Eureka Pocket n.13 “Arturo e Zoe”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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L’approdo al liceo che generò la mia frequentazione di un negozio di fumetti usati (in attesa dell’autobus per tornare a casa, come raccontato in altre mie Short) mi fece scoprire un sacco di novità, a partire dagli Eureka Pocket che, per motivi oscuri, NON arrivavano all’edicola del mio paesello… come d’altronde vi arrivavano molto raramente anche altre pubblicazioni dell’Editoriale Corno dedicate a fumetti stranieri, inclusi gli albi dedicati ai supereroi (dev’essere per quello che i comics non mi hanno mai attirato), a differenza dei fumetti di Magnus & Bunker.

Ma torniamo ai Pocket, una collana in formato tascabile – appunto – che venne pubblicata per un’ottantina di numeri tra il 1968 e il 1984 (con frequenza irregolare, anche se in gran parte bimestrale): i volumetti monografici raccoglievano materiale in parte inedito e in parte già pubblicato sulla rivista Eureka o in altre riviste. Fui immediatamente attratto dalle raccolte destinate alle Sturmtruppen di Bonvi… ma ne parlerò la prossima volta.

Il primo albetto che acquistai, infatti, fu quello dedicato ad Arturo e Zoe che aveva come sottotitolo “Due bambini allo specchio”. Conoscevo già le strisce di Ernie Bushmiller perché le leggevo saltuariamente sulle pagine dei settimanali della UniversoIntrepido e Monello – e mi piaceva molto la patina surreale che permeava le vicende della pestifera Nancy (come si chiamava originariamente), del suo amico Arturo, del ricco Rollo e della zia Fritzi. Apprezzai molto, inoltre, il fatto che le strisce – due per pagina – mantenessero il formato orizzontale originario, senza essere rimontate in verticale come invece accadeva, ad esempio, per quelle pubblicate nei Tascabili BUR.

La ricca prefazione di Carlo della Corte, oltre a riassumere la storia editoriale di questa striscia (con Bushmiller che rilevò quella originaria di Larry Withington, incentrata sulla zia Fritzi), ipotizzava un possibile collegamento tra la protagonista e alcuni tratti caratteriali della Lucy Van Pelt poi creata da Schulz per i suoi Peanuts: Zoe era “meno acidula e perfida, ma altrettanto saputella e vogliosa di predominio“, le sue testuali parole. Interpretazione che, adesso, mi sembra quanto meno un po’ azzardata dato che, in alcune strisce, Zoe potrebbe ricordare – più che Lucy – la Mafalda di Quino, soprattutto nell’abbattimento frequente della “quarta parete”… Ma queste sono appunto considerazioni a posteriori: all’epoca fui ben contento di leggere una corposa raccolta di spassose strisce.

La Short di Vasco Zara sulla “biografia” di Bushmiller

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