“Shadowboxing” di Kaori Ozaki

L’incontro tra due solitudini, in filigrana i peccati di ciascuno e le pecche della società

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Il recente suggerimento – nei consigli di uBC – di Golden Sheep di Kaori Ozaki invita a ritornare al dittico Shadowboxing pubblicato due anni da Dynit Manga, se non altro perché, a detta di chi scrive, è con questa opera che l’autrice più che altrove si avvicina alle vette della sua prima prova, Our summer holyday.

Oggi come allora è questione d’amore, e oggi come allora Ozaki gioca con tutti i cliché del caso: allora tra due adolescenti alla scoperta di un sentimento sconosciuto, ora tra un ventenne e una donna di dieci anni più “anziana” e quindi più “attempata”. E se in Europa tale differenza d’età (la coppia Macron insegna) fa sorridere, in Giappone una trentenne non sposata è considerata una “vecchia zitella”, per usare un’espressione giustamente riprovevole ma che ben rende il sentimento nipponico (e basta leggere Tokyo Tarareba Girls di Akiko Higashimura per rendersene conto).

E certo gesti e situazioni richiamano, anche dal punto di vista grafico, la più pura tradizione umoristica quale decenni di manga e anime hanno consolidato: lui che piange facendo l’amore, lei che si svela in bikini (!) consapevole del terremoto emotivo che provoca.

Senonché Ozaki vi aggiunge la sua peculiare cifra stilistica, una gravità che non alleggerisce ma al contrario rende più profondo il sentire, in questo caso la morte accidentale in tenera età del gemello del protagonista, tormento indelebile dal quale non riesce a trovare rifugio, e l’adulterio di lei che dà corpo al sentimento di vuoto che l’accompagna, riassunto nella splendida vignetta nella quale – abbandonata alla birra – chiede solo di abbracciare il cane che da bambina la salvò dal marasma del divorzio dei genitori.

E allora ci si lascia andare, come davanti a una commedia sentimentale non scevra da tematiche più profonde, la cui trama è prevedibile ma dalla quale ci si lascia comunque avvinghiare. 

Il segno è fluido, le anatomie perfettamente riassunte in una sola pennellata, gli sfondi sempre consoni all’azione. Anche nel disegno Ozaki è la sintesi esemplare di un certo manga: quello che da bambini scoprivamo e che non abbiamo più ritrovato, se non ora.

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