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Oscar Mondadori n.463 “L’alfabeto preistorico di B.C.”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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L’Oscar Mondadori di cui ho parlato nel mio articolo precedente presentava una serie di strisce rimontate in verticale, catalogate in ordine alfabetico dai curatori Fruttero & Lucentini che iniziavano così la loro introduzione:
“Come l’Alfabeto preistorico di B.C., del quale è l’indispensabile complemento, Il pazzesco mago Wiz si presenta oggi ai lettori degli Oscar in un’accuratissima edizione critica, fondata su una distribuzione rigorosamente alfabetica della ricca materia.”

Da lì avevo quindi scoperto che lo sceneggiatore di Wiz, Johnny Hart, era anche l’autore completo di un altro fumetto umoristico ambientato nella preistoria, pubblicato negli Oscar nel 1973… e decisi quindi di procurarmi anche quel volume, visto che l’interpretazione del reame di Id e di “un medioevo molto vicino alla realtà dei giorni nostri” (tanto per autocitarmi, come faccio spesso) mi era piaciuta assai. Le mie ricerche sulle bancarelle di fumetti usati, però, ebbero successo solo un paio d’anni dopo.

Un paio d’anni in cui avevo letto fumetti di tutti i tipi e che, forse, mi resero un pochino più “critico” verso la coppia di curatori e verso l’ironia che trasudava nella loro introduzione, in cui faceva bella mostra un attacco ai miei amati Peanuts (o forse alla rivista che li pubblicava…) e un’autocelebrazione quasi trionfalistica che mi avevano indisposto prima ancora di iniziare a leggere il volume.

Fatto sta che le strisce di B.C., pur in alcuni casi spassose, mi sembrarono di livello inferiori a quelle di Wiz: ma è anche vero che, se avessi letto PRIMA queste avventure ambientate in “una preistoria molto vicina alla realtà dei giorni nostri” (incluse le battute al limite del body shaming), il mio giudizio sarebbe stato forse diverso… ma è anche vero che l’artificio dell’elenco alfabetico era davvero tirato per i capelli, visto che i titoli erano spesso semplici onomatopee – crash, gronk, hop, kick, whak, zot eccetera eccetera – e che i rari casi in cui le strisce erano proposte in sequenza (ad esempio, quelle dedicate alle lentiggini di B.C. proposte in calce all’articolo) non riuscivano a creare quei tormentoni che avevo imparato ad amare in altri fumetti.
Rinunciai quindi a procurarmi altre raccolte di B.C., “riscoprendolo” come meritava solo molti anni dopo.

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