deciderò di morire. Ho capito che volevo fare questo lavoro quando ho realizzato che non sapevo cantare, non sapevo ballare, ero un buon studente ma non un grande studente, un buon atleta ma non un grande atleta. Guardavo mio padre disegnare e… sai che…”
Nonostante abbia cercato inizialmente di imitare lo stile paterno, Romita Jr. ha saputo elaborare un tratto completamente autonomo, tragico e potente:
“Ho provato a essere come mio padre, ma non ci sono riuscito. Questo è un bene e un male al tempo stesso. È un bene perché mi dà un obiettivo da raggiungere, anche se so che non potrò mai raggiungerlo. È un male perché non potrò mai raggiungerlo.”
Il rapporto con gli sceneggiatori e la gestione dell’ego
Un altro tema cruciale è stato il lavoro di squadra. John Romita Jr. ha condiviso la più grande lezione ereditata dal padre sul controllo dell’ego professionale:
“Mio padre mi diceva sempre: ‘Se pensi di essere un grande, non lo sarai mai, ma puoi sempre provare a esserlo’. Quando l’ho rincontrato gli ho detto: ‘Perché non hai fatto di me un grande?’ E ho capito solo molto tempo dopo – e devo solo ringraziarlo – che quello che mi ha insegnato è stato lavorare più duramente.”
Per Tetsuo Hara, il successo è legato a un triangolo perfetto tra disegnatore, sceneggiatore ed editor. Se all’inizio della carriera il sensei tendeva ad assecondare gli sceneggiatori, la svolta è arrivata con Hokuto no Ken, quando ha imposto la propria visione artistica all’editor. Oltre a Buron Son, un ruolo fondamentale nella sua vita è stato ricoperto da Nobuhiko Horie, storico editor di Ken il guerriero e oggi presidente di COAMIX (con cui Hara collabora da oltre cinquant’anni) e che oggi è diventato persino sceneggiatore delle sue nuove storie, e quindi i ruoli sono tornati all’origine e lui, ironicamente, ha commentato che si deve adattare nuovamente.
Quando John andava dal padre, frustrato perché altri artisti contemporanei erano più bravi di lui, il padre gli diceva di abituarsi all’idea perché ci sarebbe stato sempre qualcuno di più grande e più bravo. E quando invece alzava un po’ la cresta, lo portava in un museo e gli ribadiva che c’era sempre qualcuno migliore di lui.
La fiamma dell’arte e il miraggio del cinema
Alla domanda di Igort su come si mantenga viva la fiamma della passione dopo decenni di carriera, le risposte dei due autori hanno evidenziato due filosofie diverse ma ugualmente orientate al miglioramento costante. Romita Jr. ha ammesso che la sua vera spinta è il continuo miglioramento. Hara, invece, ha confessato che dopo il successo di Ken il guerriero avrebbe potuto ritirarsi, ma ha scelto di continuare per il puro piacere di sorprendere e vedere i volti felici dei suoi lettori, come accaduto a Lucca, e ringrazia la possibilità di lavorare con un autore come Nobuhiko Horie con cui ha costruito tanto. Per entrambi, una figura centrale è la famiglia e l’apporto del sostentamento ad esso.
Riguardo alle critiche, Hara ha sostenuto che hanno un impatto negativo su di lui, ma per fortuna le persone attorno lo sostengono motivandolo. Romita invece ha sottolineato come i social media gli riportino continuamente critiche ma tramite la moglie e il figlio riesce a superarle, anche se si arrabbia ancora quando sono infondate.

Il discorso si è poi spostato sull’esperienza cinematografica e sugli adattamenti delle loro opere. Al riguardo, John Romita Jr. ha raccontato un aneddoto divertente, che coinvolge anche le sue origini siciliane, di quando ha lavorato sul set del primo film di Kick-Ass (basato sul fumetto di Mark Millar e John Romita Jr.) e sul fatto che lui non piaceva al produttore, che aveva paura di lui e non capiva il perché. Quando poi ha parlato col regista (Matthew Vaughn), questi gli ha spiegato che l’altro pensava che John fosse un mafioso. La cosa era assolutamente stupida e la rabbia provata proveniva più dal fatto che non c’era una critica al suo lavoro. Per questo voleva parlargli, ma il regista lo ha fermato sostenendo che era meglio che continuasse ad avere paura di lui, così John avrebbe ottenuto molte più cose!
Igort ha ricordato che anche il sensei Hara era interessato all’animazione e alla cura meticolosa dei dettagli che avrebbe voluto negli adattamenti dei suoi manga, cosa che poi lo ha portato a diventare lui stesso imprenditore. Il sensei ha confermato il suo costante interesse a trasformare opere sue in altre media, anche se poi i prodotti sono stati al di sotto delle sue aspettative ed è stato spesso trattato con sufficienza, relegato al ruolo di mangaka senza diritto di intromissione su altri aspetti. Per questo motivo ha creato la sua casa di produzione, in modo tale da avere un maggiore controllo, anche se finora non è stato totalmente soddisfatto, tranne che con i pachinko (una sorta di mix tra flipper e slot machine) di Hokuto no Ken che ormai invadono il Giappone.
Per Romita, il cinema lo stanno facendo tuttora, con i loro disegni: un film a passo uno. E basterebbe mischiare la fantasia con la realtà dei personaggi della sua famiglia colorita per avere la sceneggiatura. Ha trovato comunque grandiosa l’idea di Hara di prendere tutto in mano perché è tipico del grande creatore avere il controllo sulla totalità dell’opera. Alla domanda se avesse mai pensato a dirigere attori in carne e ossa, Hara ha risposto:
“Avevo questo desiderio fino ai 50 anni, ora che ne ho più di 60 penso non sia più il caso. Però non è un sentimento costante, perché comunque mi sono incontrato con George Miller, il regista di Mad Max, che ha 70 anni, quasi 80 anni, e questo sentimento va e viene.”
John Romita Jr. invece ha due sogni nel cassetto:
“Il primo è andare in pensione a Tahiti, stare nell’oceano fino alle ginocchia con un cavalletto e dipingere. Il secondo è dirigere un film. Il sogno è più vicino alla realtà perché in effetti è quello che facciamo quotidianamente noi artisti con la nostra arte sequenziale. Sono fermamente convinto che se avessimo l’esperienza tecnica necessaria per farlo, noi potremmo girare un film domani. Sono fermamente convinto. E ho anche un terzo sogno: cenare con Sophia Loren, ma mia moglie verrebbe con noi.”
Anche Igort ha arricchito il dibattito raccontando la sua personale esperienza alla regia cinematografica dell’adattamento di 5 è il numero perfetto (film del 2019 con Toni Servillo, basato sul suo graphic novel). Il regista italiano ha descritto lo shock nel passare dai personaggi di carta alle persone in carne e ossa, creature vive e tese sul set, visto che in precedenza aveva sempre preferito dedicarsi solo alla sceneggiatura perché, se non ha tutte le idee a fuoco, si ferma e aspetta, e questa cosa avrebbe impattato molto nel mondo del cinema dove il tempo è denaro. Però, una volta in gioco, ha scoperto che sapeva adattarsi al ruolo. La difficoltà è stata con gli attori, non sapendo come trattarli, e ha ricordato un prezioso consiglio sussurrato all’orecchio da Valeria Golino per imparare a dirigere gli interpreti con la dovuta delicatezza, senza umiliarli o deconcentrarli davanti alla troupe. Ha ricordato anche come Jiro Taniguchi, suo amico, non avesse mai voluto fare il regista, essendosi spaventato per come erano stati adattati i suoi lavori. Anche Hara ha sottolineato come il compito sia rischioso, soprattutto quando vengono svolte modifiche a elementi che trovava fondamentali e chiari.
A domanda di Igort, entrambi hanno spiegato che la loro giornata / settimana di lavoro è orientata in base alle scadenze, ma che la cura del corpo fisico è fondamentale, scherzando su quali sono i momenti di benessere psicofisico.
La parte più difficile del lavoro per il maestro giapponese è stata affrontare l’altalena dei successi e degli insuccessi dei suoi lavori, mentre per l’americano è impedire alla moglie di ucciderlo perché sono a contatto 24 ore su 24. Ma lo stesso vale anche per Hara.
Tecnologia, Intelligenza Artificiale e Maestri di Vita
Igort ha introdotto un nuovo argomento riportando la testimonianza di Urasawa sul fatto che in Giappone quasi nessuno tra i giovani autori usa più la carta per fare i manga ma quasi tutti usano la tavoletta, il digitale. Sul fronte dell’evoluzione tecnologica, il contrasto tra i due artisti è netto. John Romita Jr. si è dichiarato un assoluto tradizionalista, con un’intera carriera basata sulla triade matita-gomma-foglio, definendo proprio la gomma da cancellare lo strumento più importante e rifiutando categoricamente il passaggio al digitale o l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Al contrario, Tetsuo Hara ha rivelato un approccio pionieristico. Sebbene abbia provato a imparare il digitale direttamente da Buichi Terasawa (autore di Cobra) ma non riuscendoci, ha dotato tutti i suoi venti assistenti di un computer, apprezzando la possibilità di correggere i disegni all’infinito senza distruggere la carta quando si cancella. Sorprendentemente, il sensei ha rivelato di aver sperimentato quindici anni fa l’uso di software avanzati di Intelligenza Artificiale come integrazione o aiuto nella creazione dei manga, ma non era fattibile. Oggi guarda all’AI come a una fonte d’ispirazione occasionale, anche di spunto iniziale su cui integrare il suo lavoro, pur intravedendo una futura rivalità uomo-macchina:
“In futuro, non so se sarò vivo, ma ci sarà un momento in cui l’AI ci supererà, ma io voglio continuare a vincere contro l’AI fino al giorno in cui morirò.”
Romita ha scherzato sul suo rapporto con l’AI dicendo che gli sarebbe bastato che questa futura collaborazione cominciasse tra dieci anni.

In chiusura dell’incontro, sollecitati da Igort su chi avesse insegnato loro a sognare in grande, i due autori hanno reso omaggio ai propri fari artistici. John Romita Jr. ha prima scherzato affermando se stesso, ma ha concluso con una dichiarazione solenne:
“Il più grande artista che abbia mai incontrato è mio padre; il più grande che non ho mai potuto incontrare è Michelangelo.”
Tetsuo Hara, con la consueta e profonda modestia asiatica, ha preferito fare un passo indietro, ringraziando tutti i grandi maestri e i senpai del passato che lo hanno preceduto:
“Tutti gli artisti che ho conosciuto sono migliori di me. Io mi metto all’ultimo posto e li guardo con grandissima ammirazione.”
