Terzo recupero integrale dedicato ai personaggi di Robin
Wood da parte di Sprea. Il formato, è quello classico, non quello gigante dei
primi due.
Sicuramente Amanda non ha il seguito di Dago o l'attesa
pluriennale di Nippur. Mi sarebbe piaciuto vedere le tavole di Falugi in grande
formato, ma capisco le motivazioni dietro la scelta.
La parte editoriale risulta molto interessante. Nell’introduzione, oltre alla presentazione della serie, viene ribadita la fedeltà all’originale, sia nel testo che nel disegno. L’edizione precedente aveva anche alcune modifiche grafiche: inspiegabile quella a corredo dell’articolo, decisamente esplicita senza motivo apparente.
Alla fine abbiamo un'intervista molto interessante a Graciela Sténico Wood, che narra aneddoti gustosi sulla vita con la Leyenda. Avere come testimoni di nozze Dago e Nippur, per esempio, ma non solo: parla anche dell'infanzia dello stesso Robin Wood.
Veniamo alla storia, che Gianluca Piredda definisce romanzo
di crescita con sfumature da telenovela.
Il termine è abbastanza azzeccato. Non che io ne conosca i
meccanismi tipici, ma come molti ho avuto il mio quantitativo di Anche i ricchi
piangono (più Benito Urgu che Veronica Castro, però). Le litigate con nonna, noi
volevamo vedere i cartoni animati, non quelle noiosissime storie. Nonno ci
veniva in soccorso chiedendo Lupin, il suo personaggio preferito. Ma alla fine
non poteva esserci altro vincitore, la spuntava sempre mia nonna.
Così come vince la piccola Amanda. Mi frega sempre e mi ritrovo a fare un tifo sfegatato per lei. Premesso che iniziai a leggere assiduamente i due settimanali dell’allora Eura Editoriale, Skorpio e Lanciostory, proprio quando lei apparì per la prima volta. Era il lontano 1995, nel numero 17 (non le portò sfortuna, anzi). A farle compagnia c’erano: Il Pellegrino di Wood & Taborda, Borderline di Trillo & Risso, Tutto o niente di Slavich & Enrique Breccia, Hyter de Flok di Trillo & Domingues, Chico Montana di Altuna, Black Music di Saccomanno & Dose, Chiara di Notte di Trillo/Maicas & Bernet, un libero del meraviglioso Tabarè e l'inserto di Dago di Wood & Alberto Salinas. Quindi l’orfana di Asuncion, di Wood & Falugi, era davvero in ottima compagnia.
So che potrebbe sembrare un elenco del telefono, ma ha un fascino assurdo, oltre a spiegare il motivo del mio amore folle per quei due settimanali. Potrei prendere un numero a caso di quegli anni e sentirmi felice e appagato.
Tornando ad Amanda voglio citare un aneddoto particolare. Mi
serve anche a ricordare una persona a me cara che non c'è più, la prima a farmi
leggere quello Skorpio che doveva andare in reso il giorno dopo: mia zia Wilma.
Quanto ci voleva bene e quanto le volevamo bene io e i miei
fratelli. Era sempre allegra e aveva quel tocco di sfrontatezza che mi piaceva
un sacco.
Lei amava tantissimo il personaggio di Amanda. Quante volte
lasciavo la mia copia di Skorpio in edicola prendendola in séguito perché non
aveva ancora letto Amanda.
Oggi è anche il periodo più adatto per ricordarla. Lascerò il fumetto sul tavolo.
Questa è la dimostrazione che Amanda ha il potere di
commuovermi anche al di fuori delle sue storie. Per me è un punto di forza
assoluto.
Certo, date le premesse potrei essere di parte. La piccola
Geertsen è nel mio cuore per tanti motivi, ma queste prime storie hanno una
forza narrativa che prescinde dal mio vissuto.
Io, amante delle storie di mostri e di orrore, degli eroi leggendari, delle fantastiche creature della notte, ero incantato dalle sue vicende. La ricerca delle origini, i misteri dei datori di lavoro, l'abbandono, lo scherno continuo, ma sullo sfondo c’era sempre la sua capacità di sognare. Mi sono scandalizzato, divertito e commosso in ogni sua avventura. Non ho alcuna remora ad ammetterlo.
La precisa scelta grafica rappresentata dalle le scarpette di cristallo era la promessa di ciò che sarebbe successo in séguito. Certamente una telenovela, ma anche una fiaba. Come in tutte le fiabe c'è l'orrore, ma anche la forza della protagonista.
Wood riesce a intessere trame interessanti senza scadere nel melodramma farlocco. Amanda si butta giù ma si rialza da sola: con una piroetta di forza mentale, con una risata e con la sua "pistola puntata contro la miseria" (citazione da un episodio di Mojado, altra opera di Robin Wood che acquisterei a scatola chiusa). La narrazione della piccola cittadina, dei suoi segreti, delle gelosie è pulsante. Il cammino della protagonista è segnato da protagonisti che ti pare di conoscere, certo senza quegli eccessi narrativi, ma senti di averli intorno. Le caratterizzazioni della Leyenda sono ispirate e ben calibrate.
Poi c'è lo spettacolare Falugi. Rende benissimo l'evoluzione di quell'anatroccolo, che farà diventare pian piano cigno in maniera incredibile. Impressionante già nella prima parte della metamorfosi: inizia a mostrarla con i capelli corti e arruffati, gradualmente li fa crescere aggiungendo contemporaneamente radiosità al viso, senza dimenticare quello che adesso si chiama fan service (non devo spiegarlo a nessuno, le protagoniste di supereroi e manga dovreste conoscerle). Introducendo la madre nel racconto, poi, si capisce dove arriverà. Ma non voglio fermarmi solo all’evoluzione di Amanda: con pochi tratti riesce a sintetizzare le espressioni umane in modo affascinante. Un grande disegnatore, adattissimo per la storia.
Anche questo terzo "Origini" merita di essere letto e apprezzato. Avanti così.



