Maaa… ve la ricordate la rubrica L’incompleto? Era stata sospesa a fine 2021 dopo aver incluso alcuni esempi di manga, BD e historietas che NON avevano mai avuto una fine “certificata” (anche se, in séguito, Tardi avrebbe sfornato l’albo finale di Adèle Blanc-Sec)… L’albo di cui ci parlerà oggi il nostro Vasco Zara in corrispondenza con l’uscita al cinema del nuovo – meglio, ennesimo – reboot dei Fantastici Quattro rientra a pieno titolo nella categoria di opere incomplete, come spiegato alla fine dell’articolo: per questo motivo abbiamo, diciamo così, “riaperto” la rubrica: il tempo dirà se si tratta di un’occasione una tantum o di una ripresa organica. Buona lettura!
In una corsa parallela tra Marvel e DC Comics, dopo il nuovo Superman cinematografico di James Gunn tocca proprio oggi al terzo reboot dei Fantastici Quattro, Gli Inizi, al quale Matt Shakman (regista esule di Games of Thrones) delega i primi passi all’interno del Marvel Cinematographic Universe. Sperando di approfittarne, l’editoria segue.
Panini pubblica infatti in Francia, in un lussuoso formato, Molecole instabili, la riscrittura iconoclasta e senza sconti delle origini del quartetto più famoso del mondo, da parte di James Sturm e Guy Davis. L’intento è encomiabile se non coraggioso: vincitore nel 2003 dell’Eisner Award per la migliore miniserie, la storia è passata sotto silenzio, tradotta in Italia l’anno scorso senza il traino del film. E leggendo si capisce tanto il ritardo quanto l’incomprensione.
Sturm è una forte voce critica del panorama indipendente statunitense: ad eccezione di Americana, raccolta di tre storie indipendenti che raccontano l’America di fine Ottocento / inizio Novecento attraverso un raduno religioso al tempo del Far West, una squadra di baseball integralmente ebraica e una rivolta di minatori (Coconino Press, 2002), nulla è stato tradotto in Italia, su tutti l’autobiografico e – nei morbidi tratti antropomorfici – ancora più caustico Off Season (2020) sulla campagna presidenziale del 2016. Sturm non parte dalla famiglia che diventerà Fantastica, ma si inventa gente comune a cui Lee & Kirby si sarebbero ispirati, in un ritratto spietato dell’America anni Cinquanta.
Fedele a quanto conosciamo, Sturm amplifica i tratti dei quattro, allargando i confini del fumetto con paratesti falsamente veritieri – biografie, interviste, sinossi – che forniscono ulteriori ramificazioni metanarrative. Se Reed Richards e Ben Grimm rispecchiano caratteri già noti (il primo rimane un insensibile topo da laboratorio, il secondo un pugile rubacuori le cui relazioni non superano i tre mesi, ossessionato com’è dall’ideale irraggiungibile rappresentato dalla fidanzata di Reed), Sturm va oltre accentuando, e qui risiede la novità, le differenze di classe: è questa infatti la ragione per cui i due non si vedono più o si sentono obbligati di farlo.
Un encomio particolare va alla prole Storm: Johnny è un bad boy che si chiude in camera sprofondando in sogni proibiti alla lettura di Vapor Girl, metafumetto la cui fonte d’ispirazione è la sorella Susan, inibita compagna-madre che fuma leggendo Peyton Place sotto lo sguardo riprovevole della vicina di casa, e la cui emancipazione non potrà realizzarsi che assieme alle amiche coetanee (ed è qui che la narrazione si allontana da Lontano dal paradiso di Todd Haynes per strizzare l’occhio a Desperate Housewives).
Ai disegni troviamo – prima che Guillermo del Toro ne facesse uno dei suoi collaboratori principali – una delle ultime prove di Davis, al quale si deve un’altra miniserie che segnò un’epoca: Sandman Mystery Theatre, il cui protagonista non è il Sandman di Neil Gaiman ma quello della Golden Age ambientato negli anni Trenta e dotato di maschera antigas, e che apre, in un sottile gioco di rinvii, Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross (pubblicato da Magic Press tra il 1998 e il 2003, Sandman Mystery Theatre è tutt’ora reperibile sul mercato dell’usato). La scelta si rivela consona ed efficace, nella capacità di Davis di suggerire con pochi tratti essenziali la fragilità del mondo interiore dei personaggi come quello esteriore, in primis non la città ma la casa, focolare d’ogni disfunzionamento. E si capisce allora perché le copertine siano state affidate non a Davis bensì a Craig Thompson, l’autore di Blakets e Habibi, in una complementarità che la dice lunga sulle scelte editoriali.
Erano d’altronde gli anni d’oro in cui Joe Quesada dava carta bianca ad autori non provenienti dal mainstream per un rinnovo della Casa delle Idee che ha posto le basi del suo successo anche sul grande schermo.
Molecole instabili doveva essere il primo di un trittico mai realizzato ma di cui Sturm aveva già annunciato nell’introduzione i titoli (The Mad Thinkers, The Negative Zone) e i relativi anni di pubblicazione (2007 e 2013), oltre a delinearne la struttura: il primo afferente la partecipazione dei quattro allo sviluppo del programma spaziale del governo americano, il secondo il loro crepuscolo esistenziale. Un progetto rimasto, purtroppo, incompleto: sono passati più di vent’anni, ma non è certo troppo tardi.
