
Si è conclusa – con la lunga storia contenuta nei numeri 756-759 – la saga della Tigre Nera, storico avversario di Tex, creato da Claudio Nizzi e Claudio Villa nel 1992. Questo personaggio, sotto la cui maschera si nasconde il principe malese Sumankan, è stato un vero e proprio nemico ricorrente di Tex, uno dei pochi nella lunghissima epopea texiana, ed è riuscito ad imporsi narrativamente nel corso degli anni nell’immaginario dei lettori, non arrivando ovviamente al livello del terribile Mefisto ma sicuramente alla pari del cangiante Proteus e del machiavellico Maestro. Adesso che la parabola terrena di Sumankan sembra essersi conclusa definitivamente, vogliamo ripercorrere brevemente il suo percorso, proponendo una breve analisi delle quattro avventure che lo hanno visto protagonista.
La prima storia, La Tigre Nera, che vede comparire l’acerrimo nemico di Tex è contenuta negli albi dal n. 381 al 384, uscita nell’estate del 1992 e ristampata nelle Grandi Storie Bonelli. A Leadville, in Colorado, avvengono alcuni inspiegabili delitti tra i notabili della cittadina: il detective dell’agenzia Pinkerton, Mac Parland, chiede l’aiuto di Tex e Carson, che – giunti in città durante la messa in scena teatrale dell’Amleto – assistono all’ingegnoso omicidio del sindaco, reo di aver offeso la misteriosa setta della Tigre Nera. Ad orchestrare la situazione sembra essere Morel, plenipotenziario della cittadina, che trae beneficio dalla morte degli altri borghesi per acquisire le loro proprietà, mentre invece si rivela ben presto un mero esecutore di ordini ricevuti da qualcuno più potente di lui.

Si tratta di una storia dall’ottimo ritmo, con alcune trovate narrative pregevoli, ben orchestrate da Nizzi, che supportano il notevole lavoro grafico di Villa: il disegnatore comasco rappresenta maestosamente il rifugio segreto della setta nelle miniere che circondano la città e orchestra l’entrata in scena dell’antagonista, il principe malese Sumankan che sotto la maschera della Tigre Nera accumula ricchezze sfruttando gli uomini bianchi che detesta.
Seguono lunghe scene d’azione, nobilitate dai disegni di Villa, con un agguato a Tex e Carson in un vecchio villaggio minerario, mentre a Leadville la Tigre Nera, con l’identità segreta del notaio Madison, inizia a sbarazzarsi dei suoi complici bianchi, colpevoli di non essere stati in grado di uccidere i due ranger. Sulle tracce del notaio i due pards finiscono nella fortezza malese e, sconfitti fisicamente dalle gigantesche guardie del corpo della Tigre Nera, finiscono prigionieri della setta. Qui Sumankan rivela le proprie origini: principe malese del Borneo, spodestato dagli europei, è arrivato fortuitamente in America, dove dopo essere finito quasi in schiavitù a lavorare nei cantieri ferroviari, riesce ad affrancarsi e ad unire le popolazioni asiatiche in cerca di vendetta contro l’uomo bianco, con l’intenzione non celata di dichiarare guerra agli Stati Uniti d’America.
Tex e Carson riescono magistralmente a fuggire e, dopo alcuni inseguimenti al cardiopalma nel covo segreto della setta, nelle viscere delle montagne, riescono a mettere in fuga Sumankan e a distruggere la sua setta.

La trama della Tigre Nera sembra inizialmente una di quelle consuete: una setta criminale con adepti esotici per il Far West – tipica per il periodo di Claudio Nizzi – apparentemente destinata a non lasciare particolare traccia nella saga texiana. S’impone in realtà un cattivo a tutto tondo, le cui origini richiamavano chiaramente quelle del Sandokan creato da Emilio Salgari nel suo celebre ciclo di romanzi Indo-Malese della fine dell’Ottocento. Sumankan è in fondo la versione negativa della Tigre della Malesia, con un destino più sfortunato, tanto da dover abbandonare i mari del sud per riparare negli Stati Uniti, in un esilio continentale. A colpire è la storia personale di Sumankan ma anche la sua determinazione nel cercare la sua vendetta personale, nonostante i suoi piani irrealizzabili.
La fuga rocambolesca della Tigre Nera nel n.384 non poteva quindi che essere il preludio ad un suo prossimo ritorno, che si concretizza nel settembre 1997 con Il ritorno della Tigre Nera, storia in tre albi (dal n. 443 al n.445) con i testi ovviamente di Claudio Nizzi e le matite di Fabio Civitelli, che sostituisce Claudio Villa, impegnato all’epoca a realizzare le innumerevoli copertine assegnategli dalla casa editrice.
Dal Colorado la scena si sposta a New Orleans, dove Tex e Carson – questa volta affiancati da Kit e Tiger – arrivano in soccorso dello sceriffo Nat Mc Kenneth, alle prese con una serie di delitti che coinvolgono alcuni uomini d’affari della Louisiana. Già durante il viaggio in battello i quattro pards assistono ad un omicidio perpetrato da un adepto della setta rediviva. Il modus operandi della Tigre Nera è sempre il medesimo, come la capacità di Sumankan di travestirsi e cambiare di identità.

Da sottolineare il momento in cui Sumankan si accorge – sorpreso – di ritrovarsi di fronte nuovamente Tex e Carson, che diventano per lui una vera e propria ossessione, nonostante questa volta possa affrontarli contando su nuovi e potenti alleati: potenti stregoni voodoo, la bella Lohana e Omoro, in grado di evocare Baron Samedi, il temibile e arcano Signore dei Cimiteri.
Ai disegni Civitelli non fa rimpiangere Villa, con un tratto meno dinamico ma sicuramente più elegante: le sue tavole in bianco e nero danno un tocco in più alla storia e alla svolta horror, con l’arrivo perfino degli zombi. Particolarmente impressionante la scena del loro risveglio, ma tutte le sequenze ambientate nelle paludi sono da applausi.
Nonostante il cambio di ambientazione e di tematica, l’esordio di nuovi comprimari e la notevole autocitazione di copertina di Claudio Villa che riprende il n.1 di Dylan Dog, la storia all’epoca rappresentò una mezza delusione rispetto alla precedente, a partire dalla sua lunghezza (solo due albi e mezzo). Si iniziano in quel periodo a intravedere gli stilemi narrativi che Nizzi utilizzerà sempre più spesso nella sua gestione della collana, dopo la crisi di iperproduzione di metà anni ’90. Tex e Carson finiscono in trappola e vengono salvati da altri personaggi, con una narrazione non più così fluida a causa delle troppe spiegazioni messe a tutti i costi in bocca a tutti i personaggi.

Fuggito nella storia precedente, che si concludeva con la vendetta degli adepti del voodoo sui loro alleati bianchi, Sumankan riappare ne L’artiglio della Tigre, storia uscita in due albi nel 2009. I disegni passano ad Andrea Venturi, con il suo tratto dinamico e nervoso, mentre ovviamente i testi sono ancora di Nizzi, che purtroppo non realizza una storia particolarmente riuscita, perfettamente in linea con le trame infelici di quel suo lungo periodo di flessione. L’azione si sposta a San Francisco, dove il comandante della polizia Tom Devlin chiama in aiuto Tex e Carson proprio per sconfiggere la ricostituita setta della Tigre Nera e i piani di Sumankan, affiancato da Lohana, ormai divenuta la sua compagna. Una storia che assomiglia troppo alla prima avventura, con i consueti intrighi e travestimenti e che teoricamente sarebbe dovuta essere molto differente: nel progetto originale di Nizzi, rifiutato dalla casa editrice, Tex e Sumankan sarebbero dovuti finire per diventare alleati in lunga avventura che li avrebbe trascinati fino nel Borneo.

Con il sostegno dei soliti complici americani, destinati ad essere sacrificati alle prime difficoltà dato che costituiscono il punto debole della setta, Sumankan è riuscito in questa occasione a costituire un florido commercio di oppio, approfittandosi della comunità cinese e partendo dall’evocativa Valle del Fiore Rosso.
La scena più interessante della storia è il confronto finale tra Sumankan e Tex, con il primo che non capisce perché il ranger non combatta al suo fianco, viste le ingiustizie che ha subìto e conoscendolo come un difensore degli oppressi.
Venturi ha un tratto molto differente sia da Villa che da Civitelli, ma rimane comunque ottimamente in scia, illustrando magistralmente il quartiere cinese di Frisco con vertiginosi inseguimenti e i maestosi nascondigli segreti della Setta, a partire dalla Valle del Fiore Rosso. A mancare in questa storia sono soprattutto i due protagonisti, Tex e Carson, che non fanno una bella figura: entrambi vengono catturati da Sumankan e anche nello scontro finale è Devlin ad uccidere inequivocabilmente La Tigre Nera.

L’ultima apparizione (per ora) della Tigre Nera è nella lunga storia apparsa da ottobre 2023, La Tigre colpisce ancora, per i testi di Mauro Boselli e i disegni di Andrea Venturi, lunga ben 4 albi. La sostituzione alla sceneggiatura del creatore Nizzi con il curatore della testata Boselli rappresenta decisamente una sorpresa, con quest’ultimo che si occupa dei personaggi creati da un altro sceneggiatore e che sembra quasi sviluppare le idee che a Nizzi furono bocciate nel precedente episodio, con lo sbarco di Tex e pards in Borneo.
Sumankan viene fatto resuscitare con un espediente narrativo non particolarmente brillante (e parzialmente incongruente con quanto visto nella storia precedente), facendolo riapparire sulla costa della baia di San Francisco con l’intenzione di imbarcarsi per il Borneo a riconquistare il suo trono, usurpatogli anni prima. Sulle sue tracce ci sono Tex e i suoi pards, che hanno capito che il corpo ritrovato alla fine della precedente avventura non era quello del loro irriducibile nemico.

L’azione si sposta in Louisiana, dato che – sorvegliando Lohana – gli agenti della Pinkerton comandati da MacParland sperano di riuscire a rintracciare la Tigre Nera. Grazie alle stregonerie voodoo, Sumankan sfugge a tutte le trappole ordite da Tex, dall’agenzia Pinkerton e dallo sceriffo Mac Kenneth, con i quattro pards che riescono soltanto a sconfiggere gli adoratori del voodoo. Dopo una breve capatina a Panama e in Nicaragua, in treno, Tiger assiste impotente al rapimento di Kit Willer da parte di Sumankan che, diretto verso il Borneo, ricatta Tex – inutilmente, of course – intimandogli di non seguirlo se vuole rivedere vivo suo figlio.
Il protagonista della vicenda è ovviamente Sumankan, che ha il tempo di rivelare tutto il suo drammatico passato spiegando come ha perso il proprio regno a favore dell’usurpatore Rajah Bianco, favorito dal colonialismo olandese. E proprio con il Rajah Bianco saranno costretti a stipulare un ambiguo accordo Tex, Carson e Tiger sperando di riceve l’appoggio che consentirebbe loro di liberare Kit dalla prigionia della Tigre Nera, arrivando a divenire istruttori delle malandate truppe indigene.
Nel frattempo Kit, dopo svariati tentativi di fuga tra i tagliatori di testa Dayachi, si lega in un rapporto di sincera amicizia con Daniel Silva, il figlio di Sumankan, destinato a succedergli a conclusione dell’albo, a liberazione della sua gente avvenuta.
Una storia intricata, con qualche lungaggine di troppo e dal finale concitato e affrettato, con l’apparizione di tanti personaggi storici di Tex e qualche richiamo alle storie di un tempo – a partire dal rapimento di Kit, che ci ha fatto venire in mente la monumentale San Francisco / Lotta sul mare. Il disegnatore Venturi realizza la lunga avventura, raddoppiando il suo impegno e affrontando nuove impegnative ambientazioni, pienamente salgariane.
È veramente terminata la saga della Tigre Nera o ci sarà spazio per una possibile storia futura con il ritorno di Daniel, legittimo erede del titolo? In fondo tutti credevamo che la storia fosse già terminata con il terzo episodio e con la morte di Sumankan, quindi i lettori possono aspettarsi qualsiasi sorpresa.
In chiusura vogliamo segnalare anche questo articolo in cui analizzavamo in profondità il legame e un possibile confronto tra Tex e Sandokan, che cita anche la celebre storia di Tex contro i Thugs realizzata da Nizzi & Galep, altro notevole esempio di ricorso a temi salgariani in Tex.
