Dopo il cambio di timoniere alla guida della testata annunciato sul n.680 (le sceneggiature di Alan Ford sarebbero passate da Max Bunker / Luciano Secchi al di lui figlio Riccardo), ecco in edicola il primo numero di questo nuovo corso.
Se – come recita un noto proverbio – il buongiorno si vede dal mattino, devo dire che la giornata potrebbe davvero prevedersi radiosa! Ebbene sì, questo esordio di Riccardo Secchi mi ha pienamente convinto.
In una storia di 90 pagine scorrevole e con un senso compiuto, assistiamo alla vicenda di Alan Ford che, salutata la moglie Minuette partita in missione per conto dell’FBI, si ritrova a dover affrontare tutta una serie di problemi derivanti dal fatto che un’indagine dell’ufficio delle tasse ha bloccato i suoi conti correnti: con la conseguenza che si ritrova con solo 13 dollari in tasca, l’abitazione e l’auto poste sotto sequestro, la licenza di investigatore privato revocata. L’aver percorso la via burocratica per cercare di risolvere il problema non fa che aggravare la sua situazione (come spesso accade nella realtà anche a noi persone comuni). Non gli resta, allora, che tornare all’ex negozio di fiori (che non può più nemmeno utilizzare come sede della sua agenzia investigativa) per avere almeno una branda su cui dormire…
La narrazione lascia, però, sottintendere che possa esserci dietro una cospirazione… tanto più che, in contemporanea, anche il Conte Oliver perde la sua carica di ambasciatore del Regno Unito perché qualcuno lo ha incastrato, facendo trovare alla polizia un magazzino pieno di oggetti rubati e con una serie di indizi che riconducono a lui quale colpevole… anche al Conte non resta che tornare a New York…
I disegni del bravo Luka Bonardi completano degnamente questo primo episodio, in cui la fa da padrone la satira sociale e la denuncia della cieca burocrazia.
Quindi, al netto di tre o quattro errori nel lettering, un episodio pienamente promosso. Speriamo si continui così.
A chiusura dell’albo troviamo la terza e ultima parte di una delle “Storie del Numero Uno”, estrapolata da un vecchio numero della collana, dedicata a Elisabetta I Tudor, per i disegni di Dario Perucca.
È assente qualsivoglia editoriale, presentazione o comunicazione in merito al nuovo sceneggiatore.
