Dal Comicon 2025:
“Magica Trentenne”

Nel manga postmoderno di maghette non c'è orrore lovercraftiano che possa competere con la maggiore età

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Allo scoccare del nuovo millennio, uno dei generi autoctoni del manga, il manga di maghette (o “majokko”) inventato nientedimeno che dal “Fondatore/Dio del Manga” Osamu Tezuka con Melmo/Mamaa-chan (noto da noi come I bonbon magici di Lilli), viene completamente stravolto da una reinterpretazione postmoderna che, tra le altre cose, evidenzia come – esattamente come fece Evangelion con i “robottoni” – questa trovata che i ragazzi debbano combattere e mettere in gioco la loro vita per risolvere problemi quasi sempre causati da poteri “adulti” non fosse poi questa idea geniale.

Dopo Puella Magi Madoka Magica, le maghette si trovarono ad affrontare orrori molto più “terreni” come il PTSD, gli stalker, vari tipi di dipendenza, mentre gli orrori ultraterreni diventavano in molti casi più lovercraftiani e violenti.

Ma a mio parere nessun autore era arrivato agli abissi di crudeltà a cui si spinge Yume Sakura nel far affrontare – alla sua ingenua e pacifica protagonista Yoko Hoshi – l’orrore definitivo per una maghetta.
Avere 35 anni.

Ok, in realtà ho barato e l’orrore procede in senso inverso: Yoko è una trentacinquenne reclutata per sbaglio come “maghetta” dal classico “animaletto magico”. Il quale purtroppo è un lassista irresponsabile e approssimativo che non trova soluzione migliore al suo errore se non ricattarla ed obbligarla a presentarsi in pubblico in veste di paladina della giustizia, con il classico costume sgargiante che già appare bizzarro indossato da longilinee adolescenti di venti anni più giovani.

Da qui in poi la “maturità” della protagonista diventa il fattore inatteso che mette in crisi gli stereotipi del genere, quale ad esempio quello che vuole i primi avversari dell’eroina essere simulacri degli “adulti” e della loro arroganza, condiscendenza e violenza;  metafora – tracciata a pennarellone – dell’incomunicabilità generazionale. Ma quando il primo e terrificante avversario, adulto, si trova di fronte un’imbarazzata trentacinquenne ecco che, inevitabilmente, si comporta da persona educata e cerca di dissimulare l’enorme imbarazzo di scoprirsi entrambi fuori luogo, sotto gli occhi giudicanti degli astanti, la “gente comune”, adulti anch’essi.
La “logica” prosecuzione di questa disparità percettiva sarà che, al successivo scontro con una giovanetta dodicenne completamente ignara di queste sottigliezze e perfettamente a suo agio nel ruolo, verrà pestato a sangue.

Disegnato con competenza, sebbene con un tratto un po’ anonimo, e sceneggiato con il giusto gusto, Magica Trentenne edito da Musubi Edizioni sembra proseguire quel filone animato da autori che si rendono conto che c’è un pubblico “cresciuto” che non disdegna di continuare a seguire i generi “adolescenziali”.
Al contrario però di Kaiju n.8, che del genere abbracciava le convenzioni semplicemente mettendo un “adulto” nel ruolo del protagonista shonen, questo titolo decide di esserne la commedia dissacrante e in questo potrebbe avere il suo limite, rischiando di esaurire in fretta gli stereotipi da parodiare.
Ma dal momento che siamo ancora agli inizi, direi che quest’opera – che ho scoperto durante la mia visita a Comicon Napoli 2025 – merita almeno un assaggio da chi apprezza queste rivisitazioni postmoderne.

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Luca Cerutti

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