Dago Color Edition n.1:
il ritorno del Giannizzero Nero

Nostalgia, nuove storie e prime impressioni sull’esordio della collana Sprea

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Da buon nostalgico di Lanciostory e Skorpio, non posso non parlare delle nuove uscite Sprea riguardanti i personaggi di Robin Wood. Lo so che le pubblicazioni Aurea si sono interrotte solo da pochi mesi. Quindi non parlerò delle bonifiche. Non sarò minimamente inquietante. Solo un’analisi personale della prima uscita e delle impressioni che ha suscitato.

Parte prima  

Rivedere la scritta e il logo “È un periodico Lancio”. Un pezzo della mia storia di lettore. Un salto indietro nella memoria. A quando vedevo da piccolo i fotoromanzi che aveva mia zia a casa dei nonni paterni. Provavo anche a leggerli, ma le fotografie non mi piacevano molto e, del resto, non è che potessi capirci un granché.  

Successivamente, con Lanciostory e Skorpio, quel mondo entrò a far parte della mia adolescenza e della mia lunga ricerca decennale per completare le due collezioni.  

Un tocco di nostalgia piacevole.

Parte seconda  

La copertina e la carta interne sono abbastanza buone, ma giudicherà il tempo. Il colore, a me, non piace proprio: sono per il bianco e nero tutta la vita, che rende meglio il tratto e riesce a segnare meglio le fasi della narrazione. Ci sono alcune eccezioni, ma non devo parlare della storia del fumetto o del tipo di tratto che il colore impreziosisce.  

Comunque, sarà l’unica testata a colori, e questo mi garba. Assai.

Il redazionale interno, traduzioni e adattamenti sono di Gianluca Piredda, che presenta le storie e le prossime pubblicazioni. Pur essendo il primo numero, è chiaro che si rivolge molto ai lettori che conoscono la storia del Giannizzero Nero, dati i riferimenti a uno dei personaggi più amati del meraviglioso periodo amazzonico di Wood & Gómez, che riportò Dago ai vertici delle mie letture settimanali.

Parte terza: le storie

La prima è ambientata proprio successivamente alle vicende di Anahí, indios e conquistadores, argomento sempre affascinante. A momenti sembra tirata velocemente, come se l’intenzione fosse quella di farne una storia più lunga: all’inizio, infatti, il ritmo è decisamente più lento. Non spoilero nulla.  

Personalmente la trovo non del tutto completa, proprio per i motivi accennati prima. Nota a parte: a me il termine donne native, usato nel 1500, stona parecchio, ma è una questione personale; non credo si usasse allora, ma nel contesto attuale ci sta.  

Il tratto di Adam è un poco legnoso e, nei momenti più “cinematici”, rende il giusto. Vedremo in séguito. Sulle espressioni, a momenti bene, a momenti pare caricaturale. Vedarem, come diceva il buon Max Bunker.

La seconda storia breve si svolge nello stesso periodo, più o meno. Della correttezza temporale in Dago non mi frega nulla, così come in Tex: sono storie che si svolgono al di fuori della nostra realtà, e i continui riferimenti a errori storici non devono prendere spazio importante. Non stai narrando la Storia, ma stai raccontando una storia. Il resto è megalomania.  

Tornando a noi: l’inizio richiama la storia a fumetti Biagiana di qualche anno fa, verboso all’inverosimile, ma interessante (almeno per me; per qualcuno sarà un muro enorme che stona con le parti successive, spesso senza nemmeno balloon).

Anche questa, a mio parere, per funzionare necessitava di più respiro.  

Di nuovo Adam, di nuovo legnosità. Le parti della battaglia sembrano dei fermo immagine: manca la cinesi, come già detto.  

Leggibile come la precedente, con la differenza che il personaggio di Lautaro mi stuzzicava e avrebbe dovuto essere meno citato e più raccontato.

La terza è di Goiriz. Questa è davvero una storia breve che funziona, soprattutto come omaggio a tutta la storia di Dago e al suo Djinn, che aveva necessità di riposare. Mi è piaciuta molto per questo motivo. Gli omaggi alla Leyenda mi piacciono. Grazie, Robin.  

Non aggiungo nulla: solo per le riflessioni che mi ha suscitato questa vale il prezzo intero.  

Sono un nostalgico che pensa che i treni arrivavano in orario quando c’era lui? Ma anche no: la fatina di Amanda e il viaggio di Morte fatico sempre a digerirli. Wood ha creato dei personaggi grandiosi. Quel mondo merita di avere un séguito: a volte sarà buono, a volte meno, ma è normale che vada così.

La quarta è di nuovo una storia breve. Anche questa è narrata bene: mi piace il ritmo che tiene. In un momento ho anche ridacchiato, soddisfatto della prevedibile azione del Dago ormonale.  

Ancora sui disegni vedo caricaturalità e altalenanza, ma questa volta non mi disturbano affatto: il tipo di storia raccontata non me lo fa pesare quasi nulla.  

Parla del Palio di Siena: questo non è uno spoiler, al massimo una minigonna. Citofonare Tajani? Ma anche no, mi sono perso anche io.

Parte quarta  

Le pagine finali, con la storia del legame di Robin Wood con il Paraguay e l’intervista a Goiriz, mi piacciono molto. I redazionali sono una delle parti che mi mancavano di più.

Parte quinta  

In bocca al lupo a tutto lo staff per il séguito delle pubblicazioni.  
Questa non è una dichiarazione d’amore da nostalgico.  
Sì credere, quasi nulla obbedire, combattere se ne vale la pena.

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