La casa editrice Sprea ha rilanciato, in queste ultime settimane, alcuni fumetti di Robin Wood dopo la chiusura dell’Eura / Aurea – e i nostri due “amanti delle historietas” (Fabio Bulla & Vincenzo Oliva) si sono già occupati di Dago, Nippur e Amanda. Il quarto personaggio rilanciato da Sprea è Martin Hel, con l’inedito intitolato L’ombra del lupo: ecco cosa ne pensano i nostri redattori.
Il parere di Vincenzo
Probabilmente siamo di fronte al primo passo falso di questa Renovatio
Woodiana targata Sprea. Forse, passo falso è in realtà ingeneroso, e anche
inesatto: mezzo passo falso.
Non ci fosse scritto a chiare lettere, e con la giusta grafica, nessuno mai
direbbe trattarsi di un albo di Martin Hel: la copertina di Emiliano Albano
ha un fascino indubbio, l'impatto visivo è quello di un orrore molto concreto,
materico, e al tempo stesso evocativo e ancestrale; senza altrettanto dubbio,
il personaggio ritratto non ha la neppur più lontana parentela con la creatura
grafica di Angel Fernandez.
I disegni di Roberto Goiriz aumentano il senso di estraneità del lettore: il personaggio che ci viene presentato come "Martin Hel" è, se possibile, ancora più altro dal protagonista che ricordiamo dai disegni di "Lito". E nuovamente, il lavoro di Goiriz è buono: i personaggi sono fortemente espressivi, le scene d'azione hanno una resa dinamica più che soddisfacente, il tratto è ricco, pastoso, appare particolarmente adatto a illustrare le scene più orrorifiche, e senz'altro è valido per un racconto dal forte "sapore" rustico, casereccio in certo qual modo, e in linea con lo spirito del personaggio, protagonista di un fumetto schiettamente popolare; il problema è proprio che risulta impossibile vedere Martin Hel nel playboy (parecchio) sciupato che qui ci viene presentato. La libertà interpretativa è certamente fondamentale, ma la minima riconoscibilità di un personaggio consolidato in decenni di storie lo è ancora di più.
Ai testi Rodolfo Santullo, che se la cava molto dignitosamente scrivendo un racconto lineare, senz'altro pesantemente derivativo nelle premesse narrative, nello svolgimento e nella risoluzione della vicenda, e tuttavia corretto nella "grammatica" fumettistica, nella gestione dei personaggi e nello sviluppo della storia, che mantiene quelle atmosfere tante volte sbracate, cialtrone che il miglior Wood sapeva gestire in modo magistrale, coinvolgendo il lettore nelle coloriture grottesche che vi infondeva, fino a farne un divertito complice di tanta cialtroneria. Santullo non ha la leggerezza smargiassa della Leyenda, ma dal confronto impari non esce a pezzi, e se non la complicità si guadagna sicuramente la piena tolleranza del lettore.
Se non visivamente, è infine da apprezzare che il nostro investigatore di orrori assortiti, misteri vari e mattanze a piacere sia ben riconoscibile sotto il profilo narrativo: se infatti esiste un personaggio dei fumetti che merita l' "Oscar der mignottaro" (cit.), quello è senza meno Martin Hel. E direi che su questo fronte l'autore si è premurato di farlo partire col botto.
Il parere di Fabio
E siamo arrivati anche a Martin Hel, il secondo inedito dopo
la Color Edition di Dago.
Prime impressioni che mi ha suscitato leggendo: all'inizio ho pensato a Lo
Squalo di Spielberg, successivamente ad Agatha "La Signora
Omicidi" Christie. Riferimenti monster movie e giallo classico.
La storia parla di licantropi. Se pensate che sia uno spoiler,
non avete neanche guardato la cover, dunque alla gogna.
I disegni di Goiriz sono molto puliti, forse troppo per una storia horror, ma
in considerazione del fatto che di splatterifico o cupo non ci sono poi tante
scene può starci. La figura del mostro non mi convince tanto, ma rendere l'uomo
lupo è molto difficile, penso a Donatelli ma anche a Montanari & Grassani
che sono gli unici disegnatori che mi sono venuti in mente: non mi ricordo
proprio come fossero quelli di Gene Colan e nemmeno delle varie versioni di Man
Wolf che ho visto, vagamente ricordo un licantropo - nei DV8 di Ellis - che era
disegnato da Humberto Ramos e dunque pupazzettoso (neologismi del piffero).
Questo primo Martin Hel è meno sanguinolento e meno infoiato della versione Wood-Fernandez: ma questo non è in realtà un difetto, anzi… per alcune storie precedenti, se toglievo sesso e sangue rimaneva solo la copertina. Del resto, l'horror non è solo Romero o Raimi, ma anche suspense e Piano piano dolce Carlotta.
Intanto per me è difficile vedere il volto di Martin Hel non disegnato da Lito Fernandez: dovrei essere abituato alle differenze per via delle mie letture bonelliane, ma in un fumetto che ho letto illustrato sempre nello stesso stile mi viene più complicato. Dovrei bagnarmi nell'Arno ma non mi riesce.
La storia, come ho detto, si svolge secondo canoni più gialli ma con le sue belle sfumature orrorifiche. Martin svolge le sue ricerche storiche come da prassi consolidata e risolve il tutto con la consueta dose di fascino e stranezze varie. Manca un poco di "rosa bianca e predestinazione", che io vedevo spesso nel Martin di Wood, destinato a combattere il Male e odiato dai demoni.
Come primo numero forse era meglio qualcosa che introducesse
il personaggio, oppure Berthier e Nina come caratteristi storici: anche il
Dracula citato negli editoriali o la bionda poliziotta (mi sembra si chiamasse
Marat ma non sono sicuro).
Tutto sommato, però, è un avvio sufficiente malgrado qualche refuso all'interno
delle vignette: una scritta a metà tra spagnolo e italiano e una testa durante
una discussione che dovrebbe essere Martin ma non lo è, la capigliatura è
troppo differente.
L'approfondimento sui lupi mannari è valido tenuto conto dello spazio: non si poteva citare tutto, di uomini lupi (letterari, cinematografici e fumettistici) ne abbiamo a bizzeffe.
Per il resto attendo il secondo numero e il ritorno a Parigi.




