Capitan America, gli anni 2000.
Parte V 2007

La morte del Sogno e della Leggenda

///
9 mins read

Con data di copertina aprile 2007, ma disponibile dal 7 di marzo, venne pubblicato il numero 25 di Captain America Vol. 5. Nella storia ivi narrata, accadde l’incredibile!

La Guerra Civile dei superumani è finita. Capitan America, resosi conto della portata dei danni che gli eroi in guerra stavano causando, si è arreso alle forze pro-registrazione guidate da Iron Man. All’arresto dell’eroe a stelle e strisce l’opinione pubblica si è divisa e i reportage giornalistici sull’avvenimento si susseguono in televisione. Il Capitano viene condotto al Palazzo di giustizia per poter esprimere le sue ragioni sul conflitto appena terminato. Tra la folla radunatasi nel luogo ci sono l’Agente 13, Sharon Carter e – poco più distante – Bucky Barnes, il Soldato d’Inverno, entrambi in contatto radio con Nick Fury che ha ideato un piano per liberare Steve Rogers. Falcon, dall’alto, controlla la situazione. Improvvisamente, da una finestra dell’edificio adiacente il palazzo di giustizia, Crossbones (seguendo gli ordini del Teschio Rosso) con un fucile dotato di un mirino laser spara a Capitan America. L’eroe a stelle e strisce, che si è accorto dell’agguato, per coprire gli innocenti viene ferito ad una spalla. Nel mezzo della confusione, tra la folla che cerca una via di fuga, Sharon Carter si precipita a soccorrere il suo amato. Il rumore di altri colpi di arma da fuoco viene attutito dal trambusto della folla. Capitan America cade a terra in un lago di sangue, subito soccorso da Sharon. Qualcuno gli ha sparato a distanza ravvicinata!

Mentre l’eroe viene ricoverato d’urgenza all’ospedale più vicino, Falcon e il Soldato d’Inverno catturano il cecchino che aveva esploso il primo colpo, Crossbones. Tuttavia, essi non sospettano che l’uomo, in realtà, è solo una pedina nel piano letale ordito dal Teschio Rosso e il dottor Faustus (entrambi creduti morti).

In serata i notiziari di tutto il mondo annunciano la morte di Steve Rogers: la fiaccola della Leggenda Vivente conosciuta come Capitan America si è spenta! Come se questo non fosse abbastanza, ecco un altro terribile colpo di scena: Sharon Carter, provata per la morte dell’amato, viene avvicinata in ospedale dalla figlia del Teschio Rosso, travestita da infermiera, che le sussurra:
Mi scusi, madam… Il dottore vuole che le dica una cosa…
Cosa? Che dottore?
Il dottor Faustus… Lui dice: ricorda!
Sharon, all’istante, precipita nella disperazione, ricordando di essere stata manipolata dal dottor Faustus (presso il quale, a sua insaputa, era entrata in analisi) e, in uno stato di trance ipnotico, di
essere stata costretta (proprio nel momento in cui si avvicinava a Capitan America per soccorrerlo) a sparargli una serie di colpi a bruciapelo all’addome, provocandone la morte!!! Il Teschio Rosso, con sopraffina malvagità, ha così compiuto la sua vendetta facendo uccidere il suo storico nemico per mano della donna amata!

Ed Brubaker, con un racconto straordinario, maturo, popolato da personaggi complessi, in un’America non lontana da quella reale, connota la morte di Capitan America di un fortissimo valore simbolico. Rappresentava, infatti, la morte del Sogno Americano.

Nei momenti cruciali della sua storia, l’America ha sempre dovuto fare i conti con il suo “lato oscuro”. Lo stesso che aveva favorito le uccisioni dei fratelli Kennedy, di Martin Luther King e, prima di loro, di Abramo Lincoln. Uomini e simboli, sangue e ideali. Nella loro storia, Brubaker ed Epting citano in modo esplicito le modalità dell’attentato al presidente Kennedy, soprattutto per il primo colpo, quello esploso dall’alto, da Lee Harvey Oswald (da Crossbones nel fumetto). Invece, i colpi sparati a bruciapelo da Sharon richiamano quelli dell’assassinio dello stesso Oswald: in effetti, costui fu catturato e in seguito ucciso da uno squilibrato, Jack Ruby, con un colpo di pistola a distanza ravvicinata mentre, ammanettato e circondato dagli uomini dello sceriffo, veniva trasferito dalla centrale di polizia di Dallas al carcere della contea.

Anche nel mondo “reale” la notizia della morte di Capitan America fece enormemente scalpore. Oltre 200 giornali e siti online l’avevano riportata, neanche fosse un vero omicidio. Ciò senza contare le innumerevoli stazioni radio e TV che bombardarono la redazione con richieste di interviste. “Capitan America è morto!” strillò la CNN, e Fox News rilanciò subito: “Capitan America ucciso nel suo ultimo fumetto!” Tutti volevano un “pezzo” sulla morte di Cap. L’ufficio stampa della Marvel dovette fronteggiare un attacco mediatico che il mondo dei comics non conosceva da oltre un decennio. E ne erano fieri. A fine giornata contarono decine di apparizioni TV.

Tutto questo spinse la gente nelle fumetterie come nient’altro aveva fatto negli ultimi anni. “È un pessimo momento per farlo morire. Proprio ora che ne abbiamo più bisogno” reagì Joe Simon, che l’aveva creato nel 1941 con Jack Kirby. Il polverone si placò solo dopo qualche settimana. Quando fu tutto finito, i grandi network televisivi, i programmi radio, i giornali e i siti internet avevano parlato della vita e della morte del Figlio Caduto della Marvel. La scomparsa di Steve Rogers aveva riportato il fumetto al centro dell’attenzione generale e le fumetterie continuarono a ricevere chiamate da gente mai sentita prima che chiedeva una copia di Captain America 25.

Cosa successe dopo?

Anche lo sceneggiatore Jeph Loeb (vincitore di quattro premi Eisner) era presente alla riunione della Casa Editrice nel corso della quale fu data la notizia che Capitan America sarebbe morto. L’editor Tom Brevoort spiegò i tristi particolari dell’omicidio riferendo ciò che sarebbe avvenuto in Captain America 25 e poi passò subito a illustrare il numero 26. Quando Loeb capì che non era stato programmato nulla di speciale per onorare il più grande eroe Marvel, intervenne: “Aspetta un attimo… Cosa hai detto? È qualcosa che dovrebbe avere lo stesso impatto emotivo della morte di Superman!” Non aveva ancora finito di parlare che tutti gli altri dissero: “Sì, bisogna fare qualcosa!” Nel mondo dei fumetti a volte capita di raccontare storie che ti coinvolgono a tal punto da non farti capire che potrebbero essere non solo qualcosa di buono, ma dei veri e propri momenti chiave.

Da lì nacque Fallen Son: The Death of Captain America, una serie in cinque parti scritta da Jeph Loeb che vantò una squadra di disegnatori di primordine (Leinil Yu, Ed McGuinness, John Romita jr., David Finch e John Cassaday). Ogni albo avrebbe corrisposto a uno dei cinque “stadi del dolore” (rifiuto, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione), con uno sguardo introspettivo alle reazioni di altri supereroi alla morte di Cap e al vuoto oscuro che lasciava dietro di sé. Questa eccellente miniserie venne pubblicata nell’arco di tre mesi, da giugno ad agosto 2007.

Stadio 1: Rifiuto

Wolverine, l’uomo che più di ogni altro era stato oggetto di depistaggi, alterazioni della realtà e sotterfugi, non è convinto della morte di Capitan America. Riuscito a penetrare all’interno del velivolo dello S.H.I.E.L.D., si introduce nella stanza dove è custodito il corpo di Capitan America. Grazie ai suoi sensi animaleschi, con enorme dolore si trova a constatare che si tratta proprio del cadavere di Steve Rogers.

Stadio 2: Rabbia 

La notizia della morte di Capitan America ha portato rabbia e nervosismo tra le fila dei due schieramenti dei Vendicatori nati dopo gli eventi di Civil War. Il nuovo gruppo, chiamato i Potenti Vendicatori, fedele ad Iron Man e all’Atto di Registrazione, si ritrova a sfogare la propria rabbia repressa combattendo lo Squalo Tigre. Namor il Sub-Mariner interviene a prendere in consegna il criminale ma, prima di inabissarsi, biasima i Vendicatori incapaci di accettare che la morte di Cap sia stata una conseguenza anche delle loro azioni.

I Nuovi Vendicatori, i dissidenti che si erano opposti alla Registrazione e ora considerati fuorilegge, si riuniscono per la loro consueta partita di poker, quasi come a voler esorcizzare la grave perdita. Il morale non è dei migliori e quando si presenta Wolverine a confermare che Cap è irrimediabilmente morto, scoppia la rabbia e la frustrazione.

Spider-Man, rifiutando di accettare la notizia, prima si scaglia contro il mutante artigliato, poi, amareggiato, decide di abbandonare la partita preferendo restare da solo con il suo dolore.

Stadio 3: Patteggiamento 

Occhio di Falco si incontra con Iron Man per avere informazioni sulla morte di Capitan America. Inaspettatamente, Iron Man gli consegna lo scudo di Cap invitandolo a provare qualche lancio. Occhio di Falco, intuendo che l’altro vuole proporgli di sostituire Steve Rogers nel ruolo di Capitan America, riluttante, si ritrova ad indossare il costume dell’eroe a stelle e strisce. Tuttavia, comprende presto che sta commettendo una sorta di sacrilegio. Restituisce quindi lo scudo a Iron Man dopo averlo accusato di essere un abile manipolatore, dato che un nuovo Capitan America sarebbe stato utile solo alla sua causa.

Stadio 4: Depressione 

Depresso per la morte di Capitan America, Spider-Man si reca al cimitero davanti alle tombe dei suoi cari. Poco distante, il super-criminale conosciuto come Rhino si trova a far visita alla tomba della madre. Ignorando le intenzioni del suo vecchio nemico, Peter lo attacca, cercando così di sfogare la tristezza che lo opprime. Durante lo scontro, Spider-Man ricorda una battaglia del passato, durante la quale era intervenuto Capitan America in sua difesa. Ora che l’eroe a stelle e strisce è morto, l’arrampicamuri se la deve vedere da solo ma riesce a sconfiggere il suo avversario. Terminato lo scontro, dall’ombra spunta Wolverine che lo sprona a non cedere alla depressione, perché ferite di quel genere non si rimarginano mai.

Stadio 5: Accettazione 

È la storia in cui tutti devono accettare la realtà e tributare l’ultimo addio all’eroe.

Il giorno del funerale di Capitan America, al cimitero di Arlington in Virginia, si riuniscono centinaia di persone per dare l’estremo saluto all’eroe a stelle e strisce. Tony Stark/Iron Man, che dovrebbe tenere l’elegia funebre, si emoziona e non riesce a continuare il discorso che aveva preparato. Tocca quindi a Sam Wilson/Falcon ricordare il partner di tante battaglie, dichiarando come Steve fosse stato di ispirazione per tutte le generazioni di eroi con i quali aveva combattuto, dalla Seconda Guerra Mondiale sino ad allora.

Terminata la funzione, alcuni giorni più tardi, Tony Stark/Iron Man, Henry Pym/Calabrone e Janet Van Dyne/Wasp (tre degli originali Vendicatori), giungono nell’Artico portando con loro una bara al cui interno vi è il vero corpo di Steve Rogers, preferendo consegnare l’eroe caduto alle fredde acque del Mar Glaciale Artico – dove tempo prima lo avevano trovato congelato nel ghiaccio – anziché a una tomba, affidando a Namor il Sub-Mariner il compito di immergere il corpo nelle profondità oceaniche e vegliare sul suo sonno.

Nel frattempo, sulla serie regolare Ed Brubaker e Steve Epting (a conclusione dell’anno 2007) portano a compimento la storyline denominata La morte del Sogno seguendo le vicende dei personaggi comprimari e chiudendo alcune questioni rimaste in sospeso.

Sharon Carter, sempre più debilitata psicologicamente, venuta a conoscenza che Tony Stark è diventato il nuovo direttore dello S.H.I.E.L.D., decide di dare le dimissioni dall’organizzazione spionistica. Falcon, costretto ad aderire all’Atto di Registrazione dei superumani per poter partecipare al funerale dell’amico, tiene comunque contatti con il gruppo considerato fuorilegge dei Nuovi Vendicatori. Il Soldato d’Inverno decide di incanalare la propria rabbia verso due obiettivi: uccidere Tony Stark/Iron Man (colui che considera il responsabile morale della morte di Capitan America) e impadronirsi dello scudo dell’eroe caduto. Dopo avere individuato dove si trova lo scudo, il Soldato d’Inverno si ritrova faccia a faccia con la Vedova Nera, ora agente speciale dello S.H.I.E.L.D., chiamata a fare da scorta al prezioso oggetto. Nell’occasione, Ed Brubaker rivela che i due in passato, oltre a una comune militanza nei servizi segreti sovietici, avevano avuto anche una relazione. La Vedova viene sconfitta da Bucky, che si impossessa dello scudo di Cap. Nel frattempo, Sin – la figlia del Teschio Rosso – si pone al comando di una nuova Squadra dei Serpenti e riesce a liberare Crossbones.

Il Soldato d’Inverno è convinto che anche il Teschio Rosso sia in qualche modo coinvolto nell’omicidio di Capitan America: così lo rintraccia, scoprendo che condivide lo stesso corpo con Aleksander Lukin. Nel loro faccia a faccia, il criminale nazista utilizza un comando post-ipnotico che i russi avevano impiantato a Barnes, riuscendo a sottometterlo e imprigionarlo.

Dal canto suo, Tony Stark/Iron Man, dopo aver scoperto che alcuni agenti avevano subito un condizionamento mentale da parte di uno psicologo impostore (il dottor Faustus), trovando il nome di Sharon Carter nella lista dei pazienti dello psicologo e rivedendo il video dell’attentato a Capitan America, intuisce che la donna sia in qualche modo coinvolta nella morte di Steve. Sharon, intanto, scopre di essere incinta (!!!) e riceve la visita di Falcon e della Vedova Nera, entrambi sulle tracce del Soldato d’Inverno. Stark cerca invano di contattare la Vedova per metterla in guardia sulla pericolosità di Sharon e la donna, sotto il controllo mentale di Faustus, stordisce i suoi ospiti con una pistola elettrica. Tony Stark, indossata l’armatura di Iron Man, si prepara ad entrare in azione, lasciando sulla sua scrivania una lettera di Steve Rogers consegnatagli da un legale, nella quale l’eroe caduto chiede all’ex compagno di avventure di impedire che Bucky sprofondi nuovamente nel baratro della rabbia e della confusione. E di fare in modo che il sogno di Capitan America continui ad esistere anche senza di lui!

Ultimi Articoli Blog

0 0,00