«Questa edizione di ONLY FOR FANS! è stata tirata in 3.000 copie stampate su carta Old Mill da 100 grammi delle cartiere Fedrigoni, rilegate a filo refe. La copertina è stampata su carta Acquarello da 300 grammi.».
Leggo questa dicitura all’inizio del volumetto con Lupo Alberto in copertina, che ho ripreso in mano per l’ennesima volta (è dal 1990 che lo consulto) e di nuovo mi soffermo sulla dedica, sul retro della cover, scarabocchiata da Silver: «Ciao, Stella. Questo libro è per te. Un saluto ai tuoi».
Di nuovo guardo e riguardo in controluce per capire se la firma e lo schizzo sono stampati o autografi. Sembrano autentici, ma allora perché non c’è scritto «Ciao, Moreno»? Chi accidenti è Stella? Che ci sia stato uno sbaglio nella spedizione e Stella da una quarantina d’anni si stia chiedendo chi accidenti è Moreno? Perché è certo che la mia copia mi è giunta per posta dopo essermi abbonato al mensile di Lupo Alberto, e non l’ho comprata usata. Ricordo infatti che si trattava di omaggio destinato ai sottoscrittori, ed essendo improbabile che Silver si sia messo ad autografare e personalizzare tremila copie, è logico supporre che la dedica sia stampata e «Stella» risulti un simpatico appellativo unisex per designare un qualunque lettore. Siccome poi, un anno o due dopo, Only For Fans! venne messo in vendita (a 22.000 lire) a beneficio anche dei non abbonati, può essere che le copie destinate al commercio non avessero quella dedica. Oppure ce l’hanno anche quelle, se furono vendute le rimanenze della tiratura iniziale.
Ma procediamo di un passo, per bloccarci subito su un nome citato nel tamburino: quello di Luca Boschi, indicato come autore del testo. E qui, non posso fare a meno di annotare come, se anche l’argomento del saggio è Silver, non si può non pensarlo come un perfetto esempio della straordinaria competenza (verrebbe da dire onniscienza) multimediale di Luca. Il saggio di Boschi non è la fredda esposizione di un curriculum vitae e nemmeno un pur esaustivo catalogo. È un racconto, corredato da schizzi, bozzetti, immagini inedite, un’intervista all’autore, e soprattutto è confezionato con quel tono che Luca riservava alle cose che amava. Chi ha letto i suoi saggi sugli autori Disney, su Jacovitti, su Popeye, sulle riviste d’autore o sulla produzione Bianconi, sa di che parlo: la stessa pazienza da certosino, la stessa capacità di inquadrare un personaggio nella produzione del suo autore senza togliere vivacità alla pagina. Su La Nazione del 16 aprile 2023 proprio Guido «Silver» Silvestri viene intervistato a proposito del fumettista e saggista pistoiese, scomparso l’anno prima appena sessantaseienne. Ed ecco il suo ricordo: «Luca Boschi l’ho conosciuto che era un ragazzino, io un ragazzo. Si occupava di una fanzine insieme ad altri amici, alcuni dei quali sono poi diventati giornalisti di un certo livello. Quel che mi ricordo è il suo sorriso così sornione, accattivante che non si poteva fare a meno di amarlo subito appena lo si conosceva. Era un misto di timidezza, ingenuità ma anche di robusta preparazione. È stato l’anima del fumetto italiano, ne ha scritto moltissimo, saggi a non finire. Era una persona con la quale non stancarsi mai di chiacchierare, una fonte inesauribile di racconti, ricordi. Scrisse anche un libro sui miei primi passi, Only for Fans! Fu il pretesto per trascorrere insieme tanti giorni, fare chiacchierate su personaggi dell’editoria italiana ora dimenticati. È stata un’esperienza deliziosa. Quello che mancherà di lui è il suo enorme bagaglio culturale».
Il volume del 1990 ripercorre i primi venti anni della carriera di Silver cominciando dai disegni abbozzati sui banchi di scuola. Proprio a scuola, infatti, comincia il percorso fumettistico di Guido Silvestri, un ragazzo che nel 1969 frequentava il secondo anno dell’Istituto d’Arte di Modena, da sempre con la voglia di disegnare fumetti. Un bel giorno una delle insegnanti si presenta in classe dicendo che c’è un cartoonist di nome Franco Bonvicini in cerca di collaboratori: Bonvi aveva bisogno di aiutanti per portare avanti la nutrita produzione del suo studio. Guido si presentò portando alcuni dei disegni che da tempo si divertiva a realizzare. Bonvi li guardò e gli disse: «Tu adesso ti scordi di quello che hai fatto finora e cominci a fare queste cose qua», e tirò fuori le tavole di Capitan Posapiano. Poco dopo, nello studio arrivò a dar man forte anche Claudio Onesti (Clod) e Silver gli lasciò il Capitano per passare a Cattivik, mentre Bonvi portava avanti Sturmtruppen e Nick Carter. Guido lasciò scuola e famiglia e si trasferì armi e bagagli in casa Bonvicini. Inizialmente i fumetti dello studio apparivano sul Tiramolla delle edizioni Alpe, poi cominciarono a essere pubblicati sul Corriere dei Ragazzi e su Eureka per approdare infine in televisione, nella trasmissione SuperGulp.
In una storia intitolata «Cattivik e il furto del fumetto» vediamo lo sghignazzante nero criminale penetrare nottetempo nell’abitazione dello stesso Bonvi e mettere le mani sulle tavole delle proprie avventure. Sulla scrivania, accanto ai pennini e alle bottigliette d’inchiostro, si può notare una lettera con su scritto «Caro Bonvi, l’ultimo episodio di Cattivik è uno schifo. Se in futuro non migliorerà, si ritenga licenziato. Baci, Martini». Il Martini in questione è il celebre Leonello, direttore delle Edizioni Alpe in quel periodo. Benché quell’episodio sembri a prima vista realizzato da Bonvicini, che del resto vi appare caricaturizzato, in realtà è frutto del lavoro di Silver, a cui il personaggio venne definitivamente affidato nel 1972.
Cessate le pubblicazioni sulle pagine di Tiramolla, Silver trasferisce il personaggio sul Corriere dei Ragazzi. È lì che avviene il debutto di Lupo Alberto. Guido Silvestri racconta così gli antefatti di quello storico evento: «Alla fine del 1973 la casa editrice Dardo aveva in progetto una rivista di grande formato curata da Bonvi e Castelli. Mi proposero di fare una striscia completamente mia, ma mancavano solo venti giorni alla scadenza, e tirai fuori dal cassetto il vecchio progetto di una striscia intorno alla vita di una fattoria, che avevo abbozzato qualche anno prima. Il giornale poi non è mai uscito, ma Bonvi, in uno dei suoi frequenti spostamenti a Milano, prese quelle strisce per portarle a vedere a Francesconi, direttore del Corriere dei Ragazzi. Io non volevo, anche se le avevo fatte con grande passione. Dentro ci avevo messo tutto il patrimonio di cose imparate in quegli anni, e anche i sogni segreti, soprattutto la lezione del Pogo di Walt Kelly. Con mia grande sorpresa, a Francesconi quelle strisce piacquero moltissimo e mi inviò un telegramma (perché ancora non avevo il telefono) in cui mi proponeva di continuare a farne. La mia gioia fu grande».
Nei progetti di Silver la striscia doveva intitolarsi «La fattoria dei McKenzie»: il lupo chiamato Alberto vi sarebbe apparso come personaggio di contorno, di tanto in tanto, mescolato insieme a tutti gli altri animali dai nomi comuni – Marta, Enrico, Cesira, Alcide. Senonché Alfredo Castelli, anche all’epoca con le mani in pasta dappertutto e al lavoro come redattore alla corte di Francesconi, decise di sua iniziativa (senza neppure consultare Silver) che il nome «McKenzie» era troppo difficile da pronunciare dai ragazzi più piccoli e che in ogni caso alla striscia avrebbe giovato l’identificazione con un singolo personaggio: così attribuì al fumetto il titolo Lupo Alberto, obbligando l’autore a dare al lupo un ruolo di primo piano. Silver non se ne lamenta, anzi, ritiene che «probabilmente il lupo sarebbe diventato il protagonista della striscia in ogni caso, anche se adesso Enrico La Talpa sta acquisendo un ruolo sempre più importante».
Ciò non toglie che le storie della fattoria siano corali: ci sono almeno una decina di personaggi caratterizzati in maniera efficacissima, ciascuno rappresentante una tipologia umana sotto forma di animale. Alberto è solo uno dei personaggi che animano la fattoria dei McKenzie, sia pure il più importante. La gallina Marta, Enrico La Talpa con sua moglie Cesira, il cane Mosè, il maiale Alcide, il toro Krug, il papero Glicerina, il cavallo Ludovico e tutti gli altri, sono figure ricche di personalità e ottimamente caratterizzate, e costituiscono un piccolo microcosmo di varia umanità, all’interno del quale il nostro Lupo è l’outsider. Se la comunità della fattoria è una sorta di famiglia, o di piccola comunità, Alberto è quello che ne vive al margine, accettando solo in parte le regole del gruppo e per questo solo in parte accettato dal gruppo stesso.
Le strisce di Silver si agganciano a numerosi precedenti, letterari e fumettistici, dalla Fattoria degli animali di Orwell (narrata peraltro anche a fumetti da Livio Apolloni) all’animalismo di Trilussa, passando per lo zoo di Papà Craveri. Tuttavia rileggere oggi certe strisce degli anni Settanta significa rileggere la cronaca di un’inquietudine che poi sarebbe diventata nevrosi negli anni Ottanta.
Il debutto del Lupo sul Corriere dei Ragazzi è datato 1974. Nel 1976 Silver comincia a collaborare con l’Editoriale Corno: sulla rivista Eureka diretta da Luciano Secchi appaiono, oltre alle strisce del Lupo, anche altri suoi lavori su testi propri, di Bonvi e di Max Bunker. Lupo Alberto riscuote un successo notevolissimo: un referendum fra i lettori, nel marzo 1978, lo elegge miglior personaggio della rivista, facendogli battere per distacco le Sturmtruppen di Bonvi e addirittura il mitico Andy Capp, da sempre bandiera di Eureka. Nel 1979 Silver si imbarca con Maurizio Costanzo nell’impresa del quotidiano L’Occhio, di cui è il vignettista ufficiale.
Agli inizi degli anni Ottanta, in coppia con Alfredo Castelli, realizza la serie «La vecchia casa oscura» e dirige una nuova versione di Eureka. In questa occasione Silver imprime un radicale mutamento di rotta a Lupo Alberto: per più di mille strisce il personaggio era stato portato avanti sotto forma di gag destinate a concludersi nel breve volgere di tre-quattro vignette. Con l’Eureka di Castelli e Silver (subentrati nella direzione al posto di Secchi, che aveva lasciato la Corno per creare la sua Max Bunker Press) si cominciano a vedere le prime short-stories sviluppate su più pagine, e le tavole autoconclusive distribuite su quattro strisce, la cui numerazione ha già abbondantemente superato quota mille.
Fu proprio dirigendo Eureka che Castelli e Silver pensarono a una testata tutta dedicata al Lupo e inventarono il formato a sviluppo orizzontale, mandando in edicola i primi otto numeri di una riedizione cronologica dell’intera serie. L’esperimento si interruppe a causa del naufragio della Corno, ma fu ripreso nel 1985 dalla Glénat Italia: Lupo Alberto tornò in edicola con una rivista tutta sua e, quel che più conta, con una quindicina di tavole inedite ogni mese. Infine, nel gennaio 1989 nasce la ACME, una casa editrice di cui Silver è titolare insieme a Francesco Coniglio: Guido Silvestri dà nuovo impulso alla testata e le affianca Cattivik. Nel 1991 entrambe le riviste passano sotto il marchio Macchia Nera, dietro al quale c’è ancora Silver. Ne ha fatta di strada, quel ragazzino di Modena: valeva la pena di alzare la mano, a scuola, in un giorno lontano sul finire degli anni Sessanta.
Boschi non si ferma al curriculum. Nel saggio trova spazio anche una delle parentesi più gustose del Silver «pubblico»: la collaborazione con Zuzzurro e Gaspare, Andrea Brambilla e Nino Formicola. Lo faccio narrare a lui, perché mi piace ricordare Luca e non saprei narrarlo meglio.
«Una bella mattina di aprile, mentre Guido Silvestri sta cercando vanamente di concentrarsi sulla tavola di Lupo Alberto in via di esecuzione, resistendo agli allettamenti climatici che lo spingerebbero a passeggiare nei campi, squilla il telefono di casa. Sono Andrea Brambilla e Antonio Formicola, meglio noti come Zuzzurro e Gaspare. Guido, nonostante i due siano molto famosi, non ha mai visto un loro spettacolo, ma li ha identificati ricordando un manifesto pubblicitario di una loro serata a Modena. I due cabarettisti, tra l’altro, confessano a Silver di essere appassionati lettori della sua produzione; e che per alcune loro vecchie gag si erano anche ispirati, qualche volta, alle strisce di Lupo Alberto. L’amicizia è nata subito, come pure l’intesa professionale che ha trasportato Zuzzurro e Gaspare dal set televisivo alla carta stampata, in una serie di strisce e brevi storielle sceneggiate da Brambilla e Formicola ed illustrate da Silver».
Nella stessa intervista contenuta in Only for Fans!, Silver risponde a Boschi a proposito di questa collaborazione con queste precise parole: «Zuzzurro & Gaspare sono degli ottimi amici. Oltre ai libri abbiamo collaborato al quotidiano La Notte. Nel 1986, per un mese, ci siamo ritrovati davanti alla televisione per fare il commento ai campionati mondiali di calcio. Loro scrivevano degli articoli umoristici, e io li raffiguravo inventando una battuta». I libri nati da quella collaborazione sono tre: I casi di Zuzzurro & Gaspare (Glénat Italia, 1986), Ciao, io sono il titolo (Rizzoli, 1988) e Bella Scoperta! (Rizzoli, 1992). Un quarto volume, soltanto antologico, è stato pubblicato da Vittorio Pavesio nel 2001 con il titolo di Zuzzurro & Gaspare show.
Consentitemi una nota personale: la prima volta che mi sono fermato a riflettere su Silver considerandolo un grande autore di fumetti — non solo un bravo disegnatore di vignette umoristiche, ma un straordinario narratore di storie — fu nel 1977 o giù di lì, quando lessi su un supplemento di Eureka la saga in cui Enrico La Talpa si dichiara improvvisamente gay e convince Lupo Alberto ad appoggiare la sua campagna per i diritti degli omosessuali. Poi venne anche la storia di Uccello.
A distanza di più di trent’anni, e a quattro dalla scomparsa di Luca Boschi (3 maggio 2022), il volume resta quello che era: un unicum. Sta lì, orizzontale, un po’ scomodo da tenere in mano come lo erano i mensili ACME, e continua a fare il suo mestiere: accompagnare il lettore dalla mano alzata in un’aula di Modena fino alla casa editrice fondata da Silver.

Luca Boschi
ONLY FOR FANS!
ACME
1990, brossurato
196 pagine in formato orizzontale
Supplemento al n.58 di Lupo Alberto (marzo 1990)
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SAGGIAMENTE – tutti gli articoli

