Capitan America, gli anni 2000. Parte III 2005-2006

Arriva il Soldato d’Inverno

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Dichiarato concluso l’esperimento Marvel Knights e riportato definitivamente Capitan America nell’Universo Marvel “classico”, nel gennaio 2005 la sua collana fu rilanciata con un nuovo n. 1. Gli autori incaricati dall’editor-in-chief Joe Quesada rappresentavano, per l’epoca, una singolare combinazione.

Lo sceneggiatore Ed Brubaker proveniva dal mondo del fumetto indipendente ed era poi passato a lavorare con la DC Comics. Per questa casa editrice aveva avuto modo di cimentarsi con entrambe le serie regolari di Batman e Detective Comics, nonché con una serie meno supereroistica dal titolo Gotham Central e con l’acclamato rilancio di Catwoman. Ad affiancarlo, ai disegni fu chiamato un artista che i lettori della Marvel conoscevano bene: Steve Epting. Questi era diventato un beniamino dei fan negli anni ’90 grazie a una lunga run sui Vendicatori e ad alcuni episodi di X-Men e X-Factor.

Brubaker ed Epting imbastirono sin dal primo numero della loro serie una storia di spionaggio dai toni noir che mise Capitan America al centro di un intrigo che coinvolgeva vecchi nemici, “mascherati” con nuovi volti.

La nuova nemesi di Cap, infatti, era Aleksander Lukin, ex generale del K.G.B. divenuto un ricco oligarca. Nel corpo di Lukin, tuttavia, grazie al potere del Cubo Cosmico, all’insaputa di tutti abitava nientemeno che la coscienza del Teschio Rosso, fatto uccidere dal generale russo di cui era nemico.

In Captain America Vol. 5 nn. 1/14 (ad eccezione del numero 7, a cui accennerò più avanti, e del numero 10, facente parte di una “realtà alternativa”), pubblicati dal gennaio 2005 all’aprile 2006, Steve Rogers – affiancato dallo S.H.I.E.L.D., da Sharon Carter (tornata nel suo ruolo di Agente 13) e da Falcon – si ritrova a dover contrastare i piani di Lukin, scoprendo – con enorme sorpresa – che l’efficiente assassino al servizio del suo nemico, l’uomo chiamato Soldato d’Inverno (Winter Soldier in originale), è in verità James Buchanan “Bucky” Barnes, l’amico e spalla di Capitan America negli anni ’40!!!

Sino ad allora esisteva una manciata di personaggi che, per tacito accordo, gli autori Marvel non avrebbero mai dovuto riportare in vita: zio Ben (il cui sacrificio ispirò Peter Parker a diventare l’Uomo Ragno), Gwen Stacy (l’ex fidanzata di Peter), e infine Bucky Barnes. Nel corso di 40 anni di vita editoriale, Bucky era rimasto morto, addossando su Capitan America il senso di colpa del sopravvissuto. Sebbene, nel corso dei decenni, Cap fosse riuscito a fare pace con se stesso, la morte di Bucky era rimasta uno degli elementi “intoccabili” della serie. Per riportarlo in scena, dunque, c’era bisogno di una storia più che interessante e di un retroscena credibile.

Brubaker riuscì a convincere i capi della Marvel con la forza delle proprie idee e la solidità del suo piano. Del resto, l’autore ragionava su come poter far ritornare questo eroe sin da quando aveva nove anni: il piccolo Ed era infatti rimasto sconvolto nello scoprire che la morte di Bucky fosse stata narrata in una sola pagina di Avengers 4 (l’albo in cui il corpo di Cap, congelato in un blocco di ghiaccio, venne ritrovato dai Vendicatori). Più o meno da quell’età cominciò a prendere appunti sui vari modi per riportare in vita Bucky.

La soluzione escogitata da Brubaker, magnificamente illustrata da Epting e “cupamente” colorata da Frank D’Armata, raccontò ai lettori che anche Bucky in realtà era sopravvissuto all’esplosione che aveva fatto precipitare Cap in mare sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, Bucky aveva perso il braccio sinistro e, caduto anche lui in acqua, era rimasto – come Steve – ibernato nel ghiaccio. A trovarlo furono i Sovietici, che con un sottomarino erano alla ricerca del corpo di Cap con l’intento di impossessarsene.

Bucky fu rianimato, il suo braccio mancante venne sostituito da un braccio bionico e la sua mente – priva dei ricordi della vita precedente – plagiata dal K.G.B. per trasformarlo in un assassino. Con il nome in codice di Soldato d’Inverno, nel più completo segreto compì missioni nel corso delle quali commise diversi omicidi “politici” per conto dell’Unione Sovietica. Ogni volta che portava a termine una missione o che i suoi vecchi ricordi cominciavano a riemergere, veniva messo in animazione sospesa. Questo gli permise di invecchiare solo di pochi anni nel corso dei decenni in cui era stato dato per scomparso. Al termine della Guerra Fredda finì in un magazzino, come un’arma abbandonata, ed era poi stato riportato in azione proprio dal generale Lukin.

La scoperta che Bucky fosse ancora vivo, e per di più negli oscuri panni del Soldato d’Inverno, non fu l’unica rivelazione che lo riguardava. Brubaker operò anche una retcon (così si definisce tutto ciò che viene narrato in retrospettiva provvedendo – a posteriori – a correggere gli errori della continuity o a modificarne gli eventi) in cui svelò, attraverso alcuni flashback del Capitano, che la sua giovane e solare “spalla” non era quello che a tutti appariva. Steve in persona racconta a Nick Fury, dopo avergli svelato il ruolo di “ricognitore e assassino” del giovane Bucky in una missione in Russia: “La storia ufficiale dice che era un simbolo per controbilanciare l’ascesa della Gioventù hitleriana… e c’era del vero in questo. Ma come succede in guerra, c’era anche una verità più oscura. Bucky faceva le cose che io non potevo fare. Io ero l’icona, indossavo la bandiera… Ma mentre io facevo discorsi alle truppe nelle trincee… lui faceva ciò per cui era stato addestrato… finemente addestrato. In caso contrario, non sarebbe venuto con noi!

Questa nuova interpretazione di Bucky conferì maggiore realismo, in epoca moderna, a un personaggio figlio di un’epoca in cui i fumetti erano certamente più “innocenti”. Inoltre, le abilità di killer di Bucky erano rimaste ancora presenti nel Soldato d’Inverno. Come ben narrato nell’interludio di Captain America Vol. 5 n. 7, lo scoprì suo malgrado Jack Monroe (il Bucky degli anni ’50, successivamente anche lui ex spalla di Cap da cui aveva ereditato il ruolo di Nomad). Monroe fu una delle vittime della furia assassina del Soldato d’Inverno dietro gli ordini di Lukin/Teschio Rosso.

La carriera omicida del Soldato d’Inverno si interruppe, però, nel numero 14 della serie. Per tutto l’arco della storia, Cap aveva cercato (invano) di riportare alla ragione il suo vecchio amico, ritenendolo una vittima suo malgrado: se prima Steve Rogers si sentiva colpevole per la morte prematura di Bucky, ora si sentiva colpevole del destino crudele che gli era occorso, dei numerosi lavaggi del cervello che aveva subìto e dei terribili omicidi che era stato costretto a commettere.

Dopo essersi affrontati in diversi scontri, Cap riesce alla fine a impossessarsi del Cubo Cosmico che il Soldato d’Inverno aveva con sé per portarlo a Lukin. Impugnando il potentissimo manufatto, capace di modificare la realtà, Capitan America lo punta contro Bucky e ordina: “Ricorda chi sei”, ricostruendo così la memoria dell’amico. 

Tormentato dai sensi di colpa per il male fatto nel corso degli anni, Bucky si dà alla fuga. Ma è finalmente un uomo libero!

Dopo tre numeri dedicati soprattutto a presentare il ritorno degli alleati del Teschio Rosso, Crossbones e Sin (la figlia del Teschio una volta conosciuta col nome di Madre Notte), che servirono a dare un “attimo di respiro” sia alla trama principale che a Steve Epting (qui sostituito da Mike Perkins), e dopo avere scritto l’albo celebrativo Captain America: 65th Anniversary Special ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, con Captain America Vol. 5 nn. 18/21 (luglio-ottobre 2006) Ed Brubaker tirò le fila di quanto sino ad allora architettato.

Il Teschio Rosso (nel corpo di Lukin) esce finalmente allo scoperto e scatena su Londra un nuovo, terribile Dormiente (l’ultimo di una serie di giganteschi robot ideati nel corso del tempo dal criminale nazista) facendogli attaccare il grattacielo sede della multinazionale Kronas di proprietà di Lukin.

Capitan America, Sharon Carter e i supereroi inglesi Union Jack e Spitfire cercano di fare del loro meglio per arrestare l’avanzata del Dormiente. A loro si unisce il Soldato d’Inverno, giunto a Londra per assassinare Lukin, il principale responsabile di tutte le sue sciagure passate. Bucky, tornato finalmente a combattere dopo decenni al fianco di Capitan America, riesce ad infilare una bomba all’interno del robot facendolo crollare in fiamme nel Tamigi. Alla fine, Lukin/Teschio e la Kronas, facendo la parte delle vittime, accusano Capitan America e i suoi compagni di avere messo a rischio la vita dei civili pur lottando per una giusta causa. Crossbones e Sin rientrano agli ordini del Teschio Rosso, il Soldato d’Inverno torna di nuovo nell’ombra (mettendosi al servizio di Nick Fury) e Capitan America prova l’amarezza di aver visto scomparire nuovamente Bucky e la sensazione che qualcosa di molto grave si stia profilando all’orizzonte.

Non ha torto: sta infatti per iniziare la Guerra Civile dei Supereroi!

Marco Corbetta

Fotoreporter zagoriano

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