Batman: Hush. Il blockbuster di Jeph Loeb

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Come ampiamente e ben raccontato nella nostra rubrica, i collaterali da edicola continuano a proporre ristampe e raccolte di fumetti con un rapporto qualità/prezzo spesso interessante.

Quest’anno Gazzetta dello Sport ha dato il via alla collana Supereroi – Leggende DC pubblicando, come primo e secondo volume, l’opera Batman: Hush.

In questa avventura del pipistrello il lavoro di Jeph Loeb e Jim Lee è effettivamente dirompente.
Il primo riesce a raccontare una storia ritmata ed avvincente richiamando vecchi villans, Jason Todd e, soprattutto, Catwoman; il secondo porta il suo stile e la sua arte rendendo iconica e spettacolare ogni singola tavola, enfatizzando alla perfezione tutti i personaggi e, in particolare, il fascino di Gotham.

Il “prodotto” Hush è stato studiato a tavolino dai due autori.
L’idea era quella di rilanciare il Cavaliere Oscuro rendendolo godibile anche per i neofiti pur non rinunciando (anzi) a strizzare l’occhio ai lettori di lunga data.
Un nuovo cattivo quindi, ma anche una carrellata infinita di quello che è il mondo classico e storico che avvolge il pipistrello.

Questo giochino permette a Loeb di tenere sempre alto il ritmo della narrazione non dando (troppo) tempo al lettore di perdersi, distrarsi o annoiarsi, in quella che è una storia a capitoli/livelli con, alla fine di ciascuno, un ostacolo più complesso, un cliffhanger ed un nuovo, piccolo, tassello.
Una sorta di hard boiled che sposa l’action investigativo puro e schietto che, in poco tempo, non solo segna il rilancio (anche economico) della testata, ma diviene vero e proprio must have.

Il paragone o riferimento a Il lungo Halloween o Vittoria Oscura viene quasi immediato visto il curriculum dell’autore ma, così facendo, il giudizio su questo Hush ne esce (inesorabilmente) compromesso.
Il precedente lavoro di Loeb è di tutt’altro spessore, ma lo è perché l’autore sceglie di viaggiare su altre coordinate proseguendo l’eredità di Frank Miller (fra gli altri) dandone seguito e risonanza.

Questo Hush, come detto, ha altri propositi e li centra appieno. Ad oggi possiamo considerarlo un perfetto trait d’union non tra due mondi ma tra due (o più) generazioni di lettori.

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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