Terminata la saga Secret Empire e orfana del suo ultimo sceneggiatore Nick Spencer, la collana di Capitan America venne rilanciata tornando ad adottare (come già successo nel 2009, in prossimità del n. 600) la numerazione cosiddetta “assoluta”, quella che conteggia gli albi come se le passate rinumerazioni non fossero mai avvenute.
In quel periodo si stava avvicinando il numero 700 “assoluto”: pertanto, nel gennaio 2018 la “nuova” serie esordì con il n. 695 e tornò a chiamarsi Captain America Vol. 1 (incidentalmente è il caso di segnalare che la Marvel ha poi riclassificato nuovamente le serie di Cap e questa è ora indicata ufficialmente come Captain America Vol. 9).
Sam Wilson aveva ceduto formalmente lo scudo a Steve Rogers – l’unico, vero Capitan America – che era così pronto a iniziare il suo cammino di redenzione. Infatti, l’eroe più amato dagli Americani, il leader morale dei Vendicatori e dell’intera comunità dei supereroi era riuscito a sconfiggere lo spaventoso Steve Rogers/Hydra Supremo. Tutto risolto, allora? Non era così semplice… L’altro Steve Rogers non era un criminale: era lo stesso Steve di sempre, tranne il fatto che alcuni dettagli del suo passato erano stati cambiati. Era uno Steve Rogers leale e patriottico esattamente com’era sempre stato, tranne il fatto che le sue virtù non erano al servizio della democrazia e della libertà, bensì di un’ideologia che della libertà era la negazione. Rendere così credibile e appassionante la trasformazione di Steve Rogers in un fanatico che si richiamava ai metodi nazisti era stato il capolavoro di Nick Spencer e per molti mesi ciò aveva fatto di Captain America la serie che nessuno poteva evitare di leggere.
Ma non tutti i lettori avevano apprezzato, specialmente nell’ultimo periodo della saga. A mano a mano che la trama di Secret Empire si dispiegava, alcuni avevano cominciato a provare disagio nel vedere il loro eroe prediletto prendere decisioni terribili e commettere azioni imperdonabili. Molti avevano temuto che da quell’inferno non si potesse tornare indietro, che la credibilità di Steve Rogers come Capitan America fosse stata definitivamente compromessa.
Naturalmente si sbagliavano: nei fumetti tutto è possibile. Per sottolineare il passaggio fra lo Steve “cattivo” e il ritorno dello Steve “buono”, quello che ispirava fiducia al primo sguardo e che con il suo esempio spingeva gli altri a gesti di generosità e altruismo, serviva uno scrittore altrettanto grande quanto quello che lo aveva “contaminato”.
Ogni autore che si era cimentato con Cap aveva mostrato al pubblico il “suo” Steve Rogers e, fra tutti, ce n’era uno che i fan di lunga data avevano sempre rimpianto: Mark Waid, quello del primo periodo con Ron Garney (1995/1996), durato appena undici numeri prima di essere interrotto dal controverso evento La Rinascita degli Eroi e dall’arrivo dell’altrettanto controverso Rob Liefeld. Il caso volle che, dopo vent’anni, Mark Waid si trovasse non lontano, dalle parti dei Vendicatori… Avrebbe risposto al richiamo del “suo” Steve? Lo fece. E toccò a lui, supportato dalle matite del pluripremiato Chris Samnee, restituire Cap ai suoi lettori e al suo paese!
Già in passato Cap era saltato a bordo della sua moto per avere un contatto diretto con il cuore della Nazione. Mark Waid lo mise di nuovo in sella a quella moto e di nuovo in viaggio “on the road” affinché il Paese potesse ritrovare il Capitan America che temeva di avere perduto per sempre.
E così, nel primo arco narrativo (nn. 695/697 del gennaio/marzo 2018), l’eroe a stelle e strisce si ritrova nella piccola cittadina di Bouton, Nebraska, dove scopre con sorpresa che da anni vi si tiene un festival celebrativo in suo nome.
Dopo aver fermato i Rampart (una milizia terroristica) che minacciano di aprire il fuoco sulla folla, Cap tiene un breve discorso ai cittadini, nel corso del quale li invita a non dimenticare mai che i forti proteggono sempre i più deboli. Steve giunge poi a Sauga River, in Georgia – dove tutti lo circondano per farsi fare una foto insieme – e deve affrontare un uomo che indossa il costume dello Spadaccino (un suo vecchio nemico) che vuole allagare il villaggio con l’acqua di una diga. Successivamente, in un pub di una cittadina americana senza nome, Steve Rogers viene catturato con l’inganno da Kraven il Cacciatore (nemico storico dell’Uomo Ragno, qui al soldo dei Rampart), che gli dà la caccia. Nello scontro finale, cadono entrambi da una scogliera.
All’improvviso, dal mare emerge un enorme sottomarino con a bordo i Rampart che attivano un cannone che imprigiona Capitan America all’interno di un blocco di ghiaccio.
Nel secondo arco narrativo di Mark Waid e Chris Samnee (nn. 698/700 – aprile/giugno 2018) il nostro Steve Rogers si ritrova nuovamente a essere un “uomo fuori dal tempo”.
Letteralmente. Congelato nuovamente in un blocco di ghiaccio, si risveglia in un anno 2025 da incubo: un futuro distopico in cui gli Stati Uniti sono ridotti a una landa desolata e i superstiti vivono tra le macerie. La donna che lo ha liberato dal ghiaccio, a capo del gruppo di combattenti della resistenza, gli racconta che a seguito della cosiddetta “Guerra dei quaranta minuti” – in cui il lancio di numerose testate nucleari aveva decimato la popolazione e ucciso gran parte dei supereroi – il gruppo criminale dei Rampart era salito al potere.
Ora gli Stati Uniti sono in mano a Re Babbington, che ha instaurato una dittatura volta a tutelare i privilegi dei ricchi e a sterminare i poveri. Sconvolto, Capitan America decide di unirsi alla resistenza per liberare il Paese e mantenere in vita il Sogno Americano.
Insieme a quella piccola banda di ribelli, l’eroe a stelle strisce si allea con Hulk e la Cosa (gli unici supereroi sopravvissuti), fanno irruzione nella sala del trono di Re Babbington (un piccolo mostriciattolo dotato di poteri psichici) e lo sconfiggono. Cap viene acclamato dalla folla che gli chiede a gran voce di prendere la guida del Paese. Capitan America assume il comando, ma presto capisce che l’unico modo per vincere quella guerra è utilizzare una macchina del tempo costruita con i resti trovati al Baxter Building dei Fantastici Quattro e tornare nel passato per impedire che i Rampart lancino l’attacco nucleare.
L’eroe a stelle e strisce si ritrova così a pochi momenti prima del lancio e, sacrificando la sua vita, ferma i missili, distrugge la base sottomarina dei Rampart e – di conseguenza – libera il suo “se stesso del presente” dal blocco di ghiaccio in cui si trova prigioniero.
Nel finale del numero 700, senza alcuna idea di come il piano dei Rampart sia stato sventato, Cap recupera abbastanza informazioni dalle macerie della loro base per rintracciare ed eliminare tutte le cellule dell’organizzazione terroristica, evitando così l’avverarsi del futuro distopico nel quale si era risvegliato.
Nei successivi numeri 701/704 (usciti con cadenza quattordicinale nei mesi di luglio e agosto 2018) si svolse l’ultimo arco narrativo scritto da Mark Waid, i cui episodi furono illustrati da Leonardo Romero con i contributi di artisti di primissimo piano quali Adam Hughes, J.G. Jones, Rod Reis, Howard Chaykin e Alan Davis. Che dire di questa ultima storyline?
Innanzitutto che Capitan America non c’è! Trattasi infatti di una storia bizzarra, ambientata nel XXIV secolo con protagonista un discendente di Steve Rogers, Jackson, e di suo figlio Stevie, che si ritrova a dover combattere l’onnipresente Teschio Rosso, tra linee temporali, realtà alternative e cubi cosmici…
Forse Mark Waid si era un po’ lasciato trascinare… d’altra parte, i lettori potevano ben aspettarselo da colui che aveva rivoltato più volte come un guanto l’universo della DC Comics creando la Forza della Velocità, l’Ipertempo e il futuro distopico di Kingdom Come. Le ultime pagine di questo ciclo narrativo, per quanto anomalo, ricordarono ai lettori i giorni dell’11 settembre 2001, quando sembrò che New York fosse stata colpita a morte.
L’immagine di Jackson Rogers e del piccolo Stevie che alzano la bandiera a stelle strisce sulle macerie fumanti a noi può apparire retorica, ma per gli Americani non lo sarà mai, soprattutto dopo quella mattina di settembre, quando quella stessa bandiera fu alzata nel fumo e nella polvere del World Trade Center.
In ogni caso, Mark Waid lasciò per la terza volta la testata e con il n. 704 la serie Captain America Vol. 1 (attualmente Vol. 9) chiuse nuovamente i battenti, ma il discobolo era pronto a ripartire con nuovi autori e con un nuovo (ennesimo) numero 1.
(continua)










