Come già mi era successo per l’Oscar Mondadori dedicato a Mort Cinder, questo volume mi capitò in mano visitando una bancarella di libri usati ad una Festa dell’Unità intorno alla metà degli anni ’70. Lo sfogliai velocemente, attratto dall’illustrazione a colori e dalla presentazione in quarta di copertina (tratta dall’introduzione di Claudio Bertieri e Florenzo Ivaldi)… ma il mio primo impatto con Hugo Pratt non fu entusiasmante e – come successo per il capolavoro di Oesterheld & Breccia – finii per lasciare lì il volume, che avrei letto soltanto alla fine del decennio e dopo aver scoperto Corto Maltese.
A posteriori, non c’è dubbio che si trattò per me di un’occasione perduta: le quattro storie contenute in questo Oscar, che ruotavano intorno alle avventure di Ann y Dan (come da titolo dell’originale, pubblicato in Argentina alla fine degli anni ’60: si veda questo curatissimo approfondimento), costituivano la prima opera di Pratt come autore completo e non da “semplice” sceneggiatore o disegnatore.
Soprattutto, persi l’occasione di vedere all’opera un comprimario decisamente particolare, Luca Zane, “un giovane marinaio italiano, anzi veneziano, ex contrabbandiere e ora al comando di un battello fluviale dal nome Vanità dorata“… vi dice qualcosa questa descrizione? 🙂
Battute a parte, Anna nella jungla avrebbe meritato maggiore attenzione da parte mia, ma il primo impatto con i disegni di Pratt fu decisamente un buco nell’acqua: non riuscivo ad apprezzare il suo tratto particolare e questo mi frenò (finii per acquistare un altro Oscar di tipo completamente diverso: Il pazzesco mago Wiz, di cui ho parlato qui).
Avrei rivalutato solo in séguito quelle storie imbevute di classica avventura per ragazzi, piene di azione e colpi di scena, ambientate in un’Africa la cui descrizione trovava linfa nei ricordi dell’autore, che visse in Etiopia dal 1937 al 1943.
Un esordio “in solitaria” davvero positivo.
L’approfondimento dedicato ad Anna nella jungla
