Dampyr n.310-311
“La strega di Edimburgo” e “Il mio nome è Janet Horne”

Recensione della doppia di Mauro Boselli e Luca Rossi

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Valutazione 7 su 10

Mauro Boselli torna su Dampyr e lo fa seguendo una traiettoria fortemente personale e riconoscibile. Dopo aver lasciato la testata con il n.300, non si accoda alla linea della nuova gestione, bensì riprende direttamente i nodi rimasti irrisolti della sua fase autoriale, riportando al centro atmosfere, presenze e tensioni narrative che appartengono in modo preciso alla sua idea del personaggio.

La doppia ambientata tra Slains Castle e le ombre della Scozia nordoccidentale è – per certi versi – classica, con i consueti rimandi tra passato e presente, riferimenti storici e folklorici, digressioni che fondono realtà documentata e universo dampyriano.

Eppure sorprende per una verbosità più contenuta del previsto, che permette alla narrazione di muoversi per suggestioni ed evocazioni. Pur non esplodendo mai in un horror esplicito, il racconto, dal ritmo costante, risulta abilmente sospeso e inquietante: con un intreccio intelligente e stratificato, si mantiene in equilibrio fra svelamenti e dubbi, sfruttando bene la foliazione a disposizione.

La figura di Janet Horne, ultima donna giustiziata per stregoneria nelle isole britanniche, diventa il varco per qualcosa di più oscuro, mentre su tutto incombe l’ombra di Lord Mardsen. Boselli gioca abilmente con l’ambiguità della sua dipartita, alimentando sospetti e riaprendo scenari.

Le sequenze dei sogni condivisi dalle banshee legate a Mardsen acutizzano il senso di pericolo, e la presenza di Samuel Johnson, perfettamente inserito nel quadro storico, completa un racconto che non lascia nulla al caso e cura ogni dettaglio. Buona anche la gestione dei comprimari e del personaggio di Julia.

Luca Rossi accompagna il tutto con tavole eccellenti. L’ambientazione scozzese è resa con grande suggestione, tra rovine, scogliere e interni cupi – forse meno quella cittadina – e l’atmosfera suggerita dal suo tratto combacia perfettamente con quella pensata dalla sceneggiatura. Espressioni, volti e nebbia, come da suo solito, rendono il tutto estremamente godibile.

LE ANNATE DI DAMPYR

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